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Tecnica e allenamento del calcio

 

 

L'allenamento del portiere dilettante

ATTREZZATURA: per tale s’intendono gli indumenti utili al portiere. E’ chiaro che sarà necessario fare una distinzione tra quelli per gli allenamenti e quelli per le partite: più trascurabili da un punto di vista estetico i primi; più ordinati e curati i secondi. Ho segnalato dei suggerimenti dettati dalla mia personale esperienza e dalle mie caratteristiche fisiche; ognuno avrà caratteristiche diverse, per cui dovrà adattare l’attrezzatura di conseguenza.

NB: un portiere deve sapere, fin dai primi calci, che la cura della propria attrezzatura e l’attenzione nella vestizione sono un aspetto fondamentale del ruolo, perché lo preserva da incidenti e dolori; lo protegge dal freddo, dalla pioggia e dal terreno polveroso o fangoso; l’aiuta nelle prestazioni, gli evita situazioni spiacevoli durante il gioco, e cosi via. In questo sarò d’aiuto, ma chiedo ai portieri ed ai genitori di collaborare in tal senso.


- N° 2 slip o costume: a mio avviso è meglio un costume di tipo aderente.
- N° 2 maglie di lana: manica lunga o corta: non troppo spesse e pesanti.
- N° 2 maglie di cotone: ben accollate a manica corta; nella stagione calda, la canottiera a mio avviso lascia le spalle scoperte a possibili abrasioni, ed anche il collo rimane troppo esposto all’umidità, comunque con la maglia da portiere il caldo si soffre ugualmente.
- N° 2 maglie sintetiche a manica lunga tipo “lupetto”: per le giornate fredde, e ventose.


NB: sempre per quanto riguarda le maglie, controllate che abbiano una lunghezza sufficiente a coprire bene la schiena; dovranno essere ben indossate (meglio se dentro lo slip o il costume), in modo che la parte lombare non si scopra durante l’attività, specialmente in inverno. Nelle giornate di pioggia evitare di appesantirsi con indumenti troppo spessi; in tal caso, la vestizione ottimale è quella che prevede una “lupetto” sulla pelle, poi la giacca a vento tipo k-way e sopra la maglia da portiere, oltre ovviamente ai pantaloni lunghi da gioco (di cui parleremo più avanti).


- N° 1 o 2 giacche a vento tipo “k-way”: serve in caso di pioggia e nelle giornate di vento gelido; è consigliabile averlo sempre in borsa per far fronte a situazioni climatiche impreviste.
- N° 1 o 2 berretti di lana: fondamentale per proteggere dal freddo la testa e le orecchie; al limite si può utilizzare la fascia per le orecchie tipo sciatore.
- Maglie da gioco: ovviamente ci sarà quella per le gare ufficiali, mentre per gli allenamenti andranno bene delle giacche da tuta o delle felpe che possono essere rovinate e distrutte, facendo attenzione che non abbiano le fibbie delle cerniere troppo grandi che potrebbero rivelarsi pericolose per il torace a seguito d’impatto col pallone; importante è che siano sempre a manica lunga e, se possibile con dei rinforzi sui gomiti.
- Pantaloni da gioco: negli allenamenti, a prescindere dalla foggia o dal colore, meglio che siano “lunghi”, in modo da preservare la pelle del portiere durante gli esercizi; in gara meglio indossare quelli specifici da portiere per un fattore estetico, ma soprattutto di sicurezza per la presenza di imbottiture nei punti nevralgici, mantenendo libertà dei movimenti; per toppe e rinforzi su gomiti e ginocchia vi potete sbizzarrire come più vi piace.
- N° 1 o 2 pantaloncini corti imbottiti: da indossare sopra o sotto la tuta, in modo da proteggere le anche del calciatore; ovviamente in caso di pioggia e/o terreno pesante, vale sempre il discorso di non appesantirsi con indumenti facilmente inzuppabili.
- Gomitiere e ginocchiere: li consiglio solo se esistono dei lievi traumi in via di guarigione, oppure in presenza di campi particolarmente “duri”.
- N° 3 paia calzettoni, 2 per allenamento e uno per le gare: io ho sempre indossato due paia; un paio a pelle e l’altro sopra dopo aver indossato i parastinchi, è chiaro che vale la propria preferenza personale, e devono essere indossati in modo che le scarpe non diano fastidio.
- N° 2 paia di guanti da portiere: suggerisco di non fare grossi investimenti di spesa (anche perché si può sempre decidere di cambiare ruolo); controllate che abbiano una buona chiusura al polso (che sarà sempre accuratamente allacciata perché preserva da distorsioni e dall’ingresso di polvere e terriccio); un buon paio da “battaglia” per l’allenamento ed un paio più specifico per la gara, direi che sono più che sufficienti per affrontare la stagione in tutta tranquillità; importante è tenerli puliti ed asciutti, seguendo le istruzioni riportate nella confezione; per la misura è consigliabile mezza taglia in più rispetto a quella reale, ma anche in tal senso è la propria sensazione nell’indossarli che conta, per cui a Voi la scelta.
- N° 1 paio di parastinchi: sono obbligatori nelle gare ufficiali; a mio parere sono molto validi quelli con la cavigliera ed è meglio indossarli anche in allenamento; è vero che il contatto fisico per il portiere è più raro, ma quando c’è spesso è molto violento, per cui gli stinchi, come ogni altra parte del corpo è meglio proteggerla.
- N° 1 paio di scarpe da calcetto: qui la scelta dovrà essere più accurata; non dimentichiamo che un portiere è comunque un calciatore ed utilizza i piedi sia per calciare la palla, sia per effettuare gli spostamenti necessari per le parate; ovviamente allacciarsele è un’operazione importantissima per un portiere; egli dovrà curarla per evitare che si slaccino durante la gara; fare delle prove a casa sarà un buon allenamento, così come mantenerle pulite e ben conservate; ciò eviterà situazioni spiacevoli e fastidiose, per cui “forza e coraggio”: in questo i genitori non c’entrano, al massimo vi possono aiutare giusto i primi tempi per farvi impratichire.

