Il settore giovanile delle società di calcio
esiste per favorire la formazione dei GIOVANI CALCIATORI. Questo non è il
solo scopo, in quanto la Scuola Calcio si pone degli obblighi morali nei
confronti dei bambini. La crescita di questi ultimi deve avvenire in modo
sano e secondo seri principi morali per far formare non solo dei buoni
calciatori ma soprattutto delle persone corrette, leali e responsabili,
capaci di riconoscere non solo le regole del campo di calcio ma anche
quelle poste dalla società in cui si vive.
La Scuola
Calcio è una particolare fascia dove si distinguono tre categorie:
-
PICCOLI
AMICI: svolgono attività puramente ludica vista la tenera età (da 6 a 8
anni). Il calcio e le prime esercitazioni sono introdotte sotto forma di
gioco così come lo sviluppo delle abilità e capacità motorie.
-
PULCINI
(8/10 anni): oltre ad esercitazioni per migliorare la tecnica e le
capacità motorie già acquisite in precedenza, si inseriscono anche
esercitazioni più complesse, in relazione alla crescita sia fisica che
calcistica. In questa categoria vengono fatte svolgere le prime partite,
i giochi a confronto per misurarsi non solo sulle basi dell'incontro di
calcio ma anche dal punto di vista della tecnica calcistica.
-
ESORDIENTI
(10/12 anni): in questa categoria sono già consolidate le capacità
motorie che comunque vanno allenate per migliorarle. Le capacità
calcistiche tecniche e tattiche non devono essere tralasciate, in quanto
le aprtite diventano dei confronti agonistici. le nuove regole della
categoria, l'arbitro ufficiale (anche se un genitore), giocare sul campo
"dei grandi" fanno si che i giovani calciatori si sentano maggiormente
responsabilizzati nell'ambito della partita.
Perchè il
settore Giovanile sia funzionale è necessaria una buona struttura
organizzativa: principalmente ci deve essere stabilità all'interno della
società: il progetto che riguarda il Settore Giovanile richiede tempo ed i
risultati tangibili si possono ottenere da un periodo che va dai tre ai
cinque anni di lavoro continuativo in un gruppo solido, affiatato e che
gode di piena fiducia da parte del sodalizio calcistico.
Il
RESPONSABILE del SETTORE GIOVANILE è una persona qualificata, preparata,
esperta e competente. E' colui che delinea il PROGETTO TECNICO, sceglie il
PERSONALE QUALIFICATO, tiene i rapprti con ISTRUTTORI, GENITORI, ALLIEVI,
FEDERAZIONE, ENTI LOCALI, SCUOLA.
Gli
ISTRUTTORI che operano nelle Scuole Calcio sono da ricercare tra gli
ALLENATORI DI BASE, formati dai corsi F.I.G.C. e tra gli INSEGNANTI DI
EDUCAZIONE FISICA. Gli Istruttori dovranno comunque essere dotati di buona
comunicabilità, di pazienza e di motivazione per seguire i bambini e la
loro crescita. L'attività da svolgere è prevalentemente a scopo ludico: il
gioco è uno dei bisogni primari dei bambini, per aiutarli a socializzare,
relazionarsi con se stessi e con glia ltri, per la formazione della
personalità, per la collaborazione con i compagni, per imparare a
rispettare gli avversari, favorendo cosi lo sviluppo delle capacità
motorie ed intellettive.
I DIRIGENTI
sono coloro che offrono il loro tempo, le loro capacità per fare in modo
che si realizzino i progetti societari.
I GENITORI
sono importanti per gli stimoli che possono offrire ai figli che praticano
sport: incoraggiamenti ed utili consigli fanno crescere lo sportivo con
sani principi morali ed etici, con il rispetto delle regole del FAIR-PLAY.
L'importante è che i genitori non siano troppo oppressivi e che non
intervengano insistentemente nella vita della squadra e nella vita della
società. Il genitore non deve fare troppo pressioni psicologiche sul
rendimento sportivo; è importante anche che i genitori non riversino sui
figli le proprie aspettative mai realizzate.
