G. S. Nuova Oregina Genova  
 
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Fabio G. Mori
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La Scuola Calcio

 

 
 

che cosa e' la SCUOLA CALCIO

L’attività calcistica giovanile viene regolata tenendo presente in maniera prioritaria quanto riportato dalla Carta dei diritti dei ragazzi allo Sport (Ginevra 1992 – Commissione Tempo Libero O.N.U.) in appresso indicata, alla quale si dovrebbe guardare con particolare attenzione in modo che il ragazzo/a abbia:

  • IL DIRITTO DI DIVERTIRSI E GIUOCARE;
  • IL DIRITTO DI FARE SPORT;
  • IL DIRITTO DI BENEFICIARE DI UN AMBIENTE SANO;
  • IL DIRITTO DI ESSERE CIRCONDATO ED ALLENATO DA PERSONE COMPETENTI;
  • IL DIRITTO DI SEGUIRE ALLENAMENTI ADEGUATI AI SUOI RITMI;
  • IL DIRITTO DI MISURARSI CON GIOVANI CHE ABBIANO LE SUE STESSE POSSIBILITA’ DI SUCCESSO;
  • IL DIRITTO DI PARTECIPARE A COMPETIZIONI ADEGUATE ALLA SUA ETA’;
  • IL DIRITTO DI PRATICARE SPORT IN ASSOLUTA SICUREZZA;
  • IL DIRITTO DI AVERE I GIUSTI TEMPI DI RIPOSO;
  • IL DIRITTO DI NON ESSERE UN CAMPIONE.

Il Settore Giovanile Scolastico ritiene che il rispetto di questi diritti faciliti il lavoro degli istruttori nel creare un contesto educativo che consideri gli equilibri psico-fisici, sociali e culturali attraverso una formazione tecnica. Ciò consente al bambino/a di potersi esprimere senza paura di sbagliare, sperimentando nuove risorse espressive per realizzare la sua maggior aspettativa: quella di divertirsi giocando al calcio non rinunciando al “sogno” di raggiungere un traguardo.

Il Settore Giovanile e Scolastico pianificando i programmi delle attività di base, intende promuovere la pratica calcistica giovanile attraverso un corretto e graduale avviamento del bambino/a al giuoco del calcio.
Ciò significa cercare di educare il bambino/a alla pratica sportiva, di sviluppare adeguatamente la funzionalità motoria e favorire l’evoluzione psicologica. Tutto questo attraverso un’attività prevalentemente ludica svolta in un ambiente sano che lo ponga al centro del progetto didattico-sportivo, senza trascurare lo sviluppo di capacità ed abilità tecniche. Infatti, durante il periodo dell’attività di base, dai sei ai dodici anni, diverse sono le finalità che debbono essere perseguite. Le gestualità tecniche del calcio e le varie applicazioni nel giuoco dovranno essere apprese tenendo conto che: il calcio non è solo obiettivo primario, ma è fondamentale che esso rappresenti uno strumento educativo a carattere polivalente. In altre parole, attraverso il calcio i bambini/e cresceranno sia sul piano tecnico-coordinativo sia su quello delle relazioni sociali e dello sviluppo psicologico.
Proprio per questo riteniamo indispensabile facilitare, rinforzare e sviluppare il collegamento con la scuola.
Quindi in un processo che va dalla alfabetizzazione motoria all’acquisizione delle varie abilità tecniche del calcio, scarsa rilevanza dovrebbero assumere tutte quelle pratiche di insegnamento-addestramento che prevedono la riproduzione di modelli di allenamento caratteristici degli adulti. Non si dovrà quindi assolutamente preconizzare la formazione tattica nel senso rigido e significativo, né dedicare eccessiva attenzione all’allenamento delle qualità fisiche, essendo consapevoli che lo stato biologico di questa delicata fase evolutiva, oltre a creare pericoli di sovraccarico, non permette che minimi adattamenti funzionali. E’ meglio infatti riservare al periodo dell’attività di base una serie di proposte che migliorino la coordinazione neuro-motoria sia generale che specifica del calcio.
Anche l’U.E.F.A., riunitasi in più occasioni con tutte le Federazioni calcistiche associate, nel trattare argomentazioni che riguardano il calcio giovanile e di base in particolare, sottolinea ampiamente tali concetti espressi nella carta dei diritti, e per darne più significato li evidenzia in una sorta di decalogo che riteniamo utile proporre:

