G. S. Nuova Oregina Genova  
 
 

 
home
società
direttivo
contatti
obiettivi
merchandise
stampa & tv
quartiere
agenda
eventi
sponsor
cerca
webmail
forum
programma gare
mappa
editoriale
progetto bea
settore calcio
 
scuola calcio
regole giuoco
comunicati figc
comunicati csi
comunicati uisp
comunicati endas
impianti
ritiro estivo
allenamenti
stadio
tecnica
 
le squadre
 
2009/2010
 
juniores
allievi
giovanissimi A
giovanissimi B
giovanissimi C
esordienti A
esordienti B
pulcini 99/00
pulcini 2000
pulcini 00/01
p. amici 2002
p. amici 03/04
 
 
foto calcio
 
settore volley
 
prima squadra
scuola volley
allenamenti
palestra
 
archivio volley
 
 
 
 
 
 
 
design by
Fabio G. Mori
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

L'editoriale

 

 

Indice articoli

l'editoriale mese per mese
2006 --- --- mar apr mag giu lug ago set ott nov dic
2007 gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic

 

 

03 febbraio 2007

la follia e l'ipocrisia

Riprendere proprio oggi l'editoriale è veramente difficile, ma allo stesso tempo sembrava l'unico modo per esprimere un commento, ragionare insieme sulle tragiche notizie che da ieri sera per la cronaca, e per chi scrive, telespettatore molto distratto, da stamattina all'alba, motivo di lavoro e comunicazione con tutti i livelli societari interessati, continuano a torturare come un tarlo crudele ogni pensiero.

Siamo qui, fermi, orfani del calcio dei nostri ragazzi, non certo di quello degli stadi pieni e impazziti, ma del calcio dei campetti in sintetico quando va bene, coi genitori e i nonni intorno, le grida gioiose e le risate dei ragazzini.

A volte anche le loro lacrime, ma sono lacrime che rapidamente si asciugano, per lasciare il passo ad un nuovo sorriso.

C'è chi da ieri sera non potrà più donare il suo sorriso ai figli, bambini, ragazzi come quelli che con la nostra maglia ogni settimana scendono in campo.

C'è chi la settimana scorsa ucciso dalla stupidità di ragazzi poco più adulti dei nostri figli, veniva ieri ricordato per un minuto dagli stessi che un'ora dopo avrebbero fatto altro lutto.

Si ferma allora tutto e fino a quando?

Si ferma la Nazionale, si fermano i campionati delle stelle e dei miliardi di euro, si fermano i dilettanti e le categorie giovanili.

Fino a quando?

Fino a che i grandi saggi decideranno che basterà firmare una risoluzione, un decreto, una legge, un pezzo di carta dove starà scritto che è vietato uccidere un poliziotto davanti ad uno stadio.

Ecco, il miracolo sarà fatto, il danno sarà deplorato, i politici smetteranno di essere indignati, i giornalisti non più scandalizzati avranno altro di cui parlare, altre pagine da riempire ed altri giornali da vendere, il mondo dello sport si sarà lavato la coscienza nel catino dell'ipocrisia, l'onore sarà salvo , i colpevoli severamente puniti, la curiosità morbosa soddisfatta.

Ma resterà una vedova e due bambini senza un padre e senza un perchè, resterà come tante altre volte un senso di vuoto che non riusciranno a colmare con le belle parole e le espressioni serie, tanto meno con la certezza che tutto ciò non si potrà mai più ripetere.

Non perchè il poliziotto ucciso a Catania sia diverso dal carabiniere ammazzato da un rapinatore, o dal poveraccio strappato alla vita da un ubriaco al volante. la morte lascia sempre in chi rimane il dolore ed il rimpianto, spezza sogni e cancella speranze.

Stavolta non solo non si è potuto, ma nemmeno si è voluto evitare una tragedia, quando si sapeva che qualcosa sarebbe successo, quando Licursi una settimana prima moriva per una partita di terza categoria, come quando "Spagna" dodici anni fa finiva ammazzato dalla lama di un deficiente e qualche addetto ai lavori ben noto protestava per non interrompere la partita, quando moriva Vincenzo Paparelli a Roma con un razzo in un occhio, ma ora i razzi si continuano a sparare nonostante si legiferi che allo stadio non possono entrare materiali del genere, come quando moriva ad Avellino un ragazzino per entrare senza pagare il biglietto, ma ogni domenica un terzo degli spettatori entra senza biglietto, come quando un padre spacca un ombrello sulla testa di un altro padre ad una partita di pulcini 98, come quando c'è allo stadio chi se non la pensi come lui ti spacca la faccia a pugni, come quando troppe volte si dimentica a casa il cervello credendo che una gradinata di gente ti renda invisibile ed impunibile.

Troppe, troppe volte tragedie così, accadute o soltanto sfiorate, negli stadi italiani, ma ogni volta, dopo che le serie facce indignate dei politici hanno riempito gli schermi televisivi, dopo che si è giurato e promesso pugno di ferro, dopo che si è minacciato e alzato il dito indice contro ultras, gruppi organizzati, fazioni politicizzate, simbologie e atteggiamenti, ogni volta, si è nemmeno troppo lentamente tornati ad una "normalità" fatta di violenza e permessivismo.

Troppo facile pensare di chiudere gli stadi, sapendo che non si farà mai altro che spostare il problema all'esterni di essi, troppo semplice pensare di far pagare i danni alle società di calcio, dando così ulteriori armi di ricatto ai delinquenti, troppo comodo scaricare le colpe sul degrado e sull'ignoranza.

Già si inizia a dimenticare chi è morto ammazzato per fare i conti su quanto denaro perderanno le società e quanti gravitano intorno al pianeta calcio, per questa giornata cancellata.

Lasciamo allora fuori il gioco dei nostri ragazzi dalla sporcizia degli adulti e dell'ipocrisia.

Lasciamoli giocare perchè la loro presenza in campo sia la bandiera dello sport vero, dell'assenza di ogni violenza e di ogni intemperanza.

Però, seduti con loro, magari al chiuso dello spogliatoio, raccontiamo loro quanto è accaduto oggi, e perchè è accaduto.

Raccontiamo ai nostri ragazzi quanto possono essere stupidi gli uomini, e quanto male possono fare.

Invitiamoli a riflettere insieme a noi, e poi a scendere in campo giocando la loro partita anche per l'ispettore capo Raciti, anche per il dirigente Licursi, anche per Claudio e Vincenzo, e per tutti i morti dell'Heyssel, e per tutti gli alti, dimenticate vittime di un sistema che non ha nulla a che vedere con lo sport.

Vero Tonino?

FGM

 

 

 

 

17 ottobre 2006

...Quasi un seguito ideale

L'abitudine dell'editoriale vi aveva lasciati con qualche interrogativo importante alcuni mesi fa, ed era giusto in quel momento sospenderne la pubblicazione, perchè ci trovavamo in un importante momento di transizione, e perchè probabilmente la stagione aveva già detto ciò che aveva da dire.

Ad inizio di questa nuova stagione, corrisponde puntualmente il ripresentarsi di situazioni quanto meno fastidiose, tali da far dire ad un allenatore d'esperienza, che dovrà riabituarsi ai campionati dei "non più esordienti" per così dire.

Lo sfogo, ma in fondo l'incoraggiamento forte, giunto dal Mister della squadra Allievi, rappresenta quanto molti di noi pensa a proposito del modo di interpretare il calcio giovanile, lo sport giovanile in genere, ma in particolare questo, che di sport potrebbe ancora avere i connotati, purtroppo spesso schiaffeggiati e presi a pugni dall'incontro con la realtà delle squadre vincenti.

