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Tecnica e allenamento del calcio
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L'allenamento del portiere dilettante |
ATTREZZATURA: per tale s’intendono gli indumenti utili al portiere. E’ chiaro che sarà necessario fare una distinzione tra quelli per gli allenamenti e quelli per le partite: più trascurabili da un punto di vista estetico i primi; più ordinati e curati i secondi.
Ho segnalato dei suggerimenti dettati dalla mia personale esperienza e dalle mie caratteristiche fisiche; ognuno avrà caratteristiche diverse, per cui dovrà adattare l’attrezzatura di conseguenza.
NB: un portiere deve sapere, fin dai primi calci, che la cura della propria attrezzatura e l’attenzione nella vestizione sono un aspetto fondamentale del ruolo, perché lo preserva da incidenti e dolori; lo protegge dal freddo, dalla pioggia e dal terreno polveroso o fangoso; l’aiuta nelle prestazioni, gli evita situazioni spiacevoli durante il gioco, e cosi via. In questo sarò d’aiuto, ma chiedo ai portieri ed ai genitori di collaborare in tal senso.
- N° 2 slip o costume: a mio avviso è meglio un costume di tipo aderente. - N° 2 maglie di lana: manica lunga o corta: non troppo spesse e pesanti. - N° 2 maglie di cotone: ben accollate a manica corta; nella stagione calda, la canottiera a mio avviso lascia le spalle scoperte a possibili abrasioni, ed anche il collo rimane troppo esposto all’umidità, comunque con la maglia da portiere il caldo si soffre ugualmente. - N° 2 maglie sintetiche a manica lunga tipo “lupetto”: per le giornate fredde, e ventose.
NB: sempre per quanto riguarda le maglie, controllate che abbiano una lunghezza sufficiente a coprire bene la schiena; dovranno essere ben indossate (meglio se dentro lo slip o il costume), in modo che la parte lombare non si scopra durante l’attività, specialmente in inverno. Nelle giornate di pioggia evitare di appesantirsi con indumenti troppo spessi; in tal caso, la vestizione ottimale è quella che prevede una “lupetto” sulla pelle, poi la giacca a vento tipo k-way e sopra la maglia da portiere, oltre ovviamente ai pantaloni lunghi da gioco (di cui parleremo più avanti).
- N° 1 o 2 giacche a vento tipo “k-way”: serve in caso di pioggia e nelle giornate di vento gelido; è consigliabile averlo sempre in borsa per far fronte a situazioni climatiche impreviste. - N° 1 o 2 berretti di lana: fondamentale per proteggere dal freddo la testa e le orecchie; al limite si può utilizzare la fascia per le orecchie tipo sciatore. - Maglie da gioco: ovviamente ci sarà quella per le gare ufficiali, mentre per gli allenamenti andranno bene delle giacche da tuta o delle felpe che possono essere rovinate e distrutte, facendo attenzione che non abbiano le fibbie delle cerniere troppo grandi che potrebbero rivelarsi pericolose per il torace a seguito d’impatto col pallone; importante è che siano sempre a manica lunga e, se possibile con dei rinforzi sui gomiti. - Pantaloni da gioco: negli allenamenti, a prescindere dalla foggia o dal colore, meglio che siano “lunghi”, in modo da preservare la pelle del portiere durante gli esercizi; in gara meglio indossare quelli specifici da portiere per un fattore estetico, ma soprattutto di sicurezza per la presenza di imbottiture nei punti nevralgici, mantenendo libertà dei movimenti; per toppe e rinforzi su gomiti e ginocchia vi potete sbizzarrire come più vi piace. - N° 1 o 2 pantaloncini corti imbottiti: da indossare sopra o sotto la tuta, in modo da proteggere le anche del calciatore; ovviamente in caso di pioggia e/o terreno pesante, vale sempre il discorso di non appesantirsi con indumenti facilmente inzuppabili. - Gomitiere e ginocchiere: li consiglio solo se esistono dei lievi traumi in via di guarigione, oppure in presenza di campi particolarmente “duri”. - N° 3 paia