La formazione di un giocatore si compie
attraverso il superamento di "gradini" (STEP) che si sviluppano per mezzo
di una serie di cicli di lavoro strutturati in modo che uno sia la
naturale prosecuzione dell'altro. Non è possibile raggiungere alti livelli
se non si sono apprese, stabilizzate ed integrate tra loro le abilità di
ogni singolo ciclo.
Uno dei punti fondamentali è la
programmazione a lungo termine: si devono stabilire e definire in
modo preciso quali sono gli obiettivi prioritari da conseguire nei diversi
periodi. Gli apprendimenti si sviluppano dal "saper fare" individuale e si
compongono di "difficoltà" che aumentano in relazione all'età del soggetto
e che dipendono dallo sviluppo della motricità di base e dalla motivazione
ad apprendere dell'allievo. Niente può sostituire l'osservazione continua
e costante dll'istruttore, perchè nessuno può definire in anticipo quali
sono le capacità future di un giovane atleta. La valutazione iniziale deve
essere la predisposizione naturale di un istruttore. Non è corretto
rapportarsi ad un ciclo senza aver preso coscienza dell'intero percorso
didattico-formativo generico e specifico dell'allievo. E' inoltre
riduttivo per un istruttore considerarsi istruttore di una singola
categoria biennale (PICCOLI AMICI, PULCINI, ESORDIENTI, ...) poichè le
proprie conoscenze devono andare oltre ed espandersi nell'intero ciclo
formativo.
Non si devono possedere solo conoscenze di
tipo tecnico-tattico ma anche ed in modo più particolareggiato, motorie e
psico-pedagogiche. per ogni categoria si devono prendere in esame: gli
obiettivi didattici ed educativi da realizzare nella relativa fascia
d'età, la traccia del lavoro annuale, lo sviluppo operativo realizzato in
microcicli e la scheda di osservazione che permette di valutare
l'andamento del lavoro.
-
PROGRAMMAZIONE ANNUALE si sviluppa in UNITA' DIDATTICHE (U.D.) nelle
categorie Piccoli Amici, Pulcini, esordienti.
-
La categoria
PICCOLI AMICI si contraddistingue per l'attività generale e polivalente:
per questo è meglio sviluppare delle proposte in modo elastico e libero,
facilmente adattabili alle situazioni operative.
-
Nelle
categorie PULCINI ed ESORDIENTI ci sono le basi del "saper fare"
individuale e collettivo, che nelle fasi successive si arricchiscono di
nuovi particolari e sfumature.
-
Nelle varie
U.D. si darà rilievo al "saper fare" collettivo, a cui si associano le
capacità individuali, dedicando il tempo necessario alle componenti della
preparazione calcistica: capacità motorie, tecniche e tattiche.
-
Per ciò che
riguarda il ruolo del PORTIERE si dovrà riservare uno spazio
opportunamente studiato all'interno della seduta allenante: Succede spesso
che dopo l'allenamento di squadra il portiere si trova in posizione
svantaggiata, perchè costretto a lavorare da solo, con calo di stimoli, di
tensione e con momenti di inattività fisica. Solo negli ultimi periodi
alcune società si sono interessate al ruolo del portiere, affiancando
all'allenatore il preparatore dei portieri, che si occupa della crescita
tecnica e tattica dei giovani che si avvicinano a questo bellissimo ma
delicato ruolo.
Nell'evoluzione dei giovani calciatori, l'azione dell'allenatore dovrà
offrire agli allievi il maggior numero di opportunità didattiche per
accrescere il loro patrimonio motorio. la capacità didattica dell'insegnante-educatore-allenatore,
è quella di mettersi in sintonia con i propri giocatori.