E. Paganelli tratto da http://www.dalbertis.net/portale/portieri3.asp

Problematiche

1. -Spesso i giocatori dilettanti svolgono la seduta di allenamento dopo una giornata di lavoro e la loro motivazione dovrebbe essere incentivata con allenamenti diversificati che permettano di mantenere alto il livello attentivo. L’allenatore deve capire la disponibilità al lavoro del portiere ed essere pronto a modificare “in itinere” la seduta pianificata ogniqualvolta si manifestino dei cali evidenti di concentrazione.
2. -Una squadra dilettante non sempre dispone di due portieri molto validi (spesso uno è molto giovane e poco esperto per questo tipo di competizione), per questo motivo bisogna prestare molta attenzione all’aspetto preventivo e alla cura dell’integrità fisica durante gli allenamenti.
3. -Quando gli allenamenti vengono svolti di sera nel periodo invernale, le basse temperature rendono la superficie di gioco e la zona di lavoro specifico più dure; tutto ciò potrebbe favorire l’insorgenza di eventi traumatici.
4. -Il tempo a disposizione è sicuramente inferiore a quello dei professionisti.
5. -La maggior parte delle società non dispone di un’adeguata palestra di muscolazione, pertanto i lavori condizionali dovranno essere eseguiti a carico naturale o con piccoli bilancieri e manubri.


Proposte generali

Quando la squadra si allena di sera, la seduta di allenamento del portiere dovrebbe essere effettuata in anticipo, per curare con la massima possibilità recettiva gli aspetti tecnici e condizionali; successivamente l’allenatore potrà avvalersi anche dei portieri per la parte tattica e situazionale. Inoltre, per il portiere è fondamentale allenarsi nelle stesse situazioni ambientali della gara: ad esempio allenare le palle alte con le luci artificiali non è secondo me molto proficuo a livello dilettantistico.

Aspetti condizionali

La parte condizionale del portiere è forse quella più facile da affrontare, rispetto agli altri ruoli, perché dei tre sistemi energetici quello più da curare è quello anaerobico alattacido. Quello aerobico è da escludere assolutamente, mentre quello lattacido non va mai sollecitato in modo specifico (anche se alcuni autori hanno evidenziato un intervento del 50% del metabolismo glucidico con formazione di acido lattico nei muscoli estensori di alcuni sprinter che, come tipologia di fibre e come capacità di forza esplosiva-elastica, dovrebbero assomigliare al portiere) (Hirvonen e coll. 1987-).
In linea generale l’allenamento condizionale dovrà essere più qualitativo possibile, comunque non può prescindere da una fase esplorativa delle capacità di salto. Pertanto prima dell’inizio della preparazione è fondamentale somministrare quantomeno il Test di Bosco -
Fig. 1 - per avere indicazioni di almeno tre qualità specifiche del portiere: Squat Jump (SJ) (per evitare il leggero e quasi fisiologico contromovimento delle prime prove si può eseguire partendo da seduti su uno sgabello di un’altezza che permetta, però di avere sempre un angolo al ginocchio di circa 90°) - Fig. 2 -, Counter Movement Jump (CMJ) e CMJ a mani e busto “liberi”(CMJm.b.l.) La differenza tra SJ e CMJ ci da indicazione delle capacità elastiche, mentre quella tra CMJ e CMJ m.b.l. delle capacità coordinative (specificatamente quella di combinazione e accoppiamento).

Il test dovrà essere ripetuto più volte, ma sarà fondamentale avvalersi del suo aiuto all’inizio ed al termine della fase di preparazione, durante la pausa invernale e al termine del campionato per avere delle indicazioni nel periodo di maggior scarico.
All’inizio del periodo di gara dovrà essere inserito anche il Drop Jump (DJ) per trovare con più facilità l’ACO (Altezza di Caduta Ottimale) (La valutazione della forza con il test di Bosco. Bosco 1992).
Data l’altissima correlazione tra capacità di salto e velocità, si può abbinare una prova di velocità su m.20 (se si possono utilizzare le fotocellule e se la superficie di corsa non subisce modifiche in base alle condizioni climatiche, altrimenti il test può essere troppo influenzato da altri fattori e non risulterebbe più attendibile).

figg. 1, 2


Proposta di lavoro senza utilizzo di macchine di muscolazione

Dall’inizio della preparazione alla fase di gara si deve sicuramente variare il carico di lavoro e ciò può avvenire sia variando l’intensità (sempre però su percentuali vicine alla massima), sia il volume del carico (decrescente), sia la durata (solitamente breve per non sollecitare troppo il meccanismo lattacido) che il tipo di contrazione, mentre la densità (la pausa) deve essere sempre molto ampia in tutte le sedute. Una pausa ampia, oltre a garantirci un lavoro simile al modello prestativo, è di stimolo, a livello ormonale, ad un incremento del testosterone fondamentale in tutte le prove di forza esplosiva (La forza muscolare, Bosco 1997) . Inoltre, le fibre veloci (FT), che sono quelle che si affaticano di più, hanno bisogno di un maggior tempo di recupero delle fibre lente (ST), pertanto accorciare la pausa comporta una sollecitazione delle ST che è sicuramente controproducente al nostro lavoro di qualità.
In questa sede vorrei proporre una progressione di lavoro basata solo su una variazione dei tipi di contrazione che ci permette, comunque, di mantenere sempre alti i valori d’intensità (Fig. 3-4-5):

Nella contrazione isometrica non si verifica nè accorciamento nè allungamento muscolare.
Durante la
contrazione isotonica concentrica il muscolo si accorcia.
Nella
contrazione isotonica eccentrica il muscolo produce una tensione che non è sufficiente alla forza esterna, pertanto si verificherà un allungamento delle fibre muscolari (azione frenante).
Gli
esercizi pliometrici
sono caratterizzati da una prima fase eccentrica e da una successiva contrazione concentrica-balistica.
Questo tipo di progressione ha come obiettivo di giungere ai carichi eccentrici e pliometrici, cioè quelli che provocano più “danni” muscolari, con una muscolatura estensoria più pronta a questo tipo di sollecitazione.

Lavoro principalmente PLIOMETRICO
Periodo di gara

L’utilizzo delle esercitazioni isometriche è controindicato al miglioramento della forza esplosiva: (a) l’isometria provoca un ispessimento del tessuto connettivo muscolare e un conseguente decremento delle capacità visco-elastiche dello stesso, (b) i pattern di attivazione dei diversi tipi di fibre sono completamente diversi da una contrazione esplosiva-balistica (”La forza muscolare” Bosco 1997), ma eseguendole su tavolette propriocettive (Fig. 6) per un breve tempo (10” circa) possono stimolare con più efficacia il sistema nervoso periferico (fusi neuro-muscolari) e facilitare la capacità di reclutamento di nuove unità motorie (Bosco e Coll. 1995), rendendo il sistema neuro-muscolare più pronto al lavoro successivo.
Nonostante l’esiguo tempo a disposizione non si deve mai trascurare un lavoro settimanale sugli ischio-crurali (flessori della gamba) specialmente in eccentrico (Fig: 7 e 8), in quanto, nel portiere, forse più che negli altri ruoli, questo distretto muscolare (della gamba calciante) subisce delle fortissime sollecitazioni in eccentrico. Durante il rinvio dal fondo e nell’azione di calcio con auto-passaggio l’azione della gamba calciante è violentissima (la distanza che percorre la palla dopo un rinvio del portiere è sicuramente maggiore di quella dei lanci o dei tiri degli altri giocatori che sono molto più condizionati da valutazioni spazio-temporali e di differenziazione neuro-muscolare), con un intervento massimale dei flessori della coscia (ileo-psoas e retto femorale) e degli estensori della gamba (quadricipite) che è abbinata ad una fortissima sollecitazione eccentrica degli ischio-crurali.