  • IL CALCIO E’ UN GIUOCO PER TUTTI
  • IL CALCIO DEVE POTER ESSERE PRATICATO DOVUNQUE
  • IL CALCIO E’ CREATIVITA’
  • IL CALCIO E’ DINAMICITA’
  • IL CALCIO E’ ONESTA’
  • IL CALCIO E’ SEMPLICITA’
  • IL CALCIO DEVE ESSERE SVOLTO IN CONDIZIONI SICURE
  • IL CALCIO DEVE ESSERE PROPOSTO CON ATTIVITA’ VARIABILI
  • IL CALCIO E’ AMICIZIA
  • IL CALCIO E’ UN GIUOCO MERAVIGLIOSO
  • IL CALCIO E’ UN GIUOCO POPOLARE E NASCE DALLA STRADA…

In queste affermazioni, riportate per altro su un documento video ufficiale, richiama l’attenzione circa i modelli educativi a cui si devono riferire tutte le attività promosse, organizzate e praticate nei Settori Giovanili. Negli intendimenti UEFA, di estrema rilevanza è considerato il ruolo del calcio come agente efficace di integrazione sociale ed è per questo che invita le Federazioni a porsi il problema “recupero del calcio di strada (grassroots football), soprattutto come filosofia di fondo alla didattica applicata.
 

ATTIVITA’ UFFICIALE CATEGORIE DI BASE
Secondo quanto stabilito congiuntamente dal Settore Giovanile e Scolastico e dal Settore Tecnico, l’attività praticata nelle “Suole Calcio” deve interessare i ragazzi di ambo i sessi di tutte e tre le fasce d’età:

  • 6/8 anni - 1ª fascia - Categoria “Piccoli Amici”
  • 8/10 anni - 2ª fascia - Categoria “Pulcini”
  • 10/12 anni - 3ª fascia - Categoria “Esordienti”
 
  IL SETTORE GIOVANILE, LA SCUOLA CALCIO E LA SUA ORGANIZZAZIONE

Il settore giovanile delle società di calcio esiste per favorire la formazione dei GIOVANI CALCIATORI. Questo non è il solo scopo, in quanto la Scuola Calcio si pone degli obblighi morali nei confronti dei bambini. La crescita di questi ultimi deve avvenire in modo sano e secondo seri principi morali per far formare non solo dei buoni calciatori ma soprattutto delle persone corrette, leali e responsabili, capaci di riconoscere non solo le regole del campo di calcio ma anche quelle poste dalla società in cui si vive.

La Scuola Calcio è una particolare fascia dove si distinguono tre categorie:

  • PICCOLI AMICI: svolgono attività puramente ludica vista la tenera età (da 6 a 8 anni). Il calcio e le prime esercitazioni sono introdotte sotto forma di gioco così come lo sviluppo delle abilità e capacità motorie.

  • PULCINI (8/10 anni): oltre ad esercitazioni per migliorare la tecnica e le capacità motorie già acquisite in precedenza, si inseriscono anche esercitazioni più complesse, in relazione alla crescita sia fisica che calcistica. In questa categoria vengono fatte svolgere le prime partite, i giochi a confronto per misurarsi non solo sulle basi dell'incontro di calcio ma anche dal punto di vista della tecnica calcistica.

  • ESORDIENTI (10/12 anni): in questa categoria sono già consolidate le capacità motorie che comunque vanno allenate per migliorarle. Le capacità calcistiche tecniche e tattiche non devono essere tralasciate, in quanto le aprtite diventano dei confronti agonistici. le nuove regole della categoria, l'arbitro ufficiale (anche se un genitore), giocare sul campo "dei grandi" fanno si che i giovani calciatori si sentano maggiormente responsabilizzati nell'ambito della partita.