I VALORI DELLA SCUOLA CALCIO
INDIRIZZO EDUCATIVO
L'insegnamento del gioco del calcio offre
agli adulti che seguono i giovani calciatori varie opportunità di
"insegnare lezioni di vita" ed esempi positivi da imitare. I ragazzi che
vanno al campo hanno bisogno di "divertirsi ed imparare". Questi bisogni
devono essere tenuti in considerazione da dirigenti, tecnici e genitori.
Il solo "fare calcio" non è educativo. Tutti i momenti vissuti con i
compagni sono altamente formativi: gioiosi ma anche ricchi di aspetti di
crescita personale.
L'esperienza calcistica in alcuni momenti
investirà il bambino in modo anche più intenso di quella scolastica
coinvolgendolo nella sua globalità psico-fisico-cognitiva.
I giovani calciatori hanno le seguenti
opportunità educative:
-
rispettare
regole, avversari e compagni, sviluppare l'attenzione, rendersi utile
-
dare il meglio
di se, non sentirsi mai arrivati
-
saper accettare
i limiti propri e dei compagni
-
capire
l'importanza dell'umiltà e della generosità
IL VALORE
FORMATIVO DEL GIOCO
Nella formazione dell' uomo il gioco viene
prima del lavoro: ha grande valore nello sviluppo della personalità
ed alto significato pedagogico. Il gioco inteso come piacere,
divertimento, espressione libera e ludica della personalità ed è un
bisogno primario del ragazzo.
il valore formativo del gioco realizza e
sviluppa alcuni fondamentali obiettivi educativi:
-
favorisce la
socialità e la collaborazione con i compagni ed il rispetto degli
avversari
-
permette al
ragazzo di manifestare a propria " reale e spontanea " personalità
-
favorisce lo
sviluppo delle capacità motorie
-
sviluppa le
capacità intellettive, richiedendo continui adattamenti a nuove situazioni
(processo di formazione del pensiero tattico)
Facendo giocare i ragazzi, l'istruttore,
educatore compie una parte essenziale nella formazione globale del
giovane.
AGONISMO, VIOLENZA E
FAIR PLAY
La competizione è il confronto
come occasione di misurare le proprie abilità, rapportandole a quelle
degli altri. L'agonismo sfrutta la competizione per manifestare un
desiderio interiore, spesso esagerato, di raggiungere l'altro atleta
impegnato nel confronto. Gli eccessi si trasformano in fatti negativi come
l'inganno, la scorrettezza, la provocazione dell'avversario. Da questo
nasce il bisogno di imporsi delle regole etiche e morali di comportamento
che caratterizzano la pratica dello sport giovanile. L'agonismo stimolato
con equilibrio e naturalezza è una componente non trascurabile: il bambino
coinvolto nel gioco, si impegna già per dare il meglio di sè. E' poi
compito dell'istruttore stimolare in modo naturale la competizione,
intervenendo se si superano dei livelli considerati pericolosi.
LE REGOLE DEL FAIR PLAY
-
Fare di una gara un momento privilegiato di
incontro e di festa con i coetanei
-
adattarsi alle regole ed allo spirito del
gioco
-
Rispettare gli avversari così come vogliamo
sentirci rispettati
-
Accettare le decisioni dell'arbitro sapendo
che, come i giocatori, ha diritto all'errore anche se fa di tutto per non
commetterlo
-
Evitare la cattiveria, le aggressioni nelle
azioni di gioco e nelle parole
-
Non usare artifizi e inganni per ottenere il
successo
-
Tenere un atteggiamento dignitoso ed
equilibrato nella vittoria come nella sconfitta
-
Prestare soccorso ad ogni giocatore ferito o
comunque favorirlo
-
Essere un ambasciatore della lealtà sportiva,
perseguendo con il proprio comportamento i principi elencati
I GENITORI
Il giovane che sceglie di impegnarsi in qualsiasi sport merita rispetto e
stima da parte dei genitori i quali lo dovranno stimolare ed incoraggiare,
facendo comprendere che lo sport è divertimento, voglia di stare insieme,
senza gelosie o false ambizioni, di ostacolo alla crescita sportiva e di
individuo.