fig. 7

fig. 8

Esempi di - CONTRAZIONE ECCENTRICA - degli ischi-crurali eseguiti a coppie

Prediligere l’aspetto qualitativo per mancanza di tempo comporta una scelta dei tipi di lavoro:
1. -I lavori pliometrici dovrebbero essere eseguiti principalmente a gambe alternate (non si verificano quasi mai degli stacchi con entrambe gli arti inferiori, solo in caso di errore temporale durante un’uscita, cioè quando il portiere si trova in anticipo e deve staccare da fermo). L’azione di stacco ad una gamba prevede anche un A.C.O. più bassa e ciò sicuramente porta meno sollecitazione alla parte lombare del rachide. Inoltre, per l’evidente valore di “deficit bilaterale” ( che è stato quantizzato fino al 25% negli arti inferiori, Secher e al. 1978), cioè quel fenomeno per cui la forza sviluppata in uno sforzo bilaterale massimale è minore di quella esercitata in un gesto unilaterale omologo (Lateralità e bilateralità, Squadrone, Gallozzi, Pasquini, S.d.S. n°33 1995), il lavoro a gambe alternate è ancora più consigliato. Secondo me gli stacchi ad una gamba possono essere eseguiti sia frontali che laterali (cosa che si verifica durante la fase di gioco), ma ha poco senso eseguire quelli a piedi pari frontali (non si verifica mai una fase di spinta frontale a piedi pari), ma solo laterali.

2. -Presso le Società che non dispongono di campo in erba spesso si utilizza la buca di sabbia; questa superficie, però, aumentando i tempi di appoggio può diminuire la forza esplosiva (Evoluzione delle capacità esplosive-elastiche e di combinazione e accoppiamento nel salto verticale dei giovani portieri. Martone, L’allenatore 1999). Sono molto più efficaci i tappeti paracadute o la buca di sabbia da utilizzare però solo come superficie di caduta. L’ideale sarebbe una porta con due buche di sabbia laterali e una parte centrale (di stacco) più dura -
Fig. 9.

Aspetti tecnici


La correzione degli errori tecnici del portiere adulto in campo dilettantistico comporta notevoli difficoltà. In allenamento, dove spesso la pressione temporale e i dati da analizzare prima della risposta motoria sono minori, il portiere riesce spesso a percepire l’errore e a correggerlo, ma in partita tende ad avvalersi degli schemi motori più consolidati.
Pertanto se l’errore è macroscopico dobbiamo tentare la correzione, mentre per quelli di piccola entità si dovrebbe soprassedere, ma sempre facendo notare quale sarebbe stato il gesto più adatto alla situazione.


Esempio di microciclo settimanale del periodo di gara


Martedì
Condizionale: Forza speciale (80 toccate) se possibile abbinata a 1-2 serie di 2-3 rip. di Forza massimale (pressa); gli esercizi di forza speciale possono anche essere eseguiti con elementi tecnici (“ring”, tuffo o azione di uscita alta, ecc.).
Tecnico: lavoro a terra e rilanci con le mani.
Situazionale: in accordo con l’allenatore.

Mercoledì
Condizionale: Potenziamento generale (compreso quello sugli ischio-crurali); Forza speciale (20 toccate) + brevi tratti di velocità (m.5);
Tecnico: tecnica con i piedi, tuffi alti e capacità di reazione.
Situazionale: in accordo con l’allenatore.

Giovedì
Condizionale: lavori propriocettivi (tavolette o simili) e/o funicella e/o andature con cambi di ritmo.
Tecnico: “palle alte” (bisogna considerare che l’azione di ricaduta dopo un’uscita alta è una forte contrazione eccentrica; pertanto, solitamente, non ho mai abbinato nella stessa seduta lavori di forza specifica sugli arti inferiori ed ho sempre evitato di eseguire le “palle alte” il sabato per la vicinanza con la gara)
Situazionale: partita

Sabato (matt.)
Condizionale: rapidità
Tecnico: capacità di reazione e rinvii e o un ripasso breve di tutti i gesti tecnici
Situazionale: palle inattive

Comunque il lavoro dovrebbe essere pianificato anche con gli atleti e, conseguentemente, può subire della variazioni per andare incontro alle loro esigenze psico-fisiche. Se il portiere durante l’ultima partita avesse percepito delle difficoltà su un aspetto tecnico o fisico (anche se noi non ce ne siamo accorti) sarebbe consigliabile, secondo me, per una sua tranquillità psicologica, spendere più tempo su quel tipo di lavoro.
Un sincero ringraziamento al Colleferro Calcio e all’atleta Francesco Cuscito.

Allenare la capacità percettiva dei giovani portieri
di Salvatore Capuano*

Imparare, per un portiere, è un processo che determina modificazioni relativamente durature del potenziale comportamentale, risultanti da esperienze ambientali specifiche. Se si è avuto apprendimento, e a quale grado, si deduce dai cambiamenti comportamentali.
“La percezione, dunque, è una componente integrale di ogni attività di movimento, ed il suo cambiamento, determinato dall’apprendimento, spesso contrassegna progressi decisivi nel processo di apprendimento”. (Loibl 1990, 21). Le complicate situazioni che coinvolgono un portiere in una fase di gioco, implicano movimenti coordinativi molto complessi che sono legati ad elevate espressioni percettive. Questi movimenti molto impegnativi sviluppano determinate competenze percettive, secondo il profilo di ciò che richiedono per la loro esecuzione. Gli stimoli dell’ambiente rappresentano, per il portiere, impulsi emotivi a movimenti ed azioni ed è evidente, quindi, che i processi percettivi vanno considerati processi di interazione tra l’ambiente e la propria persona, e vengono sostenuti sia da processi emotivi sia da processi cognitivi. Le percezioni con informazioni complesse garantiscono competenza d’azione, le tecniche rappresentano i presupposti motori delle azioni. Per ottenere un’elevata competenza di gioco, non occorre tanto esercitare il portiere con tecniche complicate in situazioni semplici, quanto risolvere situazioni complesse di gioco con tecniche semplici.