Perchè il settore Giovanile sia funzionale è necessaria una buona struttura organizzativa: principalmente ci deve essere stabilità all'interno della società: il progetto che riguarda il Settore Giovanile richiede tempo ed i risultati tangibili si possono ottenere da un periodo che va dai tre ai cinque anni di lavoro continuativo in un gruppo solido, affiatato e che gode di piena fiducia da parte del sodalizio calcistico.

Il RESPONSABILE del SETTORE GIOVANILE è una persona qualificata, preparata, esperta e competente. E' colui che delinea il PROGETTO TECNICO, sceglie il PERSONALE QUALIFICATO, tiene i rapprti con ISTRUTTORI, GENITORI, ALLIEVI, FEDERAZIONE, ENTI LOCALI, SCUOLA.

Gli ISTRUTTORI che operano nelle Scuole Calcio sono da ricercare tra gli ALLENATORI DI BASE, formati dai corsi F.I.G.C. e tra gli INSEGNANTI DI EDUCAZIONE FISICA. Gli Istruttori dovranno comunque essere dotati di buona comunicabilità, di pazienza e di motivazione per seguire i bambini e la loro crescita. L'attività da svolgere è prevalentemente a scopo ludico: il gioco è uno dei bisogni primari dei bambini, per aiutarli a socializzare, relazionarsi con se stessi e con glia ltri, per la formazione della personalità, per la collaborazione con i compagni, per imparare a rispettare gli avversari, favorendo cosi lo sviluppo delle capacità motorie ed intellettive.

I DIRIGENTI sono coloro che offrono il loro tempo, le loro capacità per fare in modo che si realizzino i progetti societari.

I GENITORI sono importanti per gli stimoli che possono offrire ai figli che praticano sport: incoraggiamenti ed utili consigli fanno crescere lo sportivo con sani principi morali ed etici, con il rispetto delle regole del FAIR-PLAY. L'importante è che i genitori non siano troppo oppressivi e che non intervengano insistentemente nella vita della squadra e nella vita della società. Il genitore non deve fare troppo pressioni psicologiche sul rendimento sportivo; è importante anche che i genitori non riversino sui figli le proprie aspettative mai realizzate.

La formazione di un giocatore si compie attraverso il superamento di "gradini" (STEP) che si sviluppano per mezzo di una serie di cicli di lavoro strutturati in modo che uno sia la naturale prosecuzione dell'altro. Non è possibile raggiungere alti livelli se non si sono apprese, stabilizzate ed integrate tra loro le abilità di ogni singolo ciclo.

Uno dei punti fondamentali è la programmazione a lungo termine: si devono stabilire e  definire in modo preciso quali sono gli obiettivi prioritari da conseguire nei diversi periodi. Gli apprendimenti si sviluppano dal "saper fare" individuale e si compongono di "difficoltà" che aumentano in relazione all'età del soggetto e che dipendono dallo sviluppo della motricità di base e dalla motivazione ad apprendere dell'allievo. Niente può sostituire l'osservazione continua e costante dll'istruttore, perchè nessuno può definire in anticipo quali sono le capacità future di un giovane atleta. La valutazione iniziale deve essere la predisposizione naturale di un istruttore. Non è corretto rapportarsi ad un ciclo senza aver preso coscienza dell'intero percorso didattico-formativo generico e specifico dell'allievo. E' inoltre riduttivo per un istruttore considerarsi istruttore di una singola categoria biennale (PICCOLI AMICI, PULCINI, ESORDIENTI, ...) poichè le proprie conoscenze devono andare oltre ed espandersi nell'intero ciclo formativo.

Non si devono possedere solo conoscenze di tipo tecnico-tattico ma anche ed in modo più particolareggiato, motorie e psico-pedagogiche. per ogni categoria si devono prendere in esame: gli obiettivi didattici ed educativi da realizzare nella relativa fascia d'età, la traccia del lavoro annuale, lo sviluppo operativo realizzato in microcicli e la scheda di osservazione che permette di valutare l'andamento del lavoro.

  • PROGRAMMAZIONE ANNUALE si sviluppa in UNITA' DIDATTICHE (U.D.) nelle categorie Piccoli Amici, Pulcini, esordienti.