Già, ci sono le squadre, o le società, o gli allenatori, che possiamo definire "vincenti", e quelli che fanno "formazione".

Una bella differenza, sostanziale e sostanziosa, vero?

Provate a leggere la pagina dedicata all'allenatore nella sezione tecnica, e avrete un'idea di cosa significa.

Noi lo sappiamo bene invece, e non amiamo definirci "non vincenti" o peggio "perdenti", perchè siamo fermamente convinti che sia giusta la strada che abbiamo deciso di percorrere, che percorriamo insieme da vent'anni ormai, e che se porta difficilmente alla bacheca dei trionfi, ci conduce però ad immense soddisfazioni, che si chiamano con ognuno dei nomi dei ragazzi che ci hanno dato la loro fiducia ed il loro contributo in termini di passione, sudore, impegno, grinta e perchè no, amore per la maglia.

Vorrei che i ragazzi che sabato hanno conosciuto e provato l'altra faccia del calcio, si guardassero negli occhi e tutti insieme decidessero di ripartire, da dove si erano fermati, dall'ultimo allenamento prima di quella partita, e fa niente se i punti non arrivano: arriveranno, arriveranno le vittorie, e ci saranno altre sconfitte, forse e probabilmente qualcuna anche più bruciante di quella fresca e recente, ma, dato il cuore in campo, sapranno di avere al loro fianco tante altre persone, che li ammirano per il loro coraggio e la loro voglia di essere più forti di chi forte lo è troppo facilmente.

Le prospettive che cercavamo nell'ultimo editoriale di marzo non sono svanite con il dissolversi di una leva, ma anzi restano più forti e più consolidate, dalla certezza di avere nei nostri colori una squadra che saprà diventare squadra veramente, superando le insicurezze, e fiera, pur quando battuta di rendere l'onore all'avversario quando leale e corretto quanto noi sappiamo di essere.

In bocca al lupo Squadra Allievi, e che questo in bocca al lupo sia d'auspicio per ogni nostra squadra: non siamo inferiori a nessuno.

 

FGM

 

 

 

31marzo 2006

Prospettiva introspettiva

Di questo editoriale è cambiato quasi tutto: contenuto e data.

Si salva il titolo perchè abbiamo capito che pur cambiando il senso dell'articolo, non cambiavano le ragioni che ci avevano spinto a scriverlo, pur cambiando radicalmente la prospettiva, non cambiava quel modo introspettivo, appunto di guardarsi dentro alla ricerca del quanto è giusto ciò che facciamo, o quanto è sbagliato ciò che facciamo.

Le due cose apparentemente assolutamente in antitesi tra di loro, possono invece essere parti di un unica ragione: la vista prospettiva della nostra attività spostandoci avanti lungo una ipotetica curvatura temporale, per non più di qualche mese, forse qualche anno.

Quale futuro attende i nostri ragazzi, i ragazzi che imparano calcio nella nostra società, nel breve e nel medio termine? Quale strategia societaria sarà vincente in merito alla gestione della scuola calcio dal momento che per una singola leva cessa di poter essere definita soltanto scuola calcio, ma per l'età anagrafica dei giocatori viene a diventare un transito, un tramite diretto e ravvicinato con il calcio adulto?

In questa stagione la scuola calcio conta poco meno di duecento bambini, non equamente suddivisi in sette formazioni per età considerando come un'unica squadra la nidiata dei bambini dal 1997 al 2000 e qualche inevitabile mescolamento per le formazioni di età maggiore, quindi con gli 89/90 in categoria Allievi, i 91/92 nei Giovanissimi e poi le leve pure 93, 94, 95 e 96 pur nelle situazioni numeriche e qualitative più diverse, ma solidamente attive.

Mentre i campionati si avviano al termine, non troppo lontano, benchè alla fine della stagione sportiva manchino ancora tre mesi pieni, iniziamo già a ragionare dell'organizzazione per il prossimo anno, visto che dopo il rompete le righe tassativo del 30 giugno, passerà rapidamente l'estate per ritrovarci ad inizio settembre con l'apertura del ritiro estivo in Trentino, e subito dopo con il consueto raduno di tutte le squadre che darà finalmente il via alla ripresa degli allenamenti e delle prime amichevoli.

Il compito organizzativo ovviamente coinvolge diversi settori della società, primi fra tutti i direttori sportivi con la collaborazione dei dirigenti responsabili e degli allenatori, ma anche il settore amministrativo e la segreteria.

Coinvolge però, anche i ragazzi e le loro famiglie, e per questo, nelle ultime settimane e nei prossimi giorni, si tengono importanti riunioni con i genitori delle leve più giovani, ma anche direttamente con i ragazzi più grandi, che, seppure non ancora maggiorenni, sono però chiamati ad esprimere le loro valutazioni sulla stagione in corso, i desideri, le aspirazioni, le intenzioni, per la prossima stagione.

Appunto da questi giovani prende spunto l'editoriale, e vogliamo ragionare sul percorso che la società vorrebbe tracciare per loro, portandoli, attraverso una breve serie di stagioni di transizione e formazione specifica, a diventare entro margini di tempo quanto più ridotti possibile, ad essere la base della nostra nuova Prima Squadra, a cui purtroppo, abbiamo dovuto rinunciare questa stagione.

A questa prospettiva stiamo lavorando e su questo abbiamo ragionato con quello che in termini di legge si suole definire l'atteggiamento del buon padre di famiglia, cercando cioè la soluzione giusta che permetta di garantire continuità ed un futuro nelle nostre fila ai ragazzi più grandi, nei limiti di sacrificio che ci sono consentiti dalle nostre dimensioni, e nello stesso tempo ci consenta di creare le basi per un futuro altrettanto garantito per le leve dei piccoli.

Non sappiamo ancora se questa sarà la strada maestra che ci condurrà alla prossima stagione, ne tanto meno sappiamo se sarà quella giusta, ma siamo convinti che il tempo potrà darci le corrette indicazioni anche per apportare quei piccoli cambiamenti che si renderanno necessari strada facendo, mantenendo la direzione intrapresa.

Il progetto nasconde una certa ambizione, ma nasconde anche alcune insidie, se è vero che a fronte di un grande impegno organizzativo ed economico della società, deve corrispondere necessariamente un entusiasmo non solo iniziale ed una serietà di intenti notevole, da parte dei ragazzi che vi saranno coinvolti.

Se da una parte la società pensa di sviluppare la sua politica sportiva nella direzione indicata, anche per offrire alle leve più giovani stimoli maggiori in prospettiva di una "carriera" che non si fermi alle giovanili ed alla scuola calcio, ma possa proseguire nell'ambito della stessa squadra con il raggiungimento dell'obiettivo prima squadra, deve però esserci soprattutto in questa fase iniziale la consapevolezza dei ragazzi che per primi andranno ad affrontare questo esperimento, della responsabilità che li aspetta, dovendo non rappresentare più soltanto se stessi, come singoli o come gruppo di squadra, per la sola finalità degli intenti ravvicinati nel tempo di un singolo campionato o di un singolo risultato, ma con la finalità di costruire un gruppo solido su cui contare per diventare negli anni a venire prima incubatrice, poi modello per le generazioni di piccoli calciatori che si avvicinano ogni anno alla nostra piccola società. Questo richiederà un estrema serietà ed applicazione, nel partecipare con costanza agli allenamenti, nelle direttive degli allenatori, che ovviamente godranno della piena fiducia della dirigenza, e richiederà inoltre una buona dose di pazienza, perchè una squadra destinata a dar corpo ad una realtà di calcio adulto, seppure dilettante, non si inventa e non si consolida in una sola stagione, neppure quando già le basi create da anni di scuola calcio ci sono e sono solide.