Esempi:
- Portieri all’interno di un cerchio in numero di 6/8 con due palloni. Trasmissione dei palloni in modo tale che nessuno debba ricevere due palloni.
- Portieri in numero di 8 sul perimetro di un rettangolo (20 x 15) che si passano la palla e cambiano di posto con il corrispettivo di fronte (fig. 1). Lo stesso esercizio si può fare anche con sei portieri;

Richiesta
: continuo cambiamento dall’attenzione periferica a quella focalizzata, addestramento accentuato delle capacità (timing, anticipazione, differenziazione cinestetica, orientamento spazio-temporale).

La difficoltà coordinativa viene determinata dall’esigenza di velocizzare il movimento dalla complessità del compito motorio come ad esempio abbinare una rapidità degli appoggi ad un improvviso cambio di direzione per una parata in controtempo.
Durante l’effettuazione del movimento sono possibili correzioni grazie alle informazioni che provengono dal nostro corpo (propriocettività), tali correzioni sono possibili usando i gradi di libertà degli organi motori.
Jean Le Boulch riguardo all’apprendimento motorio dice che la perfezione dell’automatismo non è nell’acquisizione rigida delle azioni muscolari, ma al contrario nelle possibilità di riorganizzazione i movimenti in situazioni differenti. In un nuovo apprendimento distinguiamo:
una fase esplorativa (rappresentazione mentale, conoscenza e riferimenti) una fase di dissociazione (interiorizzazione degli schemi motori, controllo ed inibizione, selezione, dapprima il controllo è visivo poi sempre più propriocettivo), una fase di stabilizzazione, attraverso numerose ripetizioni presa di coscienza e non addestramento del corpo, (automatismo indipendente dal controllo superiore della corteccia cerebrale).
Poiché le competenze coordinative specifiche hanno impronta individuale (Glasauer 2003) è opportuno costruire e rafforzare il profilo delle risorse individuali. A tale scopo si debbono porre richieste più elevate di quelle poste dalla disciplina e dal ruolo stesso.
Esempio:
- Esercizi di presa, lancio e ricezione e fondamentali tecnici (esempio passaggio alla corda) con diversi compiti supplementari (capriole, salti, rotolamenti, doppie parate in uscita e parate in contromovimento).
- Uno contro uno in maniera continuata in un campo da 15x7 in cui il portiere difende la sua porta ed attacca quella dell’altro portiere (figura 2). Il tutto ponendo vincoli di spazio, pressione temporale e obblighi tecnici.


figura 2

Dunque gli esercizi e i giochi con particolari accenti sulle capacità percettive, implicano contestualmente un forte lavoro sulle capacità coordinative parallelamente allo sviluppo tecnico. Il giovane portiere, come ogni atleta, deve acquisire e stabilizzare un gesto tecnico con la massima precisione possibile per poi saperlo applicare e variare e poi ancora saperlo creare e perfezionare.
Quando a nostro avviso possiamo procedere con richieste altamente specifiche in virtù dei miglioramenti dei nostri portieri, allora si può passare ad una forma superiore di addestramento che richiama tipiche situazioni di gioco in particolari condizioni di pressione. Esercizi che richiedono un superpotenziale coordinativo senza perdere di vista l’aderenza al gioco e alle reali situazioni tipiche di un portiere.
L’eccesso o la carenza delle informazioni generano pressione nella presa di decisione o nell’esecuzione del gesto tecnico, e dunque una pressione particolare per quanto riguarda la rapidità del gesto e la sua precisione dell’esecuzione. Esempio:
Carenza di informazioni
: il portiere si trova al centro di due porticine (A e B). Due palloni al centro velati o nascosti da altri giocatori. Al segnale i due giocatori esterni si staccano per ricevere la palla, che il portiere non vede partire, e solo uno va al tiro. Il portiere dovrà reagire per tempo, percepire i segnali preparatori del giocatore che è pronto per ricevere e calciare e difendere la porticina omolaterale. Il portiere non ha informazioni per anticipare un programma d’azione fino a quando non vede la palla che esce dal velo fatto dai giocatori. Variante: l’altro giocatore che non calcia, riceve successivamente la palla e va in 1 contro 1 dalla parte opposta (figura 3).


figura 3

Eccesso di informazioni: il portiere al centro tra due porticine (figura 4). Di fronte due giocatori (a – b) con due palloni che previo accordo calceranno verso le due porte: il giocatore “b” in 1:1 ed il giocatore “a” con un tiro. Ognuno tira verso la propria porticina omolaterale dando inizio all’azione simultaneamente. Il portiere deve reagire immediatamente: intuire chi va al tiro per pararne il pallone e immediatamente dopo cambiare posizione per uscire in 1:1 con il giocatore opposto.


figura 4

In un sistema globale di allenamento devono essere inseriti degli aspetti metodici dell’allenamento della coordinazione:
- variazione dell’esecuzione del movimento delle tecniche sportive;
- cambiamento delle condizioni esterne;
- combinazioni di abilità motorie;
- aumento delle richieste di precisione;
- massima accelerazione del ritmo dei movimenti;
- variazione della presa d’informazioni (nascondendo la presa di informazioni o con eccessi di informazioni);
- esercitazione in stato di affaticamento;
- esercitazione in condizioni di pressione psichica (rumori o compiti supplementari);
- condizioni di molteplicità di informazioni e creazione di situazioni in cui si debbono prendere decisioni.
Il livello di coordinazione diminuisce con il progredire della esperienza dei giocatori. Questo fenomeno viene spiegato con la limitazione dei mezzi di allenamento utilizzati per perfezionare elementi tecnici già noti e della gamma di esercizi utilizzati per lo sviluppo della coordinazione.
Da tempo è stata riscontrata la necessità che, assolutamente, ogni anno il 15% degli esercizi utilizzati venga sostituito da esercizi nuovi (Ulatowski 1989), in quanto le ricerche hanno dimostrato che solo esercizi nuovi, sconosciuti agli atleti, ne possono sviluppare la coordinazione. Si tratta di indicazioni che non sempre vengono applicate alla prassi (Starosta 2003).

*Docente di Scienze Motorie e Istruttore Giovani calciatori.


Uscite sulle palle alte:

teoria e proposte operative

Una serie di esercitazioni per il miglioramento di un fondamentale che caratterizza sempre più la prestazione del portiere moderno.

L’evoluzione del gioco del calcio, delle strategie offensive con palla in movimento e palla ferma ha determinato una richiesta sempre più pressante nei confronti del portiere soprattutto per quanto riguarda il dominio dello spazio aereo (e non) di fronte a lui.