calzettoni, 2 per allenamento e uno per le gare: io ho sempre indossato due paia; un paio a pelle e l’altro sopra dopo aver indossato i parastinchi, è chiaro che vale la propria preferenza personale, e devono essere indossati in modo che le scarpe non diano fastidio. - N° 2 paia di guanti da portiere: suggerisco di non fare grossi investimenti di spesa (anche perché si può sempre decidere di cambiare ruolo); controllate che abbiano una buona chiusura al polso (che sarà sempre accuratamente allacciata perché preserva da distorsioni e dall’ingresso di polvere e terriccio); un buon paio da “battaglia” per l’allenamento ed un paio più specifico per la gara, direi che sono più che sufficienti per affrontare la stagione in tutta tranquillità; importante è tenerli puliti ed asciutti, seguendo le istruzioni riportate nella confezione; per la misura è consigliabile mezza taglia in più rispetto a quella reale, ma anche in tal senso è la propria sensazione nell’indossarli che conta, per cui a Voi la scelta. - N° 1 paio di parastinchi: sono obbligatori nelle gare ufficiali; a mio parere sono molto validi quelli con la cavigliera ed è meglio indossarli anche in allenamento; è vero che il contatto fisico per il portiere è più raro, ma quando c’è spesso è molto violento, per cui gli stinchi, come ogni altra parte del corpo è meglio proteggerla. - N° 1 paio di scarpe da calcetto: qui la scelta dovrà essere più accurata; non dimentichiamo che un portiere è comunque un calciatore ed utilizza i piedi sia per calciare la palla, sia per effettuare gli spostamenti necessari per le parate; ovviamente allacciarsele è un’operazione importantissima per un portiere; egli dovrà curarla per evitare che si slaccino durante la gara; fare delle prove a casa sarà un buon allenamento, così come mantenerle pulite e ben conservate; ciò eviterà situazioni spiacevoli e fastidiose, per cui “forza e coraggio”: in questo i genitori non c’entrano, al massimo vi possono aiutare giusto i primi tempi per farvi impratichire.
E. Paganelli tratto da
http://www.dalbertis.net/portale/portieri3.asp
Problematiche
1. -Spesso i giocatori dilettanti svolgono la
seduta di allenamento dopo una giornata di lavoro e la loro
motivazione dovrebbe essere incentivata con allenamenti
diversificati che permettano di mantenere alto il livello attentivo.
L’allenatore deve capire la disponibilità al lavoro del portiere ed
essere pronto a modificare “in itinere” la seduta pianificata
ogniqualvolta si manifestino dei cali evidenti di
concentrazione. 2. -Una
squadra dilettante non sempre dispone di due portieri molto validi
(spesso uno è molto giovane e poco esperto per questo tipo di
competizione), per questo motivo bisogna prestare molta attenzione
all’aspetto preventivo e alla cura dell’integrità fisica durante gli
allenamenti. 3. -Quando gli
allenamenti vengono svolti di sera nel periodo invernale, le basse
temperature rendono la superficie di gioco e la zona di lavoro
specifico più dure; tutto ciò potrebbe favorire l’insorgenza di
eventi traumatici. 4. -Il
tempo a disposizione è sicuramente inferiore a quello dei
professionisti. 5. -La
maggior parte delle società non dispone di un’adeguata palestra di
muscolazione, pertanto i lavori condizionali dovranno essere
eseguiti a carico naturale o con piccoli bilancieri e
manubri.
Proposte
generali
Quando la
squadra si allena di sera, la seduta di allenamento del portiere
dovrebbe essere effettuata in anticipo, per curare con la massima
possibilità recettiva gli aspetti tecnici e condizionali;
successivamente l’allenatore potrà avvalersi anche dei portieri per
la parte tattica e situazionale. Inoltre, per il portiere è
fondamentale allenarsi nelle stesse situazioni ambientali della
gara: ad esempio allenare le palle alte con le luci artificiali non
è secondo me molto proficuo a livello dilettantistico.