Tutto questo molto bello anche se molto complicato?

Molti della generazione di quelli che ora sono genitori, se da bambini e da ragazzi hanno frequentato a loro volta una scuola calcio, avrebbero probabilmente fatto carte false ed una serie di salti mortali con avvitamento all'indietro, di fronte alla possibilità di essere chiamati a costruire una prima squadra, seppure per una società che punta maggiormente alla socializzazione che al risultato sportivo.

La cultura del calcio nasceva nelle vie e nelle piazzette, e la scuola calcio era il miraggio da raggiungere, quella che ti battezzava come "calciatore" comunque, anche se avevi dodici anni, ti inquadrava e ti dava una divisa, dei colori da sfoggiare addosso e la possibilità di confrontarti con avversari veri, ragazzi come te, con addosso colori diversi ma con le stesse ambizioni che ovviamente quasi mai, quasi mai si realizzavano. Lo sapevamo benissimo, ma era importante esserci, giocare, da luce a luce, fintanto che il pallone si vedeva e non si confondeva grigio con il grigio della terra battuta ed il grigio del cielo che scuriva la sera.

I campi sintetici, cancellando forse la poesia di quei pomeriggi, si sono portati via anche parecchio dell'entusiasmo dei ragazzi che oggi giocano a calcio e forse credono troppo alle belle favole che vengono raccontate in televisione, credono troppo di essere qualcuno quando solo essere veri uomini vuol dire essere qualcuno, e solo il rispetto per l'avversario e per le regole, vuol dire essere uno sportivo, quando solo la tenacia e l'impegno, il coraggio e l'onestà, significano essere dei campioni da ammirare ed imitare.

Dobbiamo avere il dubbio che queste prerogative non siano proprie dei nostri ragazzi e che alla possibilità di essere squadra, questi preferiscano essere nessuno in mezzo a tanti nessuno?

Tiepida l'accoglienza delle nostre proposte, tiepida la voglia di fare e di essere, tiepido l'entusiasmo per una nuova avventura, che seppure sappiamo potrebbe iniziare nella difficoltà di reperire qualche nuovo elemento, nella difficoltà di superare un anno non esaltante sotto il profilo del gioco, dei risultati, dell'affiatamento, nella difficoltà di imparare a conoscere un nuovo tecnico e metodi differenti dal passato, sappiamo potrebbe riservare anche belle sorprese e soddisfazioni per tutti ed in particolare proprio per i ragazzi che ora sono più insicuri.

Non è un caso che proprio alcuni su cui puntavano maggiormente le speranze per costruire un solido nucleo alla nuova squadra, siano tra coloro che maggiormente tentennano davanti alle proposte dalle società.

Bisognerebbe scavare a fondo nei tanti perchè di questa stagione che va a finire, per trovare risposta ai dubbi dei ragazzi, e questo è legittimo e giusto farlo dentro lo spogliatoio ancor più che dentro la società, non certo qui e non certo pubblicamente. Appunto per questo, non troviamo giustificato l'atteggiamento forse troppo distaccato di alcuni, tenuto di fronte alle idee messe sul panno  dalla società, che sicuramente inventa soluzioni perchè i ragazzi non debbano rinunciare ad una stagione prossima, e magari disperdersi in altre società e squadre.

Eppure siamo sicuri che sarà di stimolo sapere che la società crede nel loro lavoro e che punta ad indicarli come icona raggiungibile alle leve più giovani, che potranno imparare, crescere, allenarsi oggi, sapendo che davanti a loro non c'è più il nulla, ma c'è da arrivare allo stesso traguardo dei fratelli maggiori e se possibile superarlo per crearne altri più ambiziosi e importanti.

Certo, se qualcuno vorrà non credere in questo progetto, sarà libero di andare e di trovare magari e forse maggior soddisfazione altrove, ma se i ragazzi che oggi fanno i campionati allievi e giovanissimi, sapranno ritrovarsi insieme per guardarsi negli occhi, e chiedersi cosa davvero si voglia da loro, e a questa domanda sapranno rispondersi con una parola sola, che è coraggio, allora potremo iniziare anche noi tutti a credere che per la nostra società c'è ancora un futuro in cui credere, e che non siamo e non siamo stati soltanto una via, una piazzetta, un parcheggio per i tanti ragazzi che abbiamo imparato a chiamare i nostri ragazzi, e che ora siamo sicuri sapranno e vorranno diventare uomini con il nostro stemma sul cuore.

Allo stesso tempo, sapremo di aver imboccato la strada giusta per tutta la società, patrimonio sociale e socializzante di questo quartiere e di questo territorio, con i principi di sport vero e di umanità.

Sarà bello che proprio nei vent'anni dalla fondazione si crei qualcosa di nuovo ma di importante per il futuro, con le basi della tradizione vive nei giovani di ieri che oggi sono allenatori dei giovani di domani.

La parola coraggio vi fa paura?

FGM

 

 

 

19 marzo 2006

Festa del papà

19 marzo. San Giuseppe, recita il calendario. Tradizionalmente, Festa del Papà, con i bambini che segretamente o quasi preparano a scuola disegnini e piccoli gadgets da donare al loro papà, e questi che fino all'ultimo fingono di non accorgersene.

<<Grazie, lo sapevamo tutti>> diranno ora i più spiritosi lettori, mentre quelli meno portati alla curiosità correranno con la mano velocemente al mouse per passare oltre ed altrove. Fermi vi prego!

Un editoriale che si rispetti non sta qui a fare la storia della festa del papà, per quanto ricorrenza tiepidamente carina, in cui comunque, passati i venticinque secondi in cui ricevuto il pensierino ringraziamo e sbaciucchiamo i nostri piccoli, se va bene il pargoletto cerca di spillarci qualche euro per le figurine o per l'uscita con gli amici.

Visto che qui siamo ospitati da una associazione che si occupa di sport, e nel contempo fa proprio punto di orgoglio la cura della socializzazione e del rapporto intenso con la comunità ed il territorio, ci piace utilizzare questa possibilità per considerare con qualche profondità il "papà" dal punto di vista sportivo, in particolare, per esperienza diretta, quale appassionato, dirigente, ma soprattutto, papà, per quanto riguarda la mitica figura del "papà" di un giovane, possibilmente giovanissimo calciatore.

Il papà del calciatore Non sarà mai un esemplare a rischio di estinzione e vive in particolare ai margini dei campi da calcio grandi e piccoli, senza distinzione tra il piazzale battuto dietro la parrocchia e il moderno impianto in sintetico con annesso bar e punto di ristoro.

Conduce solitamente vita riservata e tranquilla sino all'età adulta, quando, alcuni anni dopo aver generato uno o più figli, preferibilmente ma non assolutamente maschi, inizia a manifestare sintomi di irrequietezza, spesso accompagnati da un irrefrenabile impulso che lo spinge a tirar calci a qualsiasi cosa abbia una forma perlomeno tondeggiante, e nei fine settimana lo si vede spesso in qualche parco o campagna intento a improbabili palleggi contrapposto alla progenie spesso appena in grado di ergersi ed esprimersi. Accompagna molto frequentemente le sue dimostrazioni con sproloqui inquietanti circa non meglio specificate imprese calcistiche giovanili, mentre con occhio leggermente appannato infierisce sul pargolo con rappresentazioni più o meno allucinate di tocchi e movenze degne del miglior Pelè do Nascimento.