Le difficoltà che riguardano l’uscita su palle alte sono molteplici,dall’abilità degli attaccanti ai quali contendere il pallone alle difficoltà relative alla pronta lettura delle traiettorie, dalle caratteristiche di colui che calcia alle caratteristiche dei palloni finendo con le interferenze di chi occupa lo spazio davanti a noi (difensori e attaccanti).

Tuttavia la difficoltà più grande in un calcio esasperato come il nostro, soprattutto ad alto livello, è rappresentata dalla difficile scelta di abbandonare la porta e avventurarsi in azioni che spesso risultano rischiose per le situazioni contingenti che si vengono a creare. Il tutto possibilmente senza sbagliare... mai !!!

Di seguito una raccolta di esercitazioni più o meno conosciute sul tema in oggetto.

Non rappresentano cronologicamente una ideale progressione didattica, ma sono proposte operative che potranno essere elaborate secondo i vostri criteri e la vostra filosofia.

La scelta degli esercizi, il numero delle ripetizioni varierà a seconda degli obiettivi tecnici e fisiologici da raggiungere, dal momento all’interno del microciclo e dal contesto generale del lavoro di portieri e squadra.

Nelle esercitazioni (soprattutto quelle che si riferiscono a situazioni che riproducono il modello gara), è molto importante avere un atteggiamento aggressivo nei confronti della palla e della situazione. La presenza di sagome/uomini attivi/passivi (elementi di disturbo) educherà a familiarizzare con le interferenze. Il disturbo può essere causato essenzialmente da due fattori:

• visivo: la corsa e/o la presenza di un giocatore può interferire con la traiettoria della palla, ad es. il taglio di un attaccante che va a a colpire sul primo palo in anticipo con palla invece indirizzata sul secondo palo

• fisico-tattile: la corsa e/o la presenza di un giocatore (difensore o attaccante) può interferire attraverso l’impatto diretto. È fondamentale in questo frangente, arrivare ad intercettare il pallone con il tempo giusto nel punto di maggiore velocità del nostro corpo, punto nel quale potremo esprimere, in caso di contatto, una forza di impatto superiore,

(Forza = Massa X Accelerazione).

 

Foto 1.

Anticipando l’arrivo sulla palla arriveremmo viceversa “scarichi” e vulnerabili nei confronti dell’attaccante che stacca in corsa.

• Fondamentale quindi è la lettura della traiettoria della palla dove per lettura si intendono tutte quelle elaborazioni (valori relativi a velocità della palla, traiettoria, spazio da coprire etc..) che portano all’intercettamento e alla conquista della palla nel punto più alto o comunque anticipando l’azione degli avversari.

 

Foto 2.

 

Capacità coordinative

Nei giovani portieri sarà particolarmente importante lavorare per lo sviluppo delle capacità coordinative ed in particolare:

• capacità di ritmizzazione: permette di trovare i corretti passi di spostamento per arrivare al giusto punto di intercettamento della palla

• capacità di percezione spazio temporale: permette di valutare le distanze, il tempo, il ritmo e le traiettorie di partenza e di arrivo della palla

• capacità di accoppiamento e combinazione: permette di avere una buona coordinazione motoria necessaria ad intercettare correttamente la palla.

Molto importanti poi la capacità di differenziazione muscolare, la capacità di adattamento e trasformazione e soprattutto la capacità di anticipazione motoria.

L’analizzatore ottico è quello più direttamente chiamato in causa ed è coadiuvato da quello cinestetico e vestibolare che permettono al portiere di valutare la posizione del proprio corpo nello spazio, e i vari momenti della traiettoria: partenza, parabola e velocità.

Situazioni gara

Tutti gli esercizi proposti hanno una funzione propedeutica e non avrebbero senso se non si concludessero con una trasposizione degli stessi in un contesto che rispecchi situazioni reali legate alla gara. Non si può prescindere infatti, a conclusione dell’allenamento o di una serie di sedute da una proposta che comprenda tutta quella serie di difficoltà che si riscontrano abitualmente in azioni reali di gioco

vedi Foto 3.

Foto 3.

“L’anticipazione attraverso la capacità di intuire il programma previsto dagli avversari o dai compagni di gioco [...] la misura in cui si riesce ad inserire correttamente l’azione degli avversari, e dei propri compagni di gioco, nel proprio programma d’azione, dipende prevalentemente dalle esperienze che si posseggono e dall’esercizio svolto fino a quel momento. Per anticipare correttamente le azioni degli altri giocatori occorre conoscere quale è la struttura delle esecuzioni dei movimenti che verranno utilizzati, in modo da poterne capire immediatamente lo scopo. Tuttavia non è tanto questione di analisi razionale, quanto di co-esecuzione mentale delle rispettive azioni [...]la cosiddetta intelligenza di gioco si esprime nella rapida comprensione e rielaborazione della situazione di gioco in azioni corrette e fruttuose...” (Kurt Meinel “Teoria del movimento”).

Approccio mentale

L’aspetto mentale di questa fase di gioco è fondamentale e sarà in futuro trattata a parte. Una mia convinzione è che deve prevalere l’approccio positivo a questa situazione di gioco che più di ogni altra caratterizza la grandezza dell’interpretazione del ruolo (coraggio, destrezza, abilità tecniche e capacità fisiche). La predisposizione mentale ad attaccare la palla e soprattutto a non subire la situazione è fondamentale. Temere questa situazione significherebbe attivare tutti quei meccanismi inibitori letali per l’esito finale e ci allontanerebbe da quella posizione di partenza ideale chiamata “rilassamento tonico”, vedi Foto 4.

 

Foto 4.

Esercitazioni

Dal punto di vista operativo sarebbe importante rispettare alcuni criteri:

• Chi effettua il cross deve cambiare posizione e possibilmente effettuare il cross con palla ferma e in movimento, con il piede destro ed il piede sinistro. L’ideale sarebbe far calciare i giocatori più dotati o comunque chi lo fa abitualmente. Un’ottima idea è quella di far calciare i portieri in modo da far diventare l’esercitazione sulle palle alte un’opportunità di accrescimento di altre qualità: nella stessa seduta quindi lavoro sulle palle alte e tecnica con i piedi.

• In tutte le situazioni “reali” far coincidere l’azione difensiva con l’inizio di azioni di attacco .

• Soprattutto con i giovani stimolare e richiedere la partecipazione vocale del portiere “mia!”, “calcia!”, “salta!”.

Preparazione portieri

• Verifica continua e discussione sulla posizione di partenza del portiere rispetto a posizione di palla e attaccanti.

• Verifica continua e discussione sulla sequenza degli appoggi in base agli spostamenti del corpo rispetto alla posizione di partenza e alla palla.