  • La categoria PICCOLI AMICI si contraddistingue per l'attività generale e polivalente: per questo è meglio sviluppare delle proposte in modo elastico e libero, facilmente adattabili alle situazioni operative.

  • Nelle categorie PULCINI ed ESORDIENTI ci sono le basi del "saper fare" individuale e collettivo, che nelle fasi successive si arricchiscono di nuovi particolari e sfumature.

  • Nelle varie U.D. si darà rilievo al "saper fare" collettivo, a cui si associano le capacità individuali, dedicando il tempo necessario alle componenti della preparazione calcistica: capacità motorie, tecniche e tattiche.

  • Per ciò che riguarda il ruolo del PORTIERE si dovrà riservare uno spazio opportunamente studiato all'interno della seduta allenante: Succede spesso che dopo l'allenamento di squadra il portiere si trova in posizione svantaggiata, perchè costretto a lavorare da solo, con calo di stimoli, di tensione e con momenti di inattività fisica. Solo negli ultimi periodi alcune società si sono interessate al ruolo del portiere, affiancando all'allenatore il preparatore dei portieri, che si occupa della crescita tecnica e tattica dei giovani che si avvicinano a questo bellissimo ma delicato ruolo.

Nell'evoluzione dei giovani calciatori, l'azione dell'allenatore dovrà offrire agli allievi il maggior numero di opportunità didattiche per accrescere il loro patrimonio motorio. la capacità didattica dell'insegnante-educatore-allenatore, è quella di mettersi in sintonia con i propri giocatori.

I VALORI DELLA SCUOLA CALCIO

INDIRIZZO EDUCATIVO

L'insegnamento del gioco del calcio offre agli adulti che seguono i giovani calciatori varie opportunità di "insegnare lezioni di vita" ed esempi positivi da imitare. I ragazzi che vanno al campo hanno bisogno di "divertirsi ed imparare". Questi bisogni devono essere tenuti in considerazione da dirigenti, tecnici e genitori. Il solo "fare calcio" non è educativo. Tutti i momenti vissuti con i compagni sono altamente formativi: gioiosi ma anche ricchi di aspetti di crescita personale.

L'esperienza calcistica in alcuni momenti investirà il bambino in modo anche più intenso di quella scolastica coinvolgendolo nella sua globalità psico-fisico-cognitiva.

I giovani calciatori hanno le seguenti opportunità educative:

  • rispettare regole, avversari e compagni, sviluppare l'attenzione, rendersi utile

  • dare il meglio di se, non sentirsi mai arrivati

  • saper accettare i limiti propri e dei compagni

  • capire l'importanza dell'umiltà e della generosità

IL VALORE FORMATIVO DEL GIOCO

Nella formazione dell' uomo il gioco viene prima del lavoro:  ha grande valore nello sviluppo della personalità ed alto significato pedagogico. Il gioco inteso come piacere, divertimento, espressione libera e ludica della personalità ed è un bisogno primario del ragazzo.

il valore formativo del gioco realizza e sviluppa alcuni fondamentali obiettivi educativi:

  • favorisce la socialità e la collaborazione con i compagni ed il rispetto degli avversari

  • permette al ragazzo di manifestare a propria " reale e spontanea " personalità

  • favorisce lo sviluppo delle capacità motorie

  • sviluppa le capacità intellettive, richiedendo continui adattamenti a nuove situazioni (processo di formazione del pensiero tattico)

Facendo giocare i ragazzi, l'istruttore, educatore compie una parte essenziale nella formazione globale del giovane.

AGONISMO, VIOLENZA E FAIR PLAY

La competizione è il confronto come occasione di misurare le proprie abilità, rapportandole a quelle degli altri. L'agonismo sfrutta la competizione per manifestare un desiderio interiore, spesso esagerato, di raggiungere l'altro atleta impegnato nel confronto. Gli eccessi si trasformano in fatti negativi come l'inganno, la scorrettezza, la provocazione dell'avversario. Da questo nasce il bisogno di imporsi delle regole etiche e morali di comportamento che caratterizzano la pratica dello sport giovanile. L'agonismo stimolato con equilibrio e naturalezza è una componente non trascurabile: il bambino coinvolto nel gioco, si impegna già per dare il meglio di sè. E' poi compito dell'istruttore stimolare in modo naturale la competizione, intervenendo se si superano dei livelli considerati pericolosi.