Questo periodo è generalmente caratterizzato da astenia e riduzione dell'attenzione, per cui viene meno rapidamente il contatto con la realtà, che solo apparentemente si ristabilisce, dopo qualche anno e lunghe cure, con l'infante giunto all'età considerata matura, quindi intorno ai sei anni, (ma spesso già sin dal quarto-quinto anno il cucciolo viene strappato dalle braccia del pupazzo di pezza rappezzato preferito), che viene posto a ruota dell'esemplare adulto, iniziando così un penoso peregrinare che lo porta in teoria a ispezionare e valutare un cospicuo numero di società sportive, in realtà a bussare disperatamente e vanamente a decine di porte, vantando inesistenti e millantate conoscenze e scontrandosi con un consueto <<siamo completi>>, prima di riuscire a scendere a bassissimi compromessi che permetteranno allo spaesato fanciullo di fare il suo ingresso in un mondo completamente nuovo e spesso terrificante, da cui forse non riuscirà mai più a sottrarsi.

Sin dal primo inserimento della prole nel branco,che da qui in avanti chiameremo per brevità "allenamento", l'esemplare adulto, che da qui in avanti chiameremo per brevità "papà", ostenta sicurezza e superiorità, pur controllando frequentemente di sottecchi, i comportamenti di altri disperati già inseriti nel girone infernale, che da qui in avanti chiameremo per brevità "genitori" che a loro volta, fingendo sorrisi di circostanza e giovialità sproporzionate, si costringono ad accogliere nel gruppo così esclusivo l'intruso.

Già, perchè considerati un unico individuo, padre e figlio vengono alla prima, visti come possibili rivali sul campo del proprio personale imprescindibile piccolo Jairsiñho, e per questo si stabilisce immediatamente un muro di odio ferocissimo tra il branco mannaro dei genitori ormai cementati dal tempo dietro la rete di recinzione, e l'incauto pretendente all'iniziazione.

Solo il successivo penoso arrivo di altra carne fresca permetterà al malcapitato di sottrarsi alla torma bavosa, consentendogli inspiegabilmente di effettuare il cosiddetto "salto del fosso" che si caratterizza con la totale o quasi accettazione nel branco del papà semiveterano e in via subordinata del pargolo-aspirante-calciatore, rinnovando ogni più triste attenzione nei confronti dell'ultimo arrivato.

Studi approfonditi non sono ancora riusciti a risolvere il mistero dell'accettazione nel gruppo dei nuovi arrivati, ma si pensa secondo le teorie più accreditate, che i genitori, che marcano in qualche maniera il "territorio" forse per mezzo di ghiandole odorifere, riconoscano come appartenente al branco gli altri esemplari che stazionano da abbastanza tempo sulla stessa area geografica, che da qui in avanti chiameremo per brevità "campo". Si è infatti osservato che spesso durante gli allenamenti dei cuccioli, ogni singolo papà tende a posizionarsi sempre negli stessi punti, restando a volte per ore in osservazione dei movimenti sul campo e lanciando di quando in quando incomprensibili richiami.

Di particolare pregio, l'osservazione "a bordo campo" dei comportamenti antropologici e del rapporto sociale della specie.

Pur essendo i gruppi di genitori formati perlopiù da individui maschi, si è notato che vengono a volte accettati anche con qualche diffidenza iniziale, individui femmina, che in breve tempo comunque si inseriscono nel branco iniziando poi ad emettere richiami simili a quelli dei maschi, solo più acuti ed insistiti.

Pur essendo apparentemente accomunati in qualche forma civile, i papà che compongono il branco, si abbandonano spesso ad atteggiamenti apertamente insofferenti, riottosi e a volte violenti, arrivando perfino ad azzannarsi, prima di tornare rapidamente nello stato quasi abulico e catatonico che contraddistingue il periodo detto di allenamento, e sembra questo succeda in particolare periodo temporale e ciclicamente, sempre prima del fine settimana ed indipendentemente dalla luna piena.

Apparente causa della reazione del papà, sembrano essere comportamenti e presunte decisioni dell'individuo adulto posto a sorveglianza del gruppo di cuccioli, che da qui in avanti per brevità chiameremo "allenatore".

Compito principale dell'allenatore, nella gerarchia del branco, è di preparare i cuccioli allenandoli, appunto ad affrontare la caccia settimanale, cui vengono scelti a partecipare, di volta in volta solo i cuccioli più meritevoli o i più intraprendenti.

Sembra però accertato che una certa importanza nella scelta dei cuccioli rivestano anche i comportamenti del branco adulto, seppure contrastanti.

Si è notato ancora, infatti, che mentre potrebbe avere una certa ma relativamente breve influenza sull'allenatore il comportamento aggressivo dimostrato dai papà maschio, come già spiegato precedentemente, effetti molto più duraturi nel tempo hanno addirittura i comportamenti meno rumorosi ma predominanti del papà femmina, da cui qualche volta prendono esempio addirittura i rispettivi esemplari di cuccioli, profondendosi entrambi in moine e ammiccamenti.

A questi risponde l'individuo allenatore con suoni bassi ma di tono profondo, e lievi sguardi ebeti accompagnati dallo scoprire della dentatura apparentemente senza intenzioni aggressive.

Sovente sembra essere questa la tattica appropriata per entrare a far parte dei cacciatori domenicali.

Bisogna dire che durante gli allenamenti alla caccia, il papà osserva comunque attentamente non tanto il proprio cucciolo, quanto quelli altrui, sentenziando poi con gli altri papà in merito ad ogni episodio insignificante, e si nota qui la propensione di quasi tutti gli individui allo stato adulto a svolgere il ruolo dell'allenatore, evidentemente ancestralmente congenito.

E' ancora di particolare rilievo l'osservazione delle attitudini sociali durante la caccia che viene svolta principalmente la domenica, con qualche eccezione.

Curioso il rito del branco adulto, che accompagna comunque i cuccioli alla caccia, osservandoli da postazioni che per geo-morfologia ricordano quanto più possibile quelle assunte durante gli allenamenti.

Il branco adulto, se riesce, circonda completamente la zona di caccia, forse per impedire la fuga alle prede, ma a volte mescolandosi arbitrariamente con individui provenienti da altri branchi contrapposti, con i quali sembra non esistere peraltro alcuna nemmeno lontana parentela di specie, limitandosi i gruppi a girarsi intorno ringhiando e drizzando il pelo.

Il papà adulto, aizza alla caccia il cucciolo utilizzando urla selvagge  e un gesticolare frenetico incomprensibile, ma che potrebbe essere un primitivo codice di comunicazione.

Si riconosce l'esemplare adulto insoddisfatto dall'osservazione delle vene sul collo, che appaiono enormemente turgide, dalla sudorazione accellerata, e dall'estrusione dell'occhio, più spalancato e arrossato quanto più è negativo l'esito della caccia.

Sporadicamente si contano episodi di attacco tra esemplari adulti, che sembrano preferire normalmente lo scambio di insulti ringhianti a mezza voce accompagnati da cenni ironici di superiorità.

La caccia di solito si conclude con scarso risultato, poche prede e in genere un unica vittima, un esemplare adulto di arbitrus astigmaticum, ma a detta del papà osservatore, questo è comunque positivo in quanto "la prossima volta" sicuramente andrà meglio, i cuccioli saranno più esperti,  e le prede catturate più numerose.

Stranamente peraltro, al termine della battuta di caccia, sembrano contarsi più danni tra i papà, sia maschi che femmine, che spesso stazionano ai margini della radura leccandosi a vicenda le ferite, mentre i cuccioli, comunque sia andata la caccia, si dedicano al gioco, rincorrendosi, beati loro, allegramente.