Tra i sei ed i quattordici anni, il
genitore di solito assiste alla pratica calcistica de figlio. A volte i
genitori sono protagonisti di situazioni spiacevoli, che creano problemi
ed ostacoli per una attività sportiva serena. Chi osserva attentamente un
incontro di settore giovanile si rende conto che il vero protagonista
delle partite è il genitore: è il più carico di tensioni, si dispera se la
squadra sbaglia un tiro in porta, esulta per la segnatura di una rete,...
Il bambino rimuove quasi subito l'errore o la sconfitta, dispiaciuti solo
per l'idea di dover ascoltare una "predica" quando arriverà a casa. Al
genitore può capitare inconsciamente di vedersi realizzato attraverso il
proprio figlio, proiettando su di lui i desideri che non è riuscito a
realizzare da giovane.
I genitori sono convinti
di farlo per il bene dei figli, ma possono arrivare a condizionare
negativamente il rendimento, alterando lo sviluppo psicologico del
ragazzo.
L'attività sportiva è uno dei mezzi
migliori per maturare e crescere: lo sport spinge il giovane ad
impegnarsi, a migliorare, a mettersi alla prova, stringendo rapporti
sociali, comprendendo il sacrificio e l'umiltà, assumendosi delle
responsabilità e diventare membro di una collettività dove esistono
diritti e doveri.
LE "REGOLE"
PER IL GENITORE DEL GIOVANE CALCIATORE
Stimolare
ed incoraggiare la pratica sportiva lasciando che la scelta
dell'attività sia fatta dal bambino
Instaurare
un giusto rapporto con l'allenatore per fare in modo che al bambino
arrivino segnali coerenti dagli adulti di riferimento
Lasciare
che il bambino sia libero di esprimersi in allenamento ed in agra,
educandolo così all'autonomia
Non
esprimere giudizi sui compagni o fare paragoni: è una delle situazioni
più antipatiche che si possano verificare tra i grandi ed i piccoli
Evitare i
rimproveri a fine gara. Dimostrarsi invece interessati a sapere come
vive i vari momenti della gara ed evidenziare eventualmente i
miglioramenti. Aiutarlo a porsi obiettivi realistici ed aspettative
adeguate alle sue capacità
Offrire
più opportunità per una educazione sportiva globale: rispetto degli
impegni e delle priorità (scuola), dei propri indumenti, degli orari,
dei compagni, delle autorità, dell'igiene personale. Il genitore deve
cooperare con l'allenatore per raggiungere questi obiettivi
Essere
presenti non solo fisicamente nei momenti di difficoltà: incoraggiare,
sdrammatizzare, far capire gli aspetti positivi, salvaguardare il
benessere psicologico del bambino
Avere un
atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto al risultato. Saper
perdere è molto più difficile ed importante di saper vincere. Nello
sport e nella vita non ci sono solo vittorie e dopo una caduta è
importante sapersi rialzare
ORGANIZZAZIONE
SOCIETARIA
La caratteristica essenziale per una
società sportiva è la stabilità nel tempo: lavorando per uno scopo
comune, con gli stessi uomini e con un determinato periodo, si potranno
utilizzare al meglio le risorse a disposizione.
La professionalità di chi opera nel
settore giovanile, deve essere un punto di partenza per operare nella
società. Tutto ciò che si compie è svolto in funzione dei bambini: si
deve agire, pensando prima alla crescita della persona e poi alla
formazione di un buon giocatore di calcio.