LE REGOLE DEL FAIR PLAY

  • Fare di una gara un momento privilegiato di incontro e di festa con i coetanei

  • adattarsi alle regole ed allo spirito del gioco

  • Rispettare gli avversari così come vogliamo sentirci rispettati

  • Accettare le decisioni dell'arbitro sapendo che, come i giocatori, ha diritto all'errore anche se fa di tutto per non commetterlo

  • Evitare la cattiveria, le aggressioni nelle azioni di gioco e nelle parole

  • Non usare artifizi e inganni per ottenere il successo

  • Tenere un atteggiamento dignitoso ed equilibrato nella vittoria come nella sconfitta

  • Prestare soccorso ad ogni giocatore ferito o comunque favorirlo

  • Essere un ambasciatore della lealtà sportiva, perseguendo con il proprio comportamento i principi elencati

I GENITORI

Il giovane che sceglie di impegnarsi in qualsiasi sport merita rispetto e stima da parte dei genitori i quali lo dovranno stimolare ed incoraggiare, facendo comprendere che lo sport è divertimento, voglia di stare insieme, senza gelosie o false ambizioni, di ostacolo alla crescita sportiva e di individuo.

Tra i sei ed i quattordici anni, il genitore di solito assiste alla pratica calcistica de figlio. A volte i genitori sono protagonisti di situazioni spiacevoli, che creano problemi ed ostacoli per una attività sportiva serena. Chi osserva attentamente un incontro di settore giovanile si rende conto che il vero protagonista delle partite è il genitore: è il più carico di tensioni, si dispera se la squadra sbaglia un tiro in porta, esulta per la segnatura di una rete,... Il bambino rimuove quasi subito l'errore o la sconfitta, dispiaciuti solo per l'idea di dover ascoltare una "predica" quando arriverà a casa. Al genitore può capitare inconsciamente di vedersi realizzato attraverso il proprio figlio, proiettando su di lui i desideri che non è riuscito a realizzare da giovane.

I genitori sono convinti di farlo per il bene dei figli, ma possono arrivare a condizionare negativamente il rendimento, alterando lo sviluppo psicologico del ragazzo.

L'attività sportiva è uno dei mezzi migliori per maturare e crescere: lo sport spinge il giovane ad impegnarsi, a migliorare, a mettersi alla prova, stringendo rapporti sociali, comprendendo il sacrificio e l'umiltà, assumendosi delle responsabilità e diventare membro di una collettività dove esistono diritti e doveri.

LE "REGOLE" PER IL GENITORE DEL GIOVANE CALCIATORE

  • Stimolare ed incoraggiare la pratica sportiva lasciando che la scelta dell'attività sia fatta dal bambino

  • Instaurare un giusto rapporto con l'allenatore per fare in modo che al bambino arrivino segnali coerenti dagli adulti di riferimento

  • Lasciare che il bambino sia libero di esprimersi in allenamento ed in agra, educandolo così all'autonomia

  • Non esprimere giudizi sui compagni o fare paragoni: è una delle situazioni più antipatiche che si possano verificare tra i grandi ed i piccoli

  • Evitare i rimproveri a fine gara. Dimostrarsi invece interessati a sapere come vive i vari momenti della gara ed evidenziare eventualmente i miglioramenti. Aiutarlo a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle sue capacità

  • Offrire più opportunità per una educazione sportiva globale: rispetto degli impegni e delle priorità (scuola), dei propri indumenti, degli orari, dei compagni, delle autorità, dell'igiene personale. Il genitore deve cooperare con l'allenatore per raggiungere questi obiettivi

  • Essere presenti non solo fisicamente nei momenti di difficoltà: incoraggiare, sdrammatizzare, far capire gli aspetti positivi, salvaguardare il benessere psicologico del bambino

  • Avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto al risultato. Saper perdere è molto più difficile ed importante di saper vincere. Nello sport e nella vita non ci sono solo vittorie e dopo una caduta è importante sapersi rialzare

ORGANIZZAZIONE SOCIETARIA

La caratteristica essenziale per una società sportiva è la stabilità nel tempo: lavorando per uno scopo comune, con gli stessi uomini e con un determinato periodo, si potranno utilizzare al meglio le risorse a disposizione.