Aspetti
condizionali
La parte
condizionale del portiere è forse quella più facile da affrontare,
rispetto agli altri ruoli, perché dei tre sistemi energetici quello
più da curare è quello anaerobico alattacido. Quello aerobico è da
escludere assolutamente, mentre quello lattacido non va mai
sollecitato in modo specifico (anche se alcuni autori hanno
evidenziato un intervento del 50% del metabolismo glucidico con
formazione di acido lattico nei muscoli estensori di alcuni sprinter
che, come tipologia di fibre e come capacità di forza
esplosiva-elastica, dovrebbero assomigliare al portiere) (Hirvonen e
coll. 1987-). In linea
generale l’allenamento condizionale dovrà essere più qualitativo
possibile, comunque non può prescindere da una fase esplorativa
delle capacità di salto. Pertanto prima dell’inizio della
preparazione è fondamentale somministrare quantomeno il Test di
Bosco - Fig. 1
- per avere indicazioni di
almeno tre qualità specifiche del portiere: Squat Jump (SJ) (per
evitare il leggero e quasi fisiologico contromovimento delle prime
prove si può eseguire partendo da seduti su uno sgabello di
un’altezza che permetta, però di avere sempre un angolo al ginocchio
di circa 90°) - Fig. 2
-, Counter Movement Jump
(CMJ) e CMJ a mani e busto “liberi”(CMJm.b.l.) La differenza tra SJ
e CMJ ci da indicazione delle capacità elastiche, mentre quella tra
CMJ e CMJ m.b.l. delle capacità coordinative (specificatamente
quella di combinazione e accoppiamento).
Il test dovrà essere ripetuto più volte, ma
sarà fondamentale avvalersi del suo aiuto all’inizio ed al termine
della fase di preparazione, durante la pausa invernale e al termine
del campionato per avere delle indicazioni nel periodo di maggior
scarico. All’inizio del
periodo di gara dovrà essere inserito anche il Drop Jump (DJ) per
trovare con più facilità l’ACO (Altezza di Caduta Ottimale) (La
valutazione della forza con il test di Bosco. Bosco
1992). Data l’altissima
correlazione tra capacità di salto e velocità, si può abbinare una
prova di velocità su m.20 (se si possono utilizzare le fotocellule e
se la superficie di corsa non subisce modifiche in base alle
condizioni climatiche, altrimenti il test può essere troppo
influenzato da altri fattori e non risulterebbe più attendibile).
Proposta di lavoro senza utilizzo di macchine
di muscolazione
Dall’inizio della preparazione alla fase di
gara si deve sicuramente variare il carico di lavoro e ciò può
avvenire sia variando l’intensità (sempre però su percentuali vicine
alla massima), sia il volume del carico (decrescente), sia la durata
(solitamente breve per non sollecitare troppo il meccanismo
lattacido) che il tipo di contrazione, mentre la densità (la pausa)
deve essere sempre molto ampia in tutte le sedute. Una pausa ampia,
oltre a garantirci un lavoro simile al modello prestativo, è di
stimolo, a livello ormonale, ad un incremento del testosterone
fondamentale in tutte le prove di forza esplosiva (La forza
muscolare, Bosco 1997) . Inoltre, le fibre veloci (FT), che sono
quelle che si affaticano di più, hanno bisogno di un maggior tempo
di recupero delle fibre lente (ST), pertanto accorciare la pausa
comporta una sollecitazione delle ST che è sicuramente
controproducente al nostro lavoro di qualità. In questa sede vorrei proporre una
progressione di lavoro basata solo su una variazione dei tipi di
contrazione che ci permette, comunque, di mantenere sempre alti i
valori d’intensità (Fig. 3-4-5):
.jpg)
Nella
contrazione
isometrica non si verifica
nè accorciamento nè allungamento muscolare. Durante la
contrazione isotonica concentrica
il muscolo si
accorcia. Nella contrazione isotonica
eccentrica il muscolo
produce una tensione che non è sufficiente alla forza esterna,
pertanto si verificherà un allungamento delle fibre muscolari
(azione frenante). Gli esercizi pliometrici
sono caratterizzati da una
prima fase eccentrica e da una successiva contrazione
concentrica-balistica. Questo
tipo di progressione ha come obiettivo di giungere ai carichi
eccentrici e pliometrici, cioè quelli che provocano più “danni”
muscolari, con una muscolatura estensoria più pronta a questo tipo
di sollecitazione.