LE FIGURE DIRIGENZIALI
I DIRIGENTI
Sono l'ossatura della società: i dirigenti
mettono a disposizione il loro tempo, lavoro e mezzi di trasporto. In
alcune società si trovano dirigenti che si auto-coinvolgono in modo
superficiale, non tenendo conto dell'influenza che possono avere nei
confronti dei bambini. Una situazione imbarazzante è la figura del
dirigente-genitore, che si impegna a svolgere questo ruolo in funzione
del figlio giocatore della società, complicando a volte i rapporti tra
l'allenatore ed il figlio-giocatore e tra i compagni di squadra nei
confronti del figlio. Inoltre il dirigente-genitore è troppo coinvolto
emotivamente in occasione delle gare.
IL RESPONSABILE TECNICO
La definizione del progetto ed il
coordinamento delle attività, devono essere affidati ad una persona con
adeguata competenza: il responsabile tecnico. Il compito del
responsabile tecnico è quello di stabilire i programmi, scegliere i
collaboratori, coordinare e controllare le attività degli istruttori: è
la figura portante della "sezione sportiva" del settore giovanile. Il
successo del settore si deve basare su un reale rapporto di
collaborazione e stima, eliminando attriti gelosie e polemiche. il
responsabile tecnico deve porsi l'obiettivo principale di creare la
squadra di tecnici, allenatori, istruttori e collaboratori che operano
in sintonia per raggiungere un obiettivo comune.
La presenza di insegnanti di educazione
fisica e di istruttori preparati comporta il raggiungimento di due
obiettivi importanti: la garanzia contro i pericoli di un precoce ed
eccessivo agonismo ed il collegamento con il mondo della scuola.
IL PROGETTO TECNICO
E' il modello di riferimento creato dal
responsabile tecnico per determinare i modi e le necessità organizzative
per stabilire i tempi di esecuzione e le tappe intermedie per conseguire
gli obiettivi che la società si è proposta.
La realizzazione del progetto tecnico si
baserà su regole organizzative precise, fissate da un organigramma con
competenze individuali ben precise. Un serio progetto tecnico si fonda
su solide basi che prevedono uno sviluppo che va dai tre a i cinque
anni.
Gli elementi caratterizzanti il progetto tecnico si individuano in:
-
analisi delle
strutture sportive ed organizzative già esistenti
-
analisi dei
quadri sociali esistenti (dirigenti, istruttori, allenatori, giocatori)
-
obiettivi
sociali
-
definizione
delle modalità e dei tempi di realizzazione
-
definizione
dell'attività da svolgere: numero delle squadre da allestire e la loro
relativa logistica
-
personale e
risorse necessarie
SCELTA DEI
COLLABORATORI
La società deve scegliere i propri
collaboratori in assoluta libertà: deve metterli nelle condizioni di
poter lavorare correttamente ed infondere loro fiducia. Gli istruttori
devono lavorare per far crescere i ragazzi, per aiutarli a maturare ed
insegnare loro a non lasciarsi andare alle prime difficoltà.
GESTIONE DELL'ATTIVITA'
L'attività del settore giovanile si
differenzia in due fasce d'età:
dalla categoria Piccoli Amici alla
categoria Esordienti si parla di attività di formazione iniziale
dalla categoria Giovanissimi alla
categoria Juniores/Under 18 si parla di attività di specializzazione.
La programmazione del lavoro settimanale
dovrà porre l'attenzione sul singolo individuo, sulla sua crescita e
sulle modalità di esecuzione dei gesti tecnici. E' importante tenere un
archivio periodicamente aggiornato, con le schede personali di ogni
allievo, in quanto la valutazione obiettiva non è frutto di una singola
gara o di una settimana di lezione ma di un periodo più esteso.
GESTIONE DEL PERSONALE
Gli istruttori e gli allenatori svolgono
un lavoro di gruppo e devono agire in modo compatto ed unilaterale.
Nella gestione del personale sono da ricordare i seguenti consigli:
Un istruttore non dovrebbe seguire per più
di due/tre anni lo stesso gruppo come soggetto "guida" principale
è importante favorire il lavoro in coppia
degli istruttori, anche se per brevi periodi per avere delle
informazioni più dettagliate e viste da diversi punti di osservazione.