La professionalità di chi opera nel settore giovanile, deve essere un punto di partenza per operare nella società. Tutto ciò che si compie è svolto in funzione dei bambini: si deve agire, pensando prima alla crescita della persona e poi alla formazione di un buon giocatore di calcio.

LE FIGURE DIRIGENZIALI

I DIRIGENTI

Sono l'ossatura della società: i dirigenti mettono a disposizione il loro tempo, lavoro e mezzi di trasporto. In alcune società si trovano dirigenti che si auto-coinvolgono in modo superficiale, non tenendo conto dell'influenza che possono avere nei confronti dei bambini. Una situazione imbarazzante è la figura del dirigente-genitore, che si impegna a svolgere questo ruolo in funzione del figlio giocatore della società, complicando a volte i rapporti tra l'allenatore ed il figlio-giocatore e tra i compagni di squadra nei confronti del figlio. Inoltre il dirigente-genitore è troppo coinvolto emotivamente in occasione delle gare.

IL RESPONSABILE TECNICO

La definizione del progetto ed il coordinamento delle attività, devono essere affidati ad una persona con adeguata competenza: il responsabile tecnico. Il compito del responsabile tecnico è quello di stabilire i programmi, scegliere i collaboratori, coordinare e controllare le attività degli istruttori: è la figura portante della "sezione sportiva" del settore giovanile. Il successo del settore si deve basare su un reale rapporto di collaborazione e stima, eliminando attriti gelosie e polemiche. il responsabile tecnico deve porsi l'obiettivo principale di creare la squadra di tecnici, allenatori, istruttori e collaboratori che operano in sintonia per raggiungere un obiettivo comune.

La presenza di insegnanti di educazione fisica e di istruttori preparati comporta il raggiungimento di due obiettivi importanti: la garanzia contro i pericoli di un precoce ed eccessivo agonismo ed il collegamento con il mondo della scuola.

IL PROGETTO TECNICO

E' il modello di riferimento creato dal responsabile tecnico per determinare i modi e le necessità organizzative per stabilire i tempi di esecuzione e le tappe intermedie per conseguire gli obiettivi che la società si è proposta.

La realizzazione del progetto tecnico si baserà su regole organizzative precise, fissate da un organigramma con competenze individuali ben precise. Un serio progetto tecnico si fonda su solide basi che prevedono uno sviluppo che va dai tre a i cinque anni.

Gli elementi caratterizzanti il progetto tecnico si individuano in:

  • analisi delle strutture sportive ed organizzative già esistenti

  • analisi dei quadri sociali esistenti (dirigenti, istruttori, allenatori, giocatori)

  • obiettivi sociali

  • definizione delle modalità e dei tempi di realizzazione

  • definizione dell'attività da svolgere: numero delle squadre da allestire e la loro relativa logistica

  • personale e risorse necessarie

SCELTA DEI COLLABORATORI

La società deve scegliere i propri collaboratori in assoluta libertà: deve metterli nelle condizioni di poter lavorare correttamente ed infondere loro fiducia. Gli istruttori devono lavorare per far crescere i ragazzi, per aiutarli a maturare ed insegnare loro a non lasciarsi andare alle prime difficoltà.

GESTIONE DELL'ATTIVITA'

L'attività del settore giovanile si differenzia in due fasce d'età:

  • dalla categoria Piccoli Amici alla categoria Esordienti si parla di attività di formazione iniziale

  • dalla categoria Giovanissimi alla categoria Juniores/Under 18 si parla di attività di specializzazione.

La programmazione del lavoro settimanale dovrà porre l'attenzione sul singolo individuo, sulla sua crescita e sulle modalità di esecuzione dei gesti tecnici. E' importante tenere un archivio periodicamente aggiornato, con le schede personali di ogni allievo, in quanto la valutazione obiettiva non è frutto di una singola gara o di una settimana di lezione ma di un periodo più esteso.

