G. S. Nuova Oregina Genova  
 

Oregina nella storia di ieri e di oggi

 

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10 dicembre 1847



Questa data è di grande importanza per la storia di Oregina e anche per la storia italiana. Quel giorno per ricordare i 101 anni dell’apparizione a Candido Giusso si radunò a Genova una grandissima folla di patrioti. Il nome più di spicco era certamente quello di Goffredo Mameli. La grande marcia che partì dall’Acquasola per arrivare davanti al piazzale della nostra chiesa si è stimata essere composta da 35.000 persone. Già alle otto del mattino la gente iniziava a riunirsi per incamminarsi verso il Santuario. Tutti portavano con sé ramoscelli di quercia, simbolo di forza civile. Il corteo percorreva via Nuova (l’attuale via Garibaldi), via Balbi per poi iniziare l’ascesa alla chiesa. Tra gli innumerevoli stendardi portati dai cittadini, spiccavano i due tricolori di Goffredo Mameli e Luigi Paris. Questi erano il simbolo della Giovine Italia di Mazzini che prima di allora non avevano mai potuto sventolare liberamente. Tre di queste bandiere poi sarebbero state donate al Santuario che le conservò esposte per molto tempo. Sul piazzale tra i vari canti che furono intonati è certamente da ricordare l’Inno Italiano che vide la sua prima pubblica esecuzione proprio davanti alla nostra chiesa.

 

 

Breve storia del Santuario di Oregina
 

Dopo la consultazione di svariati documenti sembra ormai certa la nascita del nome di Oregina dovuta ad una immagine della Madonna posta sulla collinetta recante la scritta: “O Regina” oppure “Oh Regina” come saluto o invocazione. Sul colle poi fu iniziata la costruzione del santuario, o meglio, l’edificazione della copia, il più fedele possibile, della Santa Casa. L’inizio dei lavori dovrebbe essere il 1634. Una fonte, la più ricorrente, cita come incaricati della costruzione e del mantenimento dell’opera quattro uomini dei quali parla P. Agostino Schiaffino negli annali ecclesiastici della Liguria. L’uomo di riferimento della piccola congregazione era Guglielmo Musso di Voltri. I componenti vestivano prima un abito d’arbaggio che scendeva fino ai piedi, con un crocifisso sulla parte sinistra del petto, mantello e cappello, poi, volendo formare una congregazione denominata Sequere me, si sarebbero vestiti di tonaca gialla e mozzetta rossa, portando una canna in mano. Ma l’affidamento della Santa Casa durò poco in quanto il Musso e gli altri non diedero assicurazioni sulle loro intenzioni di vita romitica cosicché il tribunale della santa inquisizione proibì la nuova regola e sciolse i quattro congregati con sentenza pubblica del 20 di marzo per ordine dei superiori di Roma. Rimasto senza ufficiatura il Santuario fu affidato dal Senato genovese ai Reverendissimi Padri Minori Osservanti dando loro apposite stanze per l’abitazione. Era sempre il 1634, documentazione si trova nel libro manoscritto della medesima Regolare Osservanza, Provincia di Genova, redatto nel 1776. Il Senato, poi, nascendo il progetto di fabbricare sopra il piccolo tempio una chiesa più grande con il suo monastero, fece dono ai cittadini fondatori di un piazzale propinquo. Ad agevolare ulteriormente la costruzione del santuario fu una circostanza molto favorevole. Attigua alla piazza donata dal senato si trovava una villa posseduta dai fratelli Fernano, Gio. Batta e Gio. Agostino. In quel tempo Gio. Batta prese gli ordini diventando Minore Osservante entrando così a far parte della legione proposta al governo della nuova chiesa e donò la propria parte della villa. Per degno completamento il sindaco Apostolico della SS. Nunziata di Genova fece acquistare l’altra metà della villa di Gio. Agostino Fernano. Vari benefattori contribuiscono nel tempo all’abbellimento e all’ampliamento della chiesa, da ricordare Giulio Cesare Baldissone al quale va addebitata la decorazione della facciata eseguita nel 1707.
 

tratta dal sito www.nsloretogenova.it

10 dicembre: il voto alla Madonna di Oregina

Durante la vicenda della rivoluzione e del successivo assedio di Genova da parte degli austro piemontesi tra il 1746 e il 1748, ebbe grande rilievo la «visione» di fra Candido Giusso, padre guardiano del Santuario di Oregina: nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1746 nel momento in cui i combattimenti erano estremamente aspri il Giusso asserì di aver veduto «l'immagine della SS. Concezione col serpente a' piedi» e di fronte a lei nel cielo «l'immagine di Santa Caterina da Genova genuflessa con le mani giunte in atto di una supplichevole». Il Senato diede grande rilievo al fatto e promise, con voto, di recarsi ogni anno in Oregina se Genova fosse stata liberata dagli oppressori, liberazione che avvenne il 10 dicembre 1746, festa della traslazione della Santa Casa di Loreto.

Con un solenne decreto del Senato del 24 novembre 1747, il Doge e i Serenissimi Collegi della Repubblica di Genova deliberarono di celebrare in Oregina per il 10 dicembre l'anniversario della liberazione della Città con una solenne funzione con Messa, Te Deum e Benedizione recandovisi lo stesso Doge con i Collegi ad offrire due rubbi di cera più uno scudo di argento a testa (il rubbo è una antica unità di peso, equivalente a 25 libbre genovesi ed è la sesta parte di un cantàro; poiché il cantaro corrisponde a 47 chili e 560 grammi, il rubbo equivale a 7 chili e 926 grammi).

Con decreto in data 15 novembre 1748 il Doge e i Serenissimi Collegi confermarono «la presa deliberazione di doversi praticare l'atto di riconoscenza a Nostra Signora di Loreto il giorno 10 dicembre di ciascun anno nella Chiesa di Oregina». 

Questa pia usanza continuò d'anno in anno, fu tralasciata nel 1796 quando, travolta dalla furia giacobina, cadde la Repubblica di Genova, e venne ripristinata nel 1846 dal Corpo Municipale con solenne festeggiamento popolare.

Il Comune di Genova ha aggiornato il contributo al Santuario:

  • con deliberazione del Consiglio Comunale n. 172 del 15 febbraio 1968 che ha elevato da 10.000 lire a 50.000 lire l'ammontare del contributo;
  • con deliberazione della Giunta Comunale n. 1249 del 14 aprile 1992 che ha elevato il contributo a 150.000 lire, in occasione delle Celebrazioni Colombiane;
  • con determinazione dirigenziale n. 56006 del 13 maggio 1997 che ha elevato il contributo a 300.000 lire, in occasione del 250 anniversario dei fatti di Portoria come richiesto in data 18 ottobre 1996 anche dell' associazione con lettera del presidente Giuseppino Roberto.

Da allora il contributo è confermato a 300.000 lire.