L'ABBANDONO PRECOCE
Con l'avvento delle scuole calcio si sono
anticipati rispetto al passato i "tempi di reclutamento" ma si
verificano anche più casi di abbandono precoce dell'attività.
Le cause fondamentali dell'abbandono
precoce per motivi psicologici sono da ricercare tra:
cattivo rapporto allievo/allenatore
pochezza del gruppo sportivo
emarginazione subita rispetto al gruppo
dei apri età
mancanza di successi, gratificazioni,
progressi sportivi, con il relativo senso di frustrazione dell'autostima
attuazione da parte degli istruttori della
specializzazione precoce
L'attività giovanile è caratterizzata
dalla forma ludica, polivalente ed educativa. I giovani calciatori non
devono migliorare solo l'aspetto tecnico, tattico ed agonistico ma deve
essere curato anche lo sviluppo delle capacità cognitive,
emotivo-affettive e motorie.
Una grave situazione è rappresentata dalla
selezione effettuata dalle società di medio/alto livello, per allestire
formazioni più competitive: questo non si verifica nelle società di
paese o delle parrocchie. E' fondamentale che si rispettino la passione
ed i sogni dei ragazzi, i quali si abitueranno a rendersi conto da soli
delle differenze motorie rispetto ai compagni e da soli cercheranno un
nuovo contesto per proseguire la loro attività preferita. In questo caso
la ragazzo che manifesta la volontà di abbandonare ed ha militato fin da
bambino nella stessa squadra, la società potrà offrire un posto da
aiuto-allenatore o gli potrà fornire supporti per seguire l'attività dei
bambini più piccoli.
Si evidenzia l'importanza centrale e
indispensabile, di un centro fisioterapico, operante all'interno della
struttura. Atto alla prevenzione, cura e recupero degli allievi del
centro. Di una sala medica con un dottore che sia sempre presente
durante le lezioni. la presenza di uno psicologo che coadiuvi lo staff
societario per migliorare il rapporto tra genitori, allievi e l'ambiente
rasserenando così il discente.
PROGRAMMAZIONE DIDATTICA E METODOLOGIA
DELLA SCUOLA CALCIO
Per praticare stabilmente un'attività
sportiva a partire dai dieci anni in su, i ragazzi hanno bisogno di
serie motivazioni e di un substrato educativo sportivo che abbia inizio
intorno ai sei anni. Nasce così l'importanza di progettare una valida e
adeguata programmazione didattica nell'ambito sportivo soprattutto
giovanile. Tutto ciò permette di pianificare e razionalizzare gli
interventi formativi sull'individuo in età evolutiva. per programmazione
si intende una procedura composta dalle seguenti parti:
OBIETTIVI DIDATTICI PER FASCE D'ETA'
Età (anni) Categoria
Obiettivi didattici
6/8 anni - primi calci
conoscenza di se (miglioramento delle
capacità senso-percettive). Vista, udito, tatto, senso dell'equilibrio
ecc. e degli schemi motori di base: camminare, correre, saltare,
rotolarsi, lanciare, calciare, ricevere, ecc.
8/10 anni - pulcini
padronanza corporea e collaborazione
(capacità motoria)
dagli 8 ai 10 anni oltre a consolidare le
precedenti, dovranno migliorare le capacità coordinative acquisite, più
sicurezza nei movimenti e quindi, migliorare la collaborazione con i
compagni
10/12 anni - esordienti
abilità motoria (polivalenza
multilateralità) i ragazzi dai 10 ai 12 anni attraverso lavori
multilaterali e polivalenti tenderanno a migliorare e consolidare le
capacità coordinative con giochi a temi e di situazioni tipiche degli
sport di squadra. E' bene osservare e correggere gesti tecnici specifici
nel gioco del calcio. Avviarli alla conoscenza dei primi rudimenti di
tattica individuale, di reparto e di squadra.