FGM

 

 

15 marzo 2006

La marca degli omogeneizzati

Non passa settimana senza che qualcuna delle nostre squadre, si trovi ad affrontare i giganti.

In particolare le leve più giovani, ma con poche eccezioni anche le altre, trovano ad aspettarle avversari nelle cui fila militano bambini fisicamente molto superiori ai nostri, oltre che in parecchi casi, a parità d'età presunta, dotati di preparazione tecnica visibilmente maggiore.

Al di fuori del risultato sportivo, che se per i più piccoli passa facilmente in secondo piano, conta però qualcosa, il particolare che impressiona, è che questi casi si verificano (senza voler fare un processo) con le squadre di società sicuramente e tradizionalmente "forti" e ricche di numeri per l'ampio bacino di utenza, o per l'importanza storica che rivestono nel calcio dilettantistico e giovanile.

Devo dire che fa male e dispiace, quando ci rendiamo conto di avere di fronte prima ancora di iniziare a giocare, una squadra ben difficilmente battibile, e in particolare, nel calcio a sette riservato ancora ai più giovani, dove bastano due, tre elementi "di peso" per determinare le sorti di ogni incontro. Quando poi si vedono questi bambini (attenzione a non criminalizzare loro) che scendono in campo mostrando assoluta e matura padronanza del pallone e del gioco, fisicamente sovrastanti al più dotato dei nostri calciatori in erba, normalmente dobbiamo limitarci a guardarci in faccia e commentare sottovoce la possibile età di quei protagonisti.

Già, perchè alla fine ipocrisia vuole che sia scambiato un tenero sorriso, e sia dimenticata ogni lamentela, perchè in gioco ci sono bambini comunque, e perchè provare la malafede significherebbe ogni volta fare una ricerca anagrafica accurata (non che sia impossibile), e alla luce dei risultati di questa, denunciare i comportamenti antisportivi.

Si preferisce glissare e ingoiare la prepotenza, non già dei comunque piccoli atleti, ma delle loro società, e non ultima l'indifferenza degli enti organizzatori, cui basterebbe per limitare, se non per eliminare il problema, porre maggiore attenzione ai tesseramenti ed alle distinte di gara dove spesso, troppo spesso, si rincorrono gli stessi nomi.

Capisco che sia un lavoro difficile e imponente, vista la quantità di squadre in gioco, e capisco che i principi dello sport suggerirebbero un percorso di correttezza che deve essere affidato anche e soprattutto alla responsabilità ed onestà dei singoli partecipanti, e devo dire che da quest'anno si stanno in effetti intensificando i controlli in particolare per evitare il doppio impiego di giocatori nell'arco della stessa giornata di gara, ma continuo a pensare che quelli che ti schierano contro il "colosso" di turno, sono poi gli stessi che magari fanno pagare il biglietto di ingresso ai genitori per assistere ai tornei, e vantano in una vetrinetta schiere di coppe e trofei, ma sono gli stessi anche che fanno della selezione e dell'emarginazione dei più scarsi, una dottrina da applicare sempre e comunque.

Queste parole potranno essere tacciate come risultato dell'invidia sportiva, a fronte dei risultati delle nostre squadre, spesso mediamente negativi, ma ci sta bene di essere sospettati di questi sentimenti, se di fronte abbiamo "peccati" che a buon diritto possiamo ritenere ben maggiori.

Se siamo disposti a concedere l'irregolarità sino dalle più tenere età, condizionati dal timore di passare per i piantagrane di turno, per gli invidiosi, per i sempre perdenti, commettiamo un grave errore, perchè non dovremo stupirci più avanti quando crescendo i bambini diventeranno dei calciatori dilettanti o professionisti, ma comunque calciatori, e ci accorgeremo che altre soluzioni potrebbero rappresentare la strada più facile verso il successo sportivo.

Se invece stiamo sbagliando tutto, e ci vogliamo convincere che tutto è pulito nel mondo del calcio giovanile, ricordiamoci almeno, la prossima volta che incontreremo "i giganti" di domandare ai genitori cosa hanno dato loro da mangiare, sin da piccoli.

Tutto dipenderà dalla marca degli omogeneizzati.

FGM

 

10 marzo 2006

...Arbitro...occhiali!

Mestiere difficile, quello dell'arbitro.

I giornali del lunedì e i conduttori delle trasmissioni televisive dedicate, fanno a gara a chi massacra prima lo sventurato o gli sventurati arbitri colpevoli dell'errore di troppo, e ogni settimana, loro, gli arbitri, anzi gli Arbitri, quelli davvero importanti, fanno a gara a loro volta, a chi si suicida prima, inventandosene di tutti i colori.

Quasi sempre colpevole di una sconfitta è l'arbitro, e se i tesserati hanno qualche problema a dichiararlo apertamente, tifosi e cronisti fanno anche loro a gara a chi stringe prima il nodo intorno al collo del malcapitato fischietto.

Se poi il danno, e scusate il gioco di parole, è a danno di una delle grandi, e d'altra parte almeno quando giocano tra loro, una ci deve rimettere per forza, allora si inizia a parlare di come gli investimenti importanti di quella società, i milioni di euro spesi (spesi, ma siamo sicuri che soldi girano davvero?) vengano buttati alle ortiche per colpa di un errore arbitrale, causa e rovina insieme, ma anche panacea abile a risolvere tante situazioni dove sarebbe più onesto dare degli scarponari ai tanti campioni con poca voglia di piegare la schiena.

Nonostante tutto questo, in giro per il mondo ci invidiano gli arbitri, considerati sicuramente tra i più preparati ed i più accorti nell'interpretare le partite e nel gestirle.

Non è scopo di questo articolo però, parlare oltre degli arbitri professionisti o quasi, visto che di loro altri si occupano già abbastanza, ma abbiamo voluto accennarne in qualche passo, perchè esiste sicuramente una categoria di arbitri se possibile ancora più interessante, e qui, i personaggi principali, sono tra chi arbitro si deve inventare una settimana si e quella dopo no, nei campionati giovanili di categoria inferiore agli esordienti.

Tocca infatti ad un dirigente della squadra ospitante, improvvisarsi arbitro di incontri che se per partecipazione numerica non farebbero il contenuto di un vero stadio nemmeno a mettere insieme tutti gli spettatori di tutti gli incontri, in quanto a ultras, conta la peggior specie di assatanati tifosi che possano esistere.

I genitori.

Se al campo non arrivano fumogeni, tamburi, spranghe e bastoni, è solo perchè nell'ansia di arrivare se li sono dimenticati a casa, ma il resto c'è tutto, dallo sguardo allucinato alla follia galoppante, dalla rabbia repressa che si scatena, all'isterismo più totale.

Gentili mamme e padri premurosi, si trasformano a bordo campo in una  irrefrenabile torcida, dove agli incoraggiamenti monotoni e patetici al pargoletto, si alternano le urla disarticolate all'indirizzo di avversari e arbitro, occhiatacce al vicino di gomito che quasi sempre è di avversa fazione, ed occasionalmente ma non infrequentemente, invettive contro il proprio allenatore, sempre colpevole di sbagliare tattica e formazione.

Il genitore-tifoso non vede sul campo niente altro che il proprio figlio, ed è sempre sicuro che il gioco di tutta la squadra debba per forza essere basato su di lui, e se sono i compagni che lo agevolano fanno il loro dovere, se è lui magari a mandare in gol un compagno, bene, signori, lì avete visto allora una giocata da campione.

Quasi sempre, il figlio del genitore-tifoso è in procinto di cambiare squadra, perchè l'ha richiesto quella importante, quasi mai ci va, perchè a detta del genitore-tifoso, sarà per il prossimo anno.