Lavoro principalmente
PLIOMETRICO
Periodo di gara
L’utilizzo delle
esercitazioni isometriche è controindicato al miglioramento della
forza esplosiva: (a) l’isometria provoca un ispessimento del tessuto
connettivo muscolare e un conseguente decremento delle capacità
visco-elastiche dello stesso, (b) i pattern di attivazione dei
diversi tipi di fibre sono completamente diversi da una contrazione
esplosiva-balistica (”La forza muscolare” Bosco 1997), ma
eseguendole su tavolette propriocettive (Fig. 6) per un breve tempo
(10” circa) possono stimolare con più efficacia il sistema nervoso
periferico (fusi neuro-muscolari) e facilitare la capacità di
reclutamento di nuove unità motorie (Bosco e Coll. 1995), rendendo
il sistema neuro-muscolare più pronto al lavoro
successivo. Nonostante
l’esiguo tempo a disposizione non si deve mai trascurare un lavoro
settimanale sugli ischio-crurali (flessori della gamba) specialmente
in eccentrico (Fig: 7 e 8), in quanto, nel portiere, forse più che
negli altri ruoli, questo distretto muscolare (della gamba
calciante) subisce delle fortissime sollecitazioni in eccentrico.
Durante il rinvio dal fondo e nell’azione di calcio con
auto-passaggio l’azione della gamba calciante è violentissima (la
distanza che percorre la palla dopo un rinvio del portiere è
sicuramente maggiore di quella dei lanci o dei tiri degli altri
giocatori che sono molto più condizionati da valutazioni
spazio-temporali e di differenziazione neuro-muscolare), con un
intervento massimale dei flessori della coscia (ileo-psoas e retto
femorale) e degli estensori della gamba (quadricipite) che è
abbinata ad una fortissima sollecitazione eccentrica degli
ischio-crurali.

fig. 7 |
.jpg)
fig. 8 |
Esempi di -
CONTRAZIONE ECCENTRICA
- degli ischi-crurali
eseguiti a coppie
Prediligere l’aspetto qualitativo per
mancanza di tempo comporta una scelta dei tipi di
lavoro: 1. -I lavori
pliometrici dovrebbero essere eseguiti principalmente a gambe
alternate (non si verificano quasi mai degli stacchi con entrambe
gli arti inferiori, solo in caso di errore temporale durante
un’uscita, cioè quando il portiere si trova in anticipo e deve
staccare da fermo). L’azione di stacco ad una gamba prevede anche un
A.C.O. più bassa e ciò sicuramente porta meno sollecitazione alla
parte lombare del rachide. Inoltre, per l’evidente valore di
“deficit bilaterale” ( che è stato quantizzato fino al 25% negli
arti inferiori, Secher e al. 1978), cioè quel fenomeno per cui la
forza sviluppata in uno sforzo bilaterale massimale è minore di
quella esercitata in un gesto unilaterale omologo (Lateralità e
bilateralità, Squadrone, Gallozzi, Pasquini, S.d.S. n°33 1995), il
lavoro a gambe alternate è ancora più consigliato. Secondo me gli
stacchi ad una gamba possono essere eseguiti sia frontali che
laterali (cosa che si verifica durante la fase di gioco), ma ha poco
senso eseguire quelli a piedi pari frontali (non si verifica mai una
fase di spinta frontale a piedi pari), ma solo
laterali.
2. -Presso le
Società che non dispongono di campo in erba spesso si utilizza la
buca di sabbia; questa superficie, però, aumentando i tempi di
appoggio può diminuire la forza esplosiva (Evoluzione delle capacità
esplosive-elastiche e di combinazione e accoppiamento nel salto
verticale dei giovani portieri. Martone, L’allenatore 1999). Sono
molto più efficaci i tappeti paracadute o la buca di sabbia da
utilizzare però solo come superficie di caduta. L’ideale sarebbe una
porta con due buche di sabbia laterali e una parte centrale (di
stacco) più dura -
Fig.
9.
Aspetti
tecnici
La correzione
degli errori tecnici del portiere adulto in campo dilettantistico
comporta notevoli difficoltà. In allenamento, dove spesso la
pressione temporale e i dati da analizzare prima della risposta
motoria sono minori, il portiere riesce spesso a percepire l’errore
e a correggerlo, ma in partita tende ad avvalersi degli schemi
motori più consolidati. Pertanto se l’errore è macroscopico dobbiamo
tentare la correzione, mentre per quelli di piccola entità si
dovrebbe soprassedere, ma sempre facendo notare quale sarebbe stato
il gesto più adatto alla situazione.