Riscaldamento

Chiamata nome: un quadrato (10 mt X 10 mt), una palla, i portieri corrono liberamente all’interno e si passano la palla con le mani chiamando a voce alta chi la dovrà ricevere. Il ricevente effettuerà una presa alta ad una mano, a due mani, sopra la testa di chi lancia la palla, che disturberà con il proprio corpo lo stacco del compagno. A seconda del numero dei portieri all’interno del quadrato è possibile aumentare la superficie del quadrato stesso ed il numero di palloni.

Basket, esercitazioni varie:

• dai e vai-ricezione per la conclusione a canestro (rimbalzo),

• dai e cambia-ricezione per la conclusione a canestro (rimbalzo),

• terzo tempo e conclusione a canestro,

• tiri liberi da posizioni predefinite,

• gara ai rimbalzi (1 alla conclusione e gli altri equidistanti da canestro si contendono il rimbalzo),

• 1 contro 1, 2 contro 2 etc...

Esercizio n.1

M e P a distanza di 4 mt. Con un pallone. M lascia rimbalzare la palla alla propria sinistra, P raccoglie la palla con un movimento laterale, la restituisce a M che la lancia dalla parte opposta vicino/sopra il proprio corpo per P che effettua la presa alta disturbato da M che lo tocca e lo spinge. Destra e sinistra.

Varianti:

• La prima palla è lanciata radente al suolo.

• La prima palla è lanciata per una presa alta.

• M con due palloni, si accorciano gli spazi e i tempi di esecuzione

Note: esercizio di riscaldamento

Figura 1

Esercizio n. 2

Idem come Esercizio 1 ma la prima palla è calciata alla figura da M. Dopo aver eseguito la presa P restituisce la palla a M che la lancia vicino/sopra il proprio corpo per P che esegue la presa alta disturbato da M che lo tocca lo spinge.

Note: esercizio di riscaldamento

Figura 2

Esercizio n.3

Otto Paletti, P effettua un corsa laterale e va a ricevere la palla in anticipo sul paletto davanti laterale incrociando il passo. La palla è lanciata da M con le mani. Lo stesso cambiando il senso della corsa e compiendo il percorso a ritroso.

Note: curare i passi e la sequenza degli appoggi. Di particolare importanza la traslazione dietro laterale (diagonale dietro); il percorso può essere eseguito senza palla (prime fasi dell’apprendimento)

Figura 3

Esercizio n.4

Circuitino:

• Quattro ostacolini bassi (neri), un ostacolo media altezza (bianco), quattro paletti colorati o sagome con pettorina colorata

• P effettua degli skip tra gli ostacolini bassi, stacca sull’ostacolo di media altezza per la prima presa sulla palla lanciata da M. P restituisce la palla a M che chiama un colore (uno dei quattro paletti) e lancia la palla per la seconda presa sul paletto chiamato.

Varianti:

• Gli skip possono essere eseguiti frontalmente e lateralmente

• I paletti possono essere posizionati in modo diverso e aumentati di numero.

Note: L’obiettivo è acquisire un buon senso del ritmo e sviluppare la capacità di svolgere fluidamente i movimenti da compiere

Figura 4

Esercizio n.5

P si posiziona al centro di un quadrato (lato 7 mt. circa) composto da quattro paletti di colore diverso. Sistemiamo quattro delimitatori colorati (dello stesso colore dei paletti) di fronte a ciascun lato. M si pone dietro ai 4 delimitatori con una palla in mano. M fa rimbalzare la palla sul terreno diversevolte fino al momento in cui colpisce un delimitatore. P che è frontale rispetto a lui esegue una traslazione e si coordinerà per lo stacco senza palla attaccando il paletto del colore corrispondente al delimitatore colpito. M cambia la posizione all’esterno del quadrato.

Varianti:

• M dopo aver colpito il delimitatore colorato chiamerà un colore diverso, costringendo P a modificare il movimento intrapreso in precedenza.

• M ha due palloni in mano, uno viene usato come negli esercizi precedenti, l’altro viene lanciato nei pressi del paletto chiamato per la presa alta.

Note: curare i passi e la sequenza degli appoggi. Di particolare importanza la traslazione dietro laterale (diagonale dietro). È possibile variare la distanza dei paletti e aumentarli

Figura 5

Esercizo n.6

Muri rettangolari 3 mt x 1 mt. M calcia sopra il muro. P effettua l’uscita dopo aver letto la traiettoria della palla. È possibile aggiungere sagome o muri verticali all’interno dell’area di rigore, cioè interferenze. I portieri che non eseguono l’uscita possono muoversi e partecipare passivamente/ attivamente alla situazione (tagli e contatti con il portiere)

Figura 6

Esercizio n.7

Muri rettangolari 3 mt x 1 mt. Suddividere lo spazio davanti alla porta in quattro zone colorate. M calcia sopra il muro. P effettua l’uscita dopo aver letto la traiettoria della palla dichiarando il colore della zona in cui prevede di intercettarla.

Varianti:

• P si posiziona di volta in volta in un rettangolo differente.

• L’area è suddivisa in sei zone colorate o numerate.

Figura 7

Esercizio n.8

Quattro paletti o sagome (disturbo passivo), pettorine colorate. Quando M1 parte per la battuta, M2 (posizionato dalla parte opposta dell’area di rigore rispetto a M1 solleva una pettorina di un colore. P deve chiamare il colore ed eseguire l’uscita. Gli elementi di disturbo possono essere rappresentati da sagome o dai portieri che non eseguono l’esercizio. M2 varia sempre la sua posizione rimanendo quanto possibile in posizione defilata. M1 calcia da diverse posizioni.

Variante:

• M2 solleva una mano ed indica un numero. P chiamerà il numero indicato da M2 ed eseguirà l’uscita.

• Due o tre o quattro attaccanti con pettorina colorata. P, dopo aver indicato il colore/numero, chiamerà ad alta voce il colore della pettorina dell’attaccante sul quale effettuerà l’uscita.

Figura 8

Esercizio n.9

Suddividere lo spazio davanti alla porta in quattro o sei zone numerate. Partecipano i portieri che non eseguono l’uscita in numero di 2,3,4. M calcia la palla. P1, P2 e P3 tagliano verso una delle zone numerate. P esegue l’uscita chiamando il colore dell’attaccante al quale contenderà la palla.