Quasi sempre è il genitore-tifoso che se la prende con il malcapitato arbitro di turno, per tutto, dal fallo laterale, sempre sicuramente invertito, al mani in area che se lo ha visto lui vuol dire che c'era, e se fischia poco è perchè dovrebbe fischiare di più, ma se ferma il gioco doveva farlo proseguire, e perfino un minuto di recupero può essere motivo per togliere il saluto al proprio dirigente, se disgraziatamente il papà o la mamma improvvisati Masaniello dei campi di periferia, lo ritengono insufficiente o al contrario eccessivo.

Cambiamo allora punto di vista, e entriamo per un momento nel fischietto stonato di un arbitro dilettante.

Magari quando lo fa, lo fa con passione e cercando di essere equilibrato e corretto, magari lo fa cercando di emulare il mitico Lo Bello padre o il ragionevole ma inflessibile Collina, magari lo fa svogliatamente e forzosamente, con un occhio di troppo alla propria panchina che gli suggerisce le mosse, magari ha più timore di infierire sulla propria squadra che sugli avversari, o magari è talmente in malafede che nega l'evidenza pur di far vincere i suoi a tutti i costi.

Magari si vede che di calcio conosce appena i nomi delle squadre, e le regole le applica come si faceva in piazzetta per non scontentare nessuno, e tradendo poi tutti, magari applica alla virgola quel libretto che ha studiato a memoria e si dimentica di avere a che fare con bambini e non con professionisti, mancando così di educare arbitrando, alla correttezza ed al fair play (che brutta parola e che brutto concetto: la sportività dovrebbe essere un idea automatica nel gioco, mentre si insegna a fare il fallo e a fregare l'arbitro).

Tutte situazioni possibili, verificate nel tempo sui campetti delle giovanili, sia da protagonista-arbitro, sia da spettatore in panchina, dove magari non ti sfuggono certi piccoli gesti da imbarazzato agente segreto, scambiati tra un mister ed il "suo" arbitro in campo.

Ecco, questa è forse la cosa più fastidiosa: dirigere una gara in modo apertamente ed ipocritamente fazioso, approfittando della regola "ora tocca a me e comando io" ha senz'altro effetti incredibilmente negativi, prima di tutto perchè spesso porta a considerare norma questo concetto, per cui se all'andata hai comandato tu, al ritorno vorrà dire che comanderò io, creandosi un'infinita e vergognosa catena di Sant'Antonio.

Trascurando volutamente il fatto che questa regola non è e mai potrà essere regola nello sport, e per questo stesso motivo mai nessuno ammetterà apertamente di aver fatto deliberatamente uso del fischietto per favorire o danneggiare alcuno, l'effetto più deleterio si ottiene proprio con gli attori della commedia, i bambini, che per loro natura non possono concepire l'ingiustizia subita dall'adulto come consuetudine per quanto sbagliata, e mortificati se vittime, sconcertati se favoriti, ben presto assimilano questi fatti come parte stessa dello sport, e non dobbiamo allora stupirci quando simuleranno un fallo, quando cresceranno un pochino e si faranno espellere per aver messo le mani addosso all'arbitro o agli avversari, quando cresceranno ancora e inizieranno a non ritenere poi tanto sbagliato fare uso di doping per migliorare la propria resa sul campo.

Certo, la Federazione nella valutazione di non mandare sui campi dei pulcini arbitri qualificati, effettua probabilmente un conteggio di probabilità e di quantità numerica degli arbitri a disposizione per singolo campo. Le probabilità che su un campo da gioco categoria pulcini, si scateni un pandemonio, sono forse statisticamente più limitate che in altre categorie, ma non infinitesimali.

Il numero degli arbitri a disposizione purtroppo sembra essere sempre insufficiente, costringendo così a negarli ai più piccoli, dove d''altronde forse sarebbe importante la figura dell'arbitro educatore, che devo dire ho riscontrato in alcuni begli esempi negli anni passati, tra gli arbitri UISP e del Centro Sportivo Italiano.

Non dovete pensare che questi argomenti siano così distanti come sembra dal tema dell'articolo, perchè se lo sport è competizione, tale deve poter restare, almeno al di sotto di quel livello di professionismo o semi professionismo, dove entrano in gioco fattori che nulla hanno di attinente allo sport, ma molto con il capitale, gli interessi, la convenienza.

Provo personalmente gioia ad arbitrare una partita dei miei piccoli amici, e mi accorgo sempre, sempre, della quantità enorme di errori che commetto, per mancanza di esperienza e di conoscenza approfondita dell'applicabilità dei regolamenti e delle norme, pur nell'elasticità dovuta alla giovane età dei giocatori, o per lasciar troppo correre per poi fischiare il fallo meno grave, o per l'indecisione sull'attribuzione di una rimessa laterale, piuttosto che di un corner o rimessa dal fondo.

Cerco di essere equilibrato nel dirigere la gara, e nel tentativo di evitare anche involontarie parzialità, tendo a trasformare i calciatori nel colore della maglia, del pantaloncino, del calzettone, spersonalizzandoli quanto più possibile, per non darmi il tempo di pensare chi sta dentro quelle casacche. Sembra che il metodo sia piuttosto efficace, riuscendo facilmente ad attirarmi le ire di entrambe le panchine ed in particolare di quella della "mia" squadra. Devo però ancora scientificamente accertare se l'urlio indistinto che spesso proviene dalla zona pubblico, è indice di successo o di catastrofe totale, ma sono già abbastanza sicuro che non verrò mai chiamato ad arbitrare ufficialmente nemmeno un torneo di briscola bugiarda al circolo dei pensionati.

Per fortuna finora i genitori ultras che mi sono trovato ad affrontare, sono stati piuttosto gentili e contenuti, ed il massimo insulto se così si può chiamare, che ho perlomeno sentito arrivare è stato più che altro un interrogativo: <<...ma è orbo...???...>>

La perifrasi mi consola comunque, anche volendo giudicarla un commento negativo alla mia prestazione arbitrale, e questo naturalmente, grazie alla conoscenza dell'antico detto latino secondo cui l'orbo regna sul paese dei ciechi.

FGM

 

 

 

 

08 marzo 2006

Un biancoblu sfumato di  rosa

Giuriamo che è solo un caso scrivere questo pezzo proprio oggi, quando il calendario riporta 8 marzo, Festa della Donna, e qui approfittiamo allora per una mimosa ideale a tutte le lettrici.

Tant'è che a voler parlare della metà di Nuova Oregina che non si occupa di calcio, dobbiamo parlare in massima parte di donne, in quanto il nostro settore volley, è composto quasi interamente da donne, dalla più piccola atleta di leva 1999 alle più grandi ragazze che militano nella nostra prima squadra, nella prima Divisione FIPAV.

Pochi gli uomini, davvero pochi purtroppo, e qui contiamo appena i bravissimi allenatori della scuola volley e della Prima Squadra, rispettivamente Gigi Ferraris e Michele Caruso, ed il dirigente responsabile per la scuola volley, Umberto Ricci.

E' vero che ad inizio stagione alcuni maschietti si erano affacciati alla palestra di Via Costanzi, ma in numero troppo esiguo per resistere a lungo e formare magari una squadra, perdendosi così per strada in breve tempo.

A chiosa di questa introduzione, dobbiamo dire che se il settore volley non è affatto chiuso alla formazione di una o più squadre maschili, così come non è affatto chiuso alla collaborazione ed alla partecipazione di uomini nella sua gestione, è realtà che questa parte di Nuova Oregina sia fortemente tinta di rosa e molto ben rappresentata quindi da tutte le nostre atlete.