Esempio di microciclo settimanale del periodo
di gara
Martedì
Condizionale: Forza speciale (80 toccate) se possibile
abbinata a 1-2 serie di 2-3 rip. di Forza massimale (pressa); gli
esercizi di forza speciale possono anche essere eseguiti con
elementi tecnici (“ring”, tuffo o azione di uscita alta,
ecc.). Tecnico: lavoro a terra e rilanci con le mani.
Situazionale:
in accordo con
l’allenatore.
Mercoledì
Condizionale: Potenziamento generale (compreso quello
sugli ischio-crurali); Forza speciale (20 toccate) + brevi tratti di
velocità (m.5); Tecnico:
tecnica con i piedi, tuffi
alti e capacità di reazione.
Situazionale:
in accordo con
l’allenatore.
Giovedì
Condizionale: lavori propriocettivi (tavolette o simili)
e/o funicella e/o andature con cambi di ritmo.
Tecnico: “palle alte” (bisogna considerare che
l’azione di ricaduta dopo un’uscita alta è una forte contrazione
eccentrica; pertanto, solitamente, non ho mai abbinato nella stessa
seduta lavori di forza specifica sugli arti inferiori ed ho sempre
evitato di eseguire le “palle alte” il sabato per la vicinanza con
la gara) Situazionale: partita
Sabato (matt.)
Condizionale:
rapidità
Tecnico:
capacità di reazione e rinvii e o un ripasso
breve di tutti i gesti tecnici
Situazionale:
palle inattive
Comunque il lavoro dovrebbe essere
pianificato anche con gli atleti e, conseguentemente, può subire
della variazioni per andare incontro alle loro esigenze
psico-fisiche. Se il portiere durante l’ultima partita avesse
percepito delle difficoltà su un aspetto tecnico o fisico (anche se
noi non ce ne siamo accorti) sarebbe consigliabile, secondo me, per
una sua tranquillità psicologica, spendere più tempo su quel tipo di
lavoro. Un sincero
ringraziamento al Colleferro Calcio e all’atleta Francesco
Cuscito.
Allenare la capacità
percettiva dei giovani portieri
di Salvatore
Capuano*
Imparare, per un portiere, è un
processo che determina modificazioni relativamente durature del
potenziale comportamentale, risultanti da esperienze ambientali
specifiche. Se si è avuto apprendimento, e a quale grado, si deduce
dai cambiamenti comportamentali.
“La percezione, dunque, è una componente
integrale di ogni attività di movimento, ed il suo cambiamento,
determinato dall’apprendimento, spesso contrassegna progressi
decisivi nel processo di apprendimento”. (Loibl 1990, 21). Le complicate situazioni
che coinvolgono un portiere in una fase di gioco, implicano
movimenti coordinativi molto complessi che sono legati ad elevate
espressioni percettive. Questi movimenti molto impegnativi
sviluppano determinate competenze percettive, secondo il profilo di
ciò che richiedono per la loro esecuzione. Gli stimoli dell’ambiente
rappresentano, per il portiere, impulsi emotivi a movimenti ed
azioni ed è evidente, quindi, che i processi percettivi vanno
considerati processi di interazione tra l’ambiente e la propria
persona, e vengono sostenuti sia da processi emotivi sia da processi
cognitivi. Le percezioni con informazioni complesse garantiscono
competenza d’azione, le tecniche rappresentano i presupposti motori
delle azioni. Per ottenere
un’elevata competenza
di gioco, non occorre
tanto esercitare il portiere con tecniche complicate in situazioni
semplici, quanto risolvere situazioni complesse di gioco con
tecniche semplici.
Esempi: - Portieri all’interno di un cerchio in
numero di 6/8 con due palloni. Trasmissione dei palloni in modo tale
che nessuno debba ricevere due palloni. - Portieri in numero di 8 sul perimetro di un
rettangolo (20 x 15) che si passano la palla e cambiano di posto con
il corrispettivo di fronte (fig. 1). Lo stesso esercizio si può fare
anche con sei portieri;
Richiesta: continuo cambiamento dall’attenzione
periferica a quella focalizzata, addestramento accentuato delle
capacità (timing, anticipazione, differenziazione cinestetica,
orientamento spazio-temporale).