Variante:

P dovrà prima chiamare il numero della zona in cui pensa di intercettare la palla e poi il colore dell’attaccante al quale contenderà la palla stessa

Figura 9

Esercizio n.10

Situazioni di gioco: nella proposta di situazioni legate a reali momenti di gioco dobbiamo ipotizzare azioni da palla ferma e palla in movimento. Per chi eventualmente conosce gli avversari e i loro movimenti (nelle società professionistiche lo studio delle “palle inattive contro” riveste particolare importanza) sarà importante ricreare azioni analoghe. Ottimo sarebbe poter utilizzare attaccanti “veri” (prestati dalla propria squadra) che simulino tagli e aggressioni della palla reali, la presenza di difensori aumenterebbe la veridicità della situazione. Libero spazio alla fantasia per quanto riguarda le esercitazioni ma in linea di massima non far mai mancare:

• Palla in movimento, taglio degli attaccanti sul primo palo, centro-porta e secondo palo.

• Palla da fermo (corner): disturbo fisso sul portiere e attaccanti a saltare partendo da varie posizioni dell’area di rigore.

• Palla da fermo (corner): disturbo sul portiere e attaccanti e difensori posizionati sul primo palo, parabola a rientrare verso la porta.

• Palla da fermo (punizioni laterali): palla a rientrare verso la porta con taglio degli attaccanti in anticipo a partire dal primo palo.

• Palla da fermo (punizioni laterali): palla sul secondo palo per sponda o “ponte” dell’attaccante. Etc...

Gianluca Spinelli

Preparatore Portieri Genoa C.F.C.

Indicazioni per un corretto allenamento del portiere di calcio

RISCALDAMENTO PRE-GARA

 

Il riscaldamento pre-gara è un momento che va gestito con grande attenzione e precisione dal portiere. Infatti, non tanto dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista psicologico, è importante prendere confidenza con l’ambiente circostante, con il pallone, con il terreno di gioco.

Proprio per questi motivi è il portiere a dover scegliere quali esercizi svolgere, con quali tempi di recupero, in quale successione. Scendere in campo convinti delle proprie possibilità e con la tranquillità di chi si sente a posto sia fisicamente che mentalmente è, ovviamente, indispensabile.

 

Qui sotto vi mostro una tipologia di riscaldamento che viene molto spesso utilizzata dai portieri professionisti…potete adattarla alle vostre esigenze!

 

 

Durata:           25 – 30 min

  • Fase 1: riscaldamento con i piedi       4-5 min
    Il portiere esegue una serie di passaggi di piede in tutti i modi (di prima, di seconda, rasoterra, a mezz’altezza, di interno piede e di collo) dettando con il preparatore o con il compagno disposto a  una decina di metri. Questa serie di tocchi va svolta in scioltezza, giusto per concentrarsi e prendere confidenza col pallone  e il terreno.
     

  • Fase 2: riscaldamento fisico               6-7 min 
    Per 5 minuti il portiere inizia a correre a ritmo blando iniziando l’attivazione di tutte le fasce muscolari partendo dagli arti superiori per finire con gli arti inferiori.
    Segue qualche esercizio di stretching.
     

  • Fase 3: esercizi col pallone                 5 min
    Esercizi per la presa, a mezz’altezza, rasoterra, col rimbalzo. Prima centrali, poi con spostamenti laterali, per finire in tuffo.
    Per gli esercizi in tuffo disporre 2 o 4 palloni e svolgere tante parate quanti sono i palloni, alternando il lato destro con quello sinistro, alla massima velocità. Svolgere questi esercizi sia rasoterra, che a mezz’altezza, che con il rimbalzo.
     

  • Fase 4: situazioni di gioco                  10 min
    Il portiere si sistema tra i pali. Il preparatore inizia una serie di cross partendo da un lato e finendo dall’altro eseguendo una mezzaluna lungo tutta l’estensione del campo.
    Segue una serie di tiri in porta, prima “sulla figura” poi sempre più negli angoli, sia partendo da una posizione centrale sia defilati.
     

  • Fase 5: rinvii                                       3 min
    Il portiere svolge 4 o 5 calci di rinvio dal fondo. Qualche calcio anche palla in mano ed anche su qualche retropassaggio simulato dal preparatore.

 

 

 

 

Uscite sulle palle alte

Nel calcio moderno, la prestazione del portiere è sempre più fortemente legata alla capacità di occupare lo spazio aereo di fronte a lui.

Nelle interviste da noi svolte con portieri professionisti, infatti, è emersa la necessità, da parte dei giovani portieri, di saper abbandonare la linea di porta con coraggio e scelta di tempo, per intercettare i cross provenienti dalla trequarti campo e dalle fasce laterali, sia in situazione di palla inattiva che in situazione di palla in movimento.

 

Già il gesto tecnico in sé, quando parliamo di uscite alte, non è semplice. Ma riveste una fondamentale importanza l’atteggiamento mentale con cui si affronta questo tipo di situazione.

Occorre essere aggressivi, nei confronti del pallone, decisi, coraggiosi (sia per abbandonare la porta sia per affrontare il contatto fisico con l’attaccante, se capita).

 

 

Ecco alcune esercitazioni.

 

Innanzitutto, è importante la presenza di sagome/uomini, che abituino il portiere a convivere con le interferenze che possono generalmente essere riassunte in:

  • Disturbi visivi: la corsa/presenza di un attaccante può interferire con la traiettoria del pallone

  • Disturbi fisici-tattili: la corsa/presenza di un attaccante può interferire in modo diretto, mediante contatto fisico. In questo caso è fondamentale intercettare il pallone con il tempo giusto, per arrivare all’impatto con l’avversario con la massima velocità, cosa che consente di non perdere il pallone e di non subire l’impatto passivamente.

Tutti gli esercizi sulle uscite alte, importantissimo, vanno svolti simulando situazioni di gara, quindi con il maggior realismo possibile, sia da parte del preparatore, che da parte del portiere.

Ci riallacciamo quindi al discorso dell’approccio mentale.

Deve sempre prevalere l’approccio positivo, il portiere non deve mai avere paura di uscire, e una volta che decide di farlo deve solo concentrarsi sul pallone e sul modo migliore per agguantarlo. Mai, una volta che si decide di abbandonare la linea di porta, avere ripensamenti o tentennamenti. In questo caso infatti si favorirebbe l’attaccante e anche in caso si riuscisse a prendere il pallone, lo si farebbe fuori tempo o “scarichi”.

Provate: durante una serie di cross provate a eseguire un’uscita ripetendovi che quel pallone è vostro, e successivamente provate a compiere lo stesso gesto con la paura di non arrivare sul pallone. La differenza la sentirete immediatamente. E solo tramite questo tipo di allenamento mentale potrete, in partita, uscire con decisione, non curandovi della presenza dell’attaccante, o delle difficoltà ambientali.