Quest'anno grazie soprattutto all'instancabile attività  di allenatore e responsabili, e ricordiamo qui la bravissima Alessandra Restivo co-responsabile insieme ad Umberto Ricci, abbiamo assistito ad una vera impennata di iscrizioni di nuove atlete, di tutte le categorie di scuola volley, dalla palla rilanciata, dedicata alle più piccole, al minivolley, al super minivolley per le più grandi, e questo, dopo alcune stagioni un tantino "stanche" è motivo di grande soddisfazione.

Dobbiamo riconoscere che la nostra società, è stata rivolta un poco di più al settore calcio, ma questo, per ragioni storiche, essendo nata come scuola calcio, e per ragioni di competenza, quando forse, finora, chi vi si è dedicato, vantava senz'altro maggiore esperienza sui campi di calcio che non della vita di palestra.

E' sprone per tutti noi l'entusiasmo dimostrato quest'anno dal settore volley, perchè si dedichi una maggiore attenzione a questo sport, che non consideriamo affatto a livello giovanile, come un cugino povero del calcio, ma eguale ed importante mezzo educativo e di apprendimento della pratica sportiva.

E' stato da poco organizzato un magnifico torneo, che abbiamo voluto dedicare al ventennale della fondazione della società, in apertura d'anno, proprio per significare l'importanza, la nuova importanza che vogliamo sia rivolta al nostro settore volley, a cui anche sul nostro web ufficiale, sarà dedicato moltissimo spazio.

Anche chi non frequenta abitualmente la palestra, potrà allora vedere le nostre ragazze in azione con glagioni di competenza, quando forse, finora, chi vi si è dedicato, vantava senz'altro maggiore esperienza sui campi di calcio che non della vita di palestra.

E' sprone per tutti noi l'entusiasmo dimostrato quest'anno dal settore volley, perchè si dedichi una maggiore attenzione a questo sport, che non consideriamo affatto a livello giovanile, come un cugino povero del calcio, ma eguale ed importante mezzo educativo e di apprendimento della pratica sportiva.

E' stato da poco organizzato un magnifico torneo, che abbiamo voluto dedicare al ventennale della fondazione della società, in apertura d'anno, proprio per significare l'importanza, la nuova importanza che vogliamo sia rivolta al nostro settore volley, a cui anche sul nostro web ufficiale, sarà dedicato moltissimo spazio.

Anche chi non frequenta abitualmente la palestra, potrà allora vedere le nostre ragazze in azione con gli splendidi servizi fotografici che proponiamo, e magari da qui incoraggiarsi a seguire gli incontri che quest'anno saranno davvero numerosi, oltre che tifare per i nostri colori rappresentati dalle big di prima squadra.

Avvicinandosi da profano al volley, anche chi scrive è rimasto favorevolmente colpito dal grande entusiasmo delle ragazze, e dalla professionalità dello staff tecnico, dalla partecipazione delle famiglie e dall'interessamento di diversi sponsor, disposti ad investire dove sicuramente è assicurata una minore visibilità rispetto al calcio anche giovanile, pur di sostenere un settore importante.

E' motivo allora di orgoglio, per noi poter affermare unico, sia per la scuola calcio, che per la scuola volley, sia oggi per la prima squadra volley, che al più presto contiamo, per il ritorno della prima squadra calcio, il nostro interesse a mantenere viva e sempre più attiva la nostra società, magari a dispetto di qualcuno che non disdegnerebbe qualche rito voodoo pur di vederla sparire, ma per la solidarietà e la stima che sempre più spesso ci vengono confermate da chi veramente conta all'interno del territorio, la gente, le famiglie di Oregina, che in fin dei conti sono il tessuto che sostiene la nostra voglia di metterci a disposizione della collettività, per una funzione, che non considereremo mai limitata dai numeri, sino a quando potremo sentire qualcuno, anche chi è dovuto per ragioni diverse passare altrove, dirci che si, però Nuova Oregina è un altra cosa, è sentirsi considerati, è sentirsi in mezzo agli amici, è dare e ricevere qualcosa di importante.

La nostra battaglia anche e soprattutto perchè come nel calcio anche il settore volley raggiunga le dimensioni e la qualità auspicata, si deve svolgere in particolare nelle scuole del quartiere, e se è vero che per le ragazze, rispetto ai maschi, gli interessi di attività sono molteplici, dal volley alla danza, all'equitazione, alla musica, al basket, mentre per i fanciulli in genere ci si rivolge al calcio, sta a noi far si che la scelta ricada dove sappiamo di poter garantire un educazione sportiva sana e continuativa, giocando sicuri di avere a disposizione gli strumenti migliori che esistano sul mercato: la passione e la competenza del nostro staff tecnico e perchè no, anche l'entusiasmo di tutta la società Nuova Oregina per il confermato e affermato settore volley.

FGM

 

06 marzo 2006

Tanti piccoli muretti di gesso

Probabilmente sarà in questo prossimo mese che ci pioveranno addosso parecchi sorrisi da un buon numero di rappresentanti istituzionali locali.

Già, perchè a qualcuno verrà in mente che sotto la Rotonda di Oregina, sotto il Belvedere Da Passano, c'è un pezzo di terra recintata e battuta, c'è una baracchetta tenuta su col fil di ferro, c'è un vialetto alberato che i vicini di casa continuano a scambiare per un cassonetto dei rifiuti, e tutto questo malinconico quadro prende orgogliosamente il nome da uno dei più grandi eroi della Resistenza, Campo Sportivo Aldo Gastaldi, da vent'anni giusti giusti casa e campo dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Nuova Oregina.

Saranno allora a sperare di guadagnarsi qualche voto tentando di allungarci qualche promessa vaga e vana o ci sarà qualcuno meno falso o forse solo più degno che vorrà veder chiaro in una storia che si trascina da anni come un aratro male affilato che l'unico solco scava attraverso il nostro campo? Domanda retorica, e risposta automatica: in realtà del nostro campo Gastaldi interessa ben poco a ben pochi, e tra questi pochi troppi sono soltanto i diretti utenti della struttura, cioè noi.

Se avete voglia di navigare nel sito, troverete alla pagina "stadio" un com'è e come vorrei, che è molto di più di come vorremmo, perchè si tratta almeno in parte del progetto di ricostruzione del campo e delle strutture annesse, per ora soltanto virtualmente vive, ma ben saldamente vive nei nostri pensieri, visto che ogni giorno ci dobbiamo confrontare con una realtà molto meno virtuale, che sfiora spesso la vergogna, quando non finisce nella costernazione, di fronte all'impossibilità di far fronte a mille e mille problemi, guasti, danni, mancanze, quando solo chiamare l'azienda responsabile della manutenzione perchè uno dei sei miseri fari del campo non funziona vuol dire giocare in metà campo per mesi prima di vedere l'ombra di un operaio, quando se la neve strappa la recinzione ci vuole l'inventiva del custode per evitare che quella rete vada a strascico e peschi una decina di bambini ogni sera, quando, ed è cosa di pochi giorni fa, arrivi e ti trovi l'amara sorpresa di una rete rubata da una della porte, quando se la caldaia decide lo sciopero lo fa senza avvisare e se lo fa, lo fa preferibilmente quando hai invitato una squadra per un amichevole, e se ne vanno convinti che gli hai voluto fare un dispetto, fra docce che non si scaldano, sabbie mobili a centrocampo e tanti piccoli muretti di gesso intorno all'area di rigore.