La difficoltà coordinativa viene determinata
dall’esigenza di velocizzare il movimento dalla complessità del
compito motorio come ad esempio abbinare una rapidità degli appoggi
ad un improvviso cambio di direzione per una parata in
controtempo. Durante
l’effettuazione del movimento sono possibili correzioni grazie alle
informazioni che provengono dal nostro corpo (propriocettività),
tali correzioni sono possibili usando i gradi di libertà degli
organi motori. Jean Le Boulch
riguardo all’apprendimento motorio dice che la perfezione
dell’automatismo non è nell’acquisizione rigida delle azioni
muscolari, ma al contrario nelle possibilità di riorganizzazione i
movimenti in situazioni differenti. In un nuovo apprendimento
distinguiamo: una fase
esplorativa (rappresentazione mentale, conoscenza e riferimenti) una
fase di dissociazione (interiorizzazione degli schemi motori,
controllo ed inibizione, selezione, dapprima il controllo è visivo
poi sempre più propriocettivo), una fase di stabilizzazione,
attraverso numerose ripetizioni presa di coscienza e non
addestramento del corpo, (automatismo indipendente dal controllo
superiore della corteccia cerebrale).
Poiché le competenze coordinative specifiche
hanno impronta individuale
(Glasauer 2003) è opportuno costruire e rafforzare il
profilo delle risorse individuali. A tale scopo si debbono porre
richieste più elevate di quelle poste dalla disciplina e dal ruolo
stesso. Esempio: - Esercizi di presa, lancio e ricezione e
fondamentali tecnici (esempio passaggio alla corda) con diversi
compiti supplementari (capriole, salti, rotolamenti, doppie parate
in uscita e parate in contromovimento).
- Uno contro uno in maniera continuata in un
campo da 15x7 in cui il portiere difende la sua porta ed attacca
quella dell’altro portiere (figura 2). Il tutto ponendo vincoli di
spazio, pressione temporale e obblighi tecnici.
.gif) figura 2
Dunque gli esercizi e i giochi con
particolari accenti sulle capacità percettive, implicano
contestualmente un forte lavoro sulle capacità coordinative
parallelamente allo sviluppo tecnico. Il giovane portiere, come ogni
atleta, deve acquisire e
stabilizzare un gesto
tecnico con la massima precisione possibile per poi saperlo
applicare e
variare e poi ancora saperlo
creare e
perfezionare. Quando a nostro avviso
possiamo procedere con richieste altamente specifiche in virtù dei
miglioramenti dei nostri portieri, allora si può passare ad una
forma superiore di addestramento che richiama tipiche situazioni di
gioco in particolari condizioni di pressione. Esercizi che
richiedono un superpotenziale coordinativo senza perdere di vista
l’aderenza al gioco e alle reali situazioni tipiche di un portiere.
L’eccesso o la carenza delle
informazioni generano pressione nella presa di decisione o
nell’esecuzione del gesto tecnico, e dunque una pressione
particolare per quanto riguarda la rapidità del gesto e la sua
precisione dell’esecuzione.
Esempio: Carenza di
informazioni: il portiere si
trova al centro di due porticine (A e B). Due palloni al centro
velati o nascosti da altri giocatori. Al segnale i due giocatori
esterni si staccano per ricevere la palla, che il portiere non vede
partire, e solo uno va al tiro. Il portiere dovrà reagire per tempo,
percepire i segnali preparatori del giocatore che è pronto per
ricevere e calciare e difendere la porticina omolaterale. Il
portiere non ha informazioni per anticipare un programma d’azione
fino a quando non vede la palla che esce dal velo fatto dai
giocatori. Variante: l’altro giocatore che non calcia, riceve
successivamente la palla e va in 1 contro 1 dalla parte opposta
(figura 3).
.gif) figura
3
Eccesso di informazioni: il portiere al centro tra due porticine
(figura 4). Di fronte due giocatori (a – b) con due palloni che
previo accordo calceranno verso le due porte: il giocatore “b” in
1:1 ed il giocatore “a” con un tiro. Ognuno tira verso la propria
porticina omolaterale dando inizio all’azione simultaneamente. Il
portiere deve reagire immediatamente: intuire chi va al tiro per
pararne il pallone e immediatamente dopo cambiare posizione per
uscire in 1:1 con il giocatore opposto.