GESTIONE DEL PERSONALE

Gli istruttori e gli allenatori svolgono un lavoro di gruppo e devono agire in modo compatto ed unilaterale. Nella gestione del personale sono da ricordare i seguenti consigli:

  • Un istruttore non dovrebbe seguire per più di due/tre anni lo stesso gruppo come soggetto "guida" principale

  • è importante favorire il lavoro in coppia degli istruttori, anche se per brevi periodi per avere delle informazioni più dettagliate e viste da diversi punti di osservazione.

L'ABBANDONO PRECOCE

Con l'avvento delle scuole calcio si sono anticipati rispetto al passato i "tempi di reclutamento" ma si verificano anche più casi di abbandono precoce dell'attività.

Le cause fondamentali dell'abbandono precoce per motivi psicologici sono da ricercare tra:

  • cattivo rapporto allievo/allenatore

  • pochezza del gruppo sportivo

  • emarginazione subita rispetto al gruppo dei apri età

  • mancanza di successi, gratificazioni, progressi sportivi, con il relativo senso di frustrazione dell'autostima

  • attuazione da parte degli istruttori della specializzazione precoce

L'attività giovanile è caratterizzata dalla forma ludica, polivalente ed educativa. I giovani calciatori non devono migliorare solo l'aspetto tecnico, tattico ed agonistico ma deve essere curato anche lo sviluppo delle capacità cognitive, emotivo-affettive e motorie.

Una grave situazione è rappresentata dalla selezione effettuata dalle società di medio/alto livello, per allestire formazioni più competitive: questo non si verifica nelle società di paese o delle parrocchie. E' fondamentale che si rispettino la passione ed i sogni dei ragazzi, i quali si abitueranno a rendersi conto da soli delle differenze motorie rispetto ai compagni e da soli cercheranno un nuovo contesto per proseguire la loro attività preferita. In questo caso la ragazzo che manifesta la volontà di abbandonare ed ha militato fin da bambino nella stessa squadra, la società potrà offrire un posto da aiuto-allenatore o gli potrà fornire supporti per seguire l'attività dei bambini più piccoli.

Si evidenzia l'importanza centrale e indispensabile, di un centro fisioterapico, operante all'interno della struttura. Atto alla prevenzione, cura e recupero degli allievi del  centro. Di una sala medica con un dottore che sia sempre presente durante le lezioni. la presenza di uno psicologo che coadiuvi lo staff societario per migliorare il rapporto tra genitori, allievi e l'ambiente rasserenando così il discente.

PROGRAMMAZIONE DIDATTICA E METODOLOGIA DELLA SCUOLA CALCIO

Per praticare stabilmente un'attività sportiva a partire dai dieci anni in su, i ragazzi hanno bisogno di serie motivazioni e di un substrato educativo sportivo che abbia inizio intorno ai sei anni. Nasce così l'importanza di progettare una valida e adeguata programmazione didattica nell'ambito sportivo soprattutto giovanile. Tutto ciò permette di pianificare e razionalizzare gli interventi formativi sull'individuo in età evolutiva. per programmazione si intende una procedura composta dalle seguenti parti:

  • obiettivi educativi e didattici

  • requisiti di base

  • test d'ingresso

  • attrezzi e strumenti

  • contenuti o esercizi

  • verifica

  • valutazione

OBIETTIVI DIDATTICI PER FASCE D'ETA'

Età (anni) Categoria

Obiettivi didattici

6/8 anni - primi calci

conoscenza di se (miglioramento delle capacità senso-percettive). Vista, udito, tatto, senso dell'equilibrio ecc. e degli schemi motori di base: camminare, correre, saltare, rotolarsi, lanciare, calciare, ricevere, ecc.

8/10 anni - pulcini

padronanza corporea e collaborazione (capacità motoria)

dagli 8 ai 10 anni oltre a consolidare le precedenti, dovranno migliorare le capacità coordinative acquisite, più sicurezza nei movimenti e quindi, migliorare la collaborazione con i compagni

10/12 anni - esordienti

abilità motoria (polivalenza multilateralità) i ragazzi dai 10 ai 12 anni attraverso lavori multilaterali e polivalenti tenderanno a migliorare e consolidare le capacità coordinative con giochi a temi e di situazioni tipiche degli sport di squadra. E' bene osservare e correggere gesti tecnici specifici nel gioco del calcio. Avviarli alla conoscenza dei primi rudimenti di tattica individuale, di reparto e di squadra.