In trincea dietro quei muretti ci vanno i nostri ragazzi, dai sei ai sedici anni di età, e ci vanno almeno due volte alla settimana per i loro allenamenti, che piova o che brilli un pò di sole, e sicuramente anche loro non disdegnerebbero di calcare un bel sintetico ultima generazione, visto che da anni ormai si sentono ripetere che la prossima, forse, sarà la stagione buona per la ristrutturazione.

Intanto ci giocano i nostri bambini, e fa niente se per ora c'è questo campo, l'importante è che ci sia un posto dove correre ed imparare il calcio.

Non sembra lo stesso quando, come è successo ad inizio stagione, viene a giocarci in campionato una qualche società di quelle magari meglio abituate, non vogliamo dire un pochino snob, e senti la gente che ha da ridire su tutto, dalla recinzione alla pozzanghera, al punto di impedire al proprio figlio addirittura di cambiarsi e scendere in campo, spaventati da un possibile infortunio. Puntualmente, e neanche troppo stranamente, dalla domenica successiva il Gastaldi venne depennato dalla Federazione Provinciale, dai campi dove svolgere i campionati, nonostante ci fosse stata precedentemente accordata facoltà di disputarvi almeno le gare del torneo pulcini.

Evidentemente i nostri atleti non corrono rischi di infortunio, ma le ginocchia degli altri si sa, a volte sono sempre più rosee, così come i loro campi di calcio sono sempre verdi, le loro scarpette sempre come nuove e i loro trofei sempre troppi per essere veri.

Intendiamoci, la federazione non fa altro che applicare le norme. Certe società non fanno altro che applicare il loro modo di intendere il buon gusto.

Il progetto per la sistemazione del campo Gastaldi è lì, in qualche punto del labirinto burocratico in cui è entrato e da dove probabilmente si esce soltanto con forti appoggi politici e forti interessi, mentre a nessuno, a pochi importa di salvaguardare gli interessi di una società piccola ma di fondamentale rilevanza nel quartiere, costretta ingiustamente a canoni elevatissimi per usufruire di "altri" campi di allenamento, quando e come ad altri conviene, pagando in una stagione sportiva, da settembre a giugno, almeno dieci volte l'importo che "altri" pagano di sola locazione verso il Comune di Genova, applicando poi tariffe usurarie nei confronti di società meno fortunate, e sicuramente, meno protette.

Nel futuro della nostra associazione, c'è un ombra pesante, scurissima, perchè, se ancora quest'anno, le pessimistiche previsioni della vigilia, sono fortunatamente state smentite da un'incredibile serie di nuovi arrivi e di nuovi iscritti, cosa che ci fa ben capire quanto Nuova Oregina sia nel cuore dei ragazzi del quartiere, non possiamo continuare a sperare di reggere a lungo senza alle spalle una struttura soddisfacente, a norma, decentemente utilizzabile da tutti.

Se le istituzioni preposte non si affretteranno a capire i reali bisogni e le reali richieste della gente di Oregina, ci troveremo costretti a dichiarare persa la partita iniziata venti anni fa, privando il quartiere di un importante punto di riferimento quale il nostro.

E' probabile che di quell'omicidio qualcuno si trovi a dover rispondere alla collettività, perchè prima di scavalcare per l'ultima volta quei muretti di gesso intorno alla nostra area di rigore, e prima di deporre le armi per una resa ormai dovuta, non mancheremo di lasciar memoria della nostra verità, perfino sul "Corriere dei Piccoli".

FGM

 

 

02 marzo 2006

Queste righe...

 

E' nata oggi e soltanto oggi, nel mezzo di un sogno che nemmeno ricordo, la pagina dell'Editoriale, nuova creatura e nuova idea per questo spazio web, che entra nel terzo anno di vita con una veste grafica rinnovata ed una piccola grande rivoluzione concettuale.

E' difficile scrivere ora, qui, queste righe, che non possono essere veramente esaustive dell'intenzione racchiusa nel titolo della pagina.

Intanto perchè non si tratta di una pagina classica, di quelle che magari inumidisci il dito per sfogliarla e hai la sensazione dell' inchiostro ancora fresco, che sembra volerti dire quanto sono belle le sue primizie.

La pagina esiste solo in questa strana realtà virtuale, ed è e sarà anche e soprattutto come la vorrete tutti voi, pure se la penna ed il foglio, insomma questa pergamena elettronica, la metteremo noi, raccogliendo qui, quando sentiremo necessario farlo, le idee per una riflessione ragionata, per un commento, per uno spunto da darvi e da dare a noi stessi, perchè sia migliore ogni giorno il rapporto della società con il suo pubblico, e perchè le nostre idee non rimangano solo dentro il cassetto polveroso accanto ai pennarelli che non scrivono più.

Inoltre, è troppo forte la tentazione di dare libero sfogo ora, a tutta una serie di concetti, che invece credo abbiano bisogno e di essere meglio ragionati da parte nostra, sia di essere maggiormente "diluiti" nel tempo, perchè è nella natura del web la scarsa propensione a soffermarsi da parte dell'utente, a scorrere i testi, quando invece è molto più facile rileggere un vecchio libro che magari anni prima ci aveva emozionato.

Per ragioni analoghe, questa che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un'unica lunga, a breve lunghissima pagina, probabilmente con il tempo sarà suddivisa in pagine successive, tra loro collegate cronologicamente, assomigliando e senza volerlo essere ad un blog, dove l'articolo più recente sarà sempre il primo che troverete ad inizio pagina, ma con gli altri contributi poco distanti.

L'Editoriale non tratterà necessariamente soltanto di quanto ci riguarda più da vicino, ossia l'attività sportiva, ma potrà occuparsi di argomenti di interesse più generale, che abbiano comunque una qualche importanza per ciò che ci riguarda maggiormente, senza tuttavia cadere nella tentazione di voler assomigliare ad un vero "giornale".

Scrivere queste poche righe, non è sufficiente a rendere l'idea del perchè nasce l'Editoriale, ma con questo vorrei invitarvi  a leggerci, magari con la pazienza di sapere che qui non troverete i professionisti della penna, ma pazzi entusiasti, con un progetto, tanti progetti da condividere e portare avanti, difficilmente senza il vostro aiuto, la vostra presenza continua, assidua, costante.

La misura della nostra società, i numeri che ci indicano come una bella realtà nel quartiere, forse troppo limitata dalle strutture a disposizione, e mediamente poco fortunata nei risultati sportivi, rappresentano significativamente la dimensione che ci è ritagliata intorno, ma che abbiamo anche intenzione di superare come già in passato abbiamo fatto, ricordando soltanto la favolosa avventura dei nostri ragazzi in Ecuador del giugno scorso.

La nostra intenzione di compiere quel piccolo ma importante passo avanti nella struttura organizzativa, rappresentato anche dal progetto di ricostruzione del Campo Sportivo Gastaldi, rappresenterà il punto di non ritorno verso l'impostazione di una società forte, ben strutturata, ricca di potenzialità e di materiale umano su cui lavorare insieme, ma sempre con un punto fermo, principale e prioritario: la socialità e l'estrema attenzione verso le richieste e le necessità di crescita dei nostri bambini nei rispettivi settori di competenza.

Altre realtà, più o meno vicine, hanno da lottare con i troppi trofei ammucchiati e con quelli da vincere ancora, e troppo spesso sono costrette a trascurare i veri protagonisti della nostra attività, i bambini, i ragazzi delle squadre, dimenticando che senza di loro e senza il loro entusiasmo e la loro voglia di imparare, verrebbero meno anche quei trofei.

Qui vogliamo, e ci piace farlo, ritagliarci uno spazio importante nel tessuto sociale del quartiere, della città, perchè sia prioritaria l'idea, non solo declamata, ma quasi mai applicata altrove, di uno sport