.gif) figura 4
In un sistema globale di allenamento devono
essere inseriti degli aspetti metodici dell’allenamento della
coordinazione: - variazione
dell’esecuzione del movimento delle tecniche
sportive; - cambiamento delle
condizioni esterne; -
combinazioni di abilità motorie; - aumento delle richieste di
precisione; - massima
accelerazione del ritmo dei movimenti; - variazione della presa d’informazioni
(nascondendo la presa di informazioni o con eccessi di
informazioni); -
esercitazione in stato di affaticamento; - esercitazione in condizioni di pressione
psichica (rumori o compiti supplementari); - condizioni di molteplicità di informazioni
e creazione di situazioni in cui si debbono prendere
decisioni. Il livello di
coordinazione diminuisce con il progredire della esperienza dei
giocatori. Questo fenomeno viene spiegato con la limitazione dei
mezzi di allenamento utilizzati per perfezionare elementi tecnici
già noti e della gamma di esercizi utilizzati per lo sviluppo della
coordinazione. Da tempo è
stata riscontrata la necessità che, assolutamente, ogni anno il 15%
degli esercizi utilizzati venga sostituito da esercizi
nuovi (Ulatowski 1989),
in quanto le ricerche hanno
dimostrato che solo esercizi nuovi, sconosciuti agli atleti, ne
possono sviluppare la coordinazione. Si tratta di indicazioni che non sempre
vengono applicate alla prassi (Starosta 2003).
*Docente di Scienze Motorie e
Istruttore Giovani calciatori.
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Uscite sulle palle alte:
teoria e proposte operative
Una serie di esercitazioni per il miglioramento
di un fondamentale che caratterizza sempre più la prestazione del
portiere moderno.
L’evoluzione del gioco del calcio, delle
strategie offensive con palla in movimento e palla ferma ha
determinato una richiesta sempre più pressante nei confronti del
portiere soprattutto per quanto riguarda il dominio dello spazio
aereo (e non) di fronte a lui.
Le difficoltà che riguardano l’uscita su palle
alte sono molteplici,dall’abilità degli attaccanti ai quali
contendere il pallone alle difficoltà relative alla pronta lettura
delle traiettorie, dalle caratteristiche di colui che calcia alle
caratteristiche dei palloni finendo con le interferenze di chi
occupa lo spazio davanti a noi (difensori e attaccanti).
Tuttavia la difficoltà più grande in un calcio
esasperato come il nostro, soprattutto ad alto livello, è
rappresentata dalla difficile scelta di abbandonare la porta e
avventurarsi in azioni che spesso risultano rischiose per le
situazioni contingenti che si vengono a creare. Il tutto
possibilmente senza sbagliare... mai !!!
Di seguito una raccolta di esercitazioni più o
meno conosciute sul tema in oggetto.
Non rappresentano cronologicamente una ideale
progressione didattica, ma sono proposte operative che potranno
essere elaborate secondo i vostri criteri e la vostra filosofia.
La scelta degli esercizi, il numero delle
ripetizioni varierà a seconda degli obiettivi tecnici e
fisiologici da raggiungere, dal momento all’interno del microciclo
e dal contesto generale del lavoro di portieri e squadra.
Nelle esercitazioni (soprattutto quelle che si
riferiscono a situazioni che riproducono il modello gara), è molto
importante avere un atteggiamento aggressivo nei confronti della
palla e della situazione. La presenza di sagome/uomini
attivi/passivi (elementi di disturbo) educherà a familiarizzare
con le interferenze. Il disturbo può essere causato essenzialmente
da due fattori:
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• visivo: la corsa e/o la presenza di un
giocatore può interferire con la traiettoria della palla, ad es.
il taglio di un attaccante che va a a colpire sul primo palo in
anticipo con palla invece indirizzata sul secondo palo
• fisico-tattile: la corsa e/o la presenza di
un giocatore (difensore o attaccante) può interferire attraverso
l’impatto diretto. È fondamentale in questo frangente, arrivare ad
intercettare il pallone con il tempo giusto nel punto di maggiore
velocità del nostro corpo, punto nel quale potremo esprimere, in
caso di contatto, una forza di impatto superiore,
(Forza = Massa X Accelerazione).
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Foto 1.
Foto 2.
Capacità coordinative
Nei giovani portieri sarà particolarmente
importante lavorare per lo sviluppo delle capacità coordinative ed
in particolare:
• capacità di ritmizzazione: permette di
trovare i corretti passi di spostamento per arri | | |