IL DIRIGENTE ARBITRO
Tuta o giacchetta colorata: un sorriso insieme al
fischietto, i cartellini dimenticati nello spogliatoio, tanta umanità
senza dimenticare l’obiettivo principale, quello di far divertire i
giovani calciatori.
Queste le principali peculiarità del dirigente-arbitro,
la figura che permette lo svolgimento di una miriade di partite ogni
settimana. Di seguito evidenziamo le caratteristiche del ruolo
sottolineando compiti e responsabilità.
Un sorriso non costa
nulla e rende molto. Arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi
lo dona. Non dura che un istante, ma il suo ricordo è talora
perenne... Queste poche parole, tratte da una poesia sul “valore di un
sorriso” di Padre Federico Faber, racchiudono tutti i consigli dei
nostri esperti in merito all’arbitraggio delle gare dei giovani
calciatori nelle categorie Esordienti e Pulcini.
Sorridere significa,
appunto, regalare un momento di gioia ai piccoli atleti, creare un
clima positivo e sereno durante un confronto e ricordare loro che il
calcio è solo un giuoco. Quindi, ogni decisione presa dal
Dirigente-Arbitro deve avere come principale veicolo di comunicazione
questo semplice gesto che stempera le tensioni e le preoccupazioni di
una gara vista dall’esterno come una finale di Champions League, ma
che in realtà per i bimbi è solamente divertimento, voglia di stare
insieme e correre spensierati dietro al magico pallone. Un sorriso
durante l’appello, un sorriso dopo un fallo, un sorriso per un calcio
di rigore, un sorriso nel momento di una spiegazione: questo il motto
per un Dirigente-Arbitro. Il resto verrà di conseguenza.
Dopo aver
sottolineato il miglior modo possibile di porsi nei confronti del
calcio dei ragazzi, prenderemo in considerazione il comportamento del
direttore di gara dentro e fuori il terreno di giuoco.
PRINCIPI
“Settanta per cento
di umanità e trenta per cento di regolamento”: questo la base da cui
partire.
Ogni arbitro non
gestisce un potere ma esercita una garanzia! Significa che è il
garante del Regolamento, non la persona deputata a punire. E questo
vale ancor più con i ragazzi. I bambini sono come le piante: se ne
possiedi una, la curi con amorevolezza, la leghi ad un tutore in modo
da assicurarle uno sviluppo diritto…e lo stesso vale con i giovani
virgulti calcistici. L’arbitro, in queste situazioni, è unicamente il
tutore che li aiuta a divertirsi, facendo rispettare le regole ma con
una certa comprensione. Questo non vuol dire lassista ma sensibile e
pronto a capire le esigenze di un bambino desideroso solo di giocare.
L’aspetto principale, dunque, rimane e sarà sempre il giuoco.
Divertimento e gioia
al primo posto. Il direttore di gara non è la persona che punisce e fa
rispettare in modo ferreo le regole, ma colui che è pronto ad aiutare
i piccoli, spiegando anche le norme e facendole osservare con un
sorriso. Il calcio non è solo uno sport, ma un fenomeno culturale
attraverso il quale i giovani apprendono numerosi aspetti: c’è la
socializzazione, le regole di un gruppo, la comunicazione con i pari
età e…il regolamento del calcio. Attraverso il giuoco più amato si
diventa grandi e si scopre la vita.
L’arbitro deve
essere un esempio per i giovani, facendosi carico dei valori etici e
morali indispensabili nella vita. Sempre imparziale, pronto ad
educarli al rispetto delle regole utili alla loro crescita.
Per un arbitro è
indispensabile la conoscenza del regolamento, ma la cosa più
importante è il fatto di saper capire psicologicamente i ragazzi.
Molti calciatori in erba sentono la partita, sono tesi e nervosi per
un momento che dovrebbe essere solo ed esclusivamente di divertimento.
PRIMA
DELLA GARA
AL MOMENTO DELL’APPELLO