 

IL DIRIGENTE ARBITRO

 

Tuta o giacchetta colorata: un sorriso insieme al fischietto, i cartellini dimenticati nello spogliatoio, tanta umanità senza dimenticare l’obiettivo principale, quello di far divertire i giovani calciatori.

Queste le principali peculiarità del dirigente-arbitro, la figura che permette lo svolgimento di una miriade di partite ogni settimana. Di seguito evidenziamo le caratteristiche del ruolo sottolineando compiti e responsabilità.

Un sorriso non costa nulla e rende molto. Arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona. Non dura che un istante, ma il suo ricordo è talora perenne... Queste poche parole, tratte da una poesia sul “valore di un sorriso” di Padre Federico Faber, racchiudono tutti i consigli dei nostri esperti in merito all’arbitraggio delle gare dei giovani calciatori nelle categorie Esordienti e Pulcini.

Sorridere significa, appunto, regalare un momento di gioia ai piccoli atleti, creare un clima positivo e sereno durante un confronto e ricordare loro che il calcio è solo un giuoco. Quindi, ogni decisione presa dal Dirigente-Arbitro deve avere come principale veicolo di comunicazione questo semplice gesto che stempera le tensioni e le preoccupazioni di una gara vista dall’esterno come una finale di Champions League, ma che in realtà per i bimbi è solamente divertimento, voglia di stare insieme e correre spensierati dietro al magico pallone. Un sorriso durante l’appello, un sorriso dopo un fallo, un sorriso per un calcio di rigore, un sorriso nel momento di una spiegazione: questo il motto per un Dirigente-Arbitro. Il resto verrà di conseguenza.

Dopo aver sottolineato il miglior modo possibile di porsi nei confronti del calcio dei ragazzi, prenderemo in considerazione il comportamento del direttore di gara dentro e fuori il terreno di giuoco.

PRINCIPI

“Settanta per cento di umanità e trenta per cento di regolamento”: questo la base da cui partire.

Ogni arbitro non gestisce un potere ma esercita una garanzia! Significa che è il garante del Regolamento, non la persona deputata a punire. E questo vale ancor più con i ragazzi. I bambini sono come le piante: se ne possiedi una, la curi con amorevolezza, la leghi ad un tutore in modo da assicurarle uno sviluppo diritto…e lo stesso vale con i giovani virgulti calcistici. L’arbitro, in queste situazioni, è unicamente il tutore che li aiuta a divertirsi, facendo rispettare le regole ma con una certa comprensione. Questo non vuol dire lassista ma sensibile e pronto a capire le esigenze di un bambino desideroso solo di giocare. L’aspetto principale, dunque, rimane e sarà sempre il giuoco.

Divertimento e gioia al primo posto. Il direttore di gara non è la persona che punisce e fa rispettare in modo ferreo le regole, ma colui che è pronto ad aiutare i piccoli, spiegando anche le norme e facendole osservare con un sorriso. Il calcio non è solo uno sport, ma un fenomeno culturale attraverso il quale i giovani apprendono numerosi aspetti: c’è la socializzazione, le regole di un gruppo, la comunicazione con i pari età e…il regolamento del calcio. Attraverso il giuoco più amato si diventa grandi e si scopre la vita.

L’arbitro deve essere un esempio per i giovani, facendosi carico dei valori etici e morali indispensabili nella vita. Sempre imparziale, pronto ad educarli al rispetto delle regole utili alla loro crescita.

Per un arbitro è indispensabile la conoscenza del regolamento, ma la cosa più importante è il fatto di saper capire psicologicamente i ragazzi. Molti calciatori in erba sentono la partita, sono tesi e nervosi per un momento che dovrebbe essere solo ed esclusivamente di divertimento.

 PRIMA DELLA GARA

AL MOMENTO DELL’APPELLO