 

 

Durante le esercitazioni, questi sono i criteri fondamentali di lavoro:

  1. chi calcia il pallone (preparatore, giocatori, o ancora meglio i portieri stessi di modo da esercitare il calcio) deve spostarsi lungo la fascia laterale e calciare sia “ad uscire” che “a rientrare”.

  2. Il portiere deve abituarsi a chiamare la palla, e a dare indicazioni ai difensori

  3. il portiere deve imparare a trasformare rapidamente l’azione da difensiva in offensiva, mediante rimessa rapida con le mani o calcio lungo e preciso.

 

E’ consigliabile, durante i cross, che i portieri non impegnati nell’uscita alta svolgano azioni di disturbo sul compagno che sta svolgendo l’esercizio. Inizialmente in modo passivo, poi in modo semi-attivo, per abituarsi al contatto fisico, di cui non bisogna avere paura.

Il portiere deve uscire sempre con il ginocchio a protezione del corpo, ed è molto importante che in fase di preparazione all’uscita, i passi di avvicinamento siano brevi e intensi, simili a uno skip, per permettere di calcolare precisamente la traiettoria, di uscire con decisione e coordinazione, e per essere pronti ad eventuali correzioni, in caso di modifiche della traiettoria del pallone.

Spesso infatti, capita di dover uscire con il sole negli occhi, o con il vento, tutte situazioni che rendono l’uscita ancora più difficile e rischiosa.

 

Il portiere deve rendersi conto che per i difensori, avere un portiere alle spalle che esce con continuità è molto più rassicurante. Ogni uscita è un intervento fondamentale, sui cross laterali infatti il difensore è in difficoltà rispetto all’attaccante.

Pertanto più che mai in questa situazione, vale il detto “se devi sbagliare, sbaglia per fare qualcosa, non per non fare qualcosa”. In un caso estremo, meglio tentare l’uscita, con la possibilità di effettuare un intervento decisivo, anche rischiando di sbagliare, che restare in porta, dove nel 99% dei casi siamo assolutamente impotenti.

 

Il portiere è un ruolo di responsabilità, e l’uscita alta ne è la conferma!

 

 

 

 

Seduta di Forza

 

La seduta di forza solitamente viene svolta o nella seduta del Martedì o in quella del Mercoledì mattina.

Nel calcio attuale è molto importante lavorare sulla forza esplosiva, più che mai quando si parla di un portiere.

L’ideale sarebbe avere a disposizione una palestra dove poter svolgere un lavoro mirato su ogni singolo gruppo muscolare, ma siccome è difficile avere a disposizione gli attrezzi necessari, bisogna trovare un lavoro sostitutivo da effettuare sul campo.

In linea di massima i preparatori dei portieri sostituiscono la seduta in palestra con un lavoro di balzi, sicuramente utile, ma che va svolto con attenzione, per evitare complicazioni alla schiena.

 

Qui sotto proponiamo un esempio di un allenamento tipico del Martedì pomeriggio di una squadra professionistica.

 

Durata: 2h – 2h30’  circa

  • Riscaldamento:
    Prima di una seduta faticosa come quella del Martedì è fondamentale svolgere un riscaldamento lungo ed accurato, per evitare problemi muscolari.
    Quindi si svolge una corsa lenta di 10’ circa, a cui seguono esercizi di mobilizzazione degli arti superiori ed inferiori.
    Meticoloso deve essere anche lo stretching. Tra un esercizio e l’altro è opportuno compiere qualche battuta di skip (alto, medio e basso) e di corsa calciata, per dare elasticità al muscolo e prepararlo definitivamente allo sforzo che si sta per compiere.
     

  • Fase centrale:
    Il preparatore dispone 6-8 ostacoli di media altezza in linea retta. Si compiono 6 serie di balzi “ginocchia al petto”. Al termine di ogni serie, skip sul posto e breve scatto. Si torna di passo e si riparte.
    Terminate le 6 serie, e svolti alcuni esercizi a terra di scarico della colonna vertebrale, si inizia a lavorare sugli addominali. 30 ripetizioni per addominali alti, 15 e 15 per gli obliqui, 30 per gli addominali bassi. Questi esercizi vanno svolti correttamente, per permettere al muscolo di lavorare in profondità…gli addominali sono fondamentali, ricordatelo sempre!

    Il preparatore dispone alternati 4 ostacoli di media altezza e 4 bassi. Il portiere deve eseguire pertanto balzi ginocchia al petto e balzi a gambe tese, a seconda dell’ostacolo da superare.
    Sempre 6 serie, con skip e scatto finale. Medesimi tempi di recupero dell’esercizio precedente.
    Al termine: altri 90 addominali, sempre equamente suddivisi tra parte alta, bassa e laterale.
     
    Il preparatore dispone gli ostacoli nuovamente come nell’esercizio1: il portiere questa volta svolge balzi solo con una gamba. 3 serie con la destra, 3 con la sinistra. Sempre skip e scatto alla fine.
    Soliti 90 addominali.

    Il preparatore dispone 4 ostacoli in modo da formare un quadrato. L’atleta parte fuori dal quadrato stesso, e compie 4 balzi ginocchia al petto consecutivi, passando sempre per il centro. Pertanto, uno centrale, uno a sinistra, uno a destra e uno nuovamente centrale in uscita, cui segue un balzello a gambe tese di scarico e uno scatto di una decina di metri.
    Il tutto ripetuto per 4 volte.

    Recupero di circa 3’, e la parte della seduta di pura forza, senza l’uso del pallone, può ritenersi conclusa.
     

  • Fase di trasformazione:
    Il preparatore deve ora cercare di far applicare il lavoro appena svolto in funzione del gesto tecnico del portiere.
    Pertanto provvede a calciare 6 palloni di seguito e a ritmo piuttosto elevato, alternativamente a destra e a sinistra, inizialmente rasoterra.
    In seguito si svolge una serie effettuando la parata sul punto d’impatto del pallone con il terreno, una afferrando in tuffo il pallone dopo il rimbalzo, e una infine a mezz’altezza, facendo ricorso alle ultime risorse di forza.
     
    Talvolta segue un lavoro con la squadra, ovviamente a discrezione dell’allenatore.
     

  • Fase conclusiva
    Dopo un giro di campo in corsa lenta, il portiere compie 6 allunghi sul lato lungo del terreno di gioco recuperando sul lato corto, per un totale di 3 giri. Nonostante non sia fondamentale come per gli altri giocatori, anche il portiere deve avere una buona resistenza aerobica, per evitare di andare in affanno troppo facilmente.
    10’ di corsa lenta.
     
    Stretching finale, posture…e la meritata doccia!

 

 

 

Introduzione

 

Il ruolo del portiere è un ruolo che per ovvi motivi si distingue da quello di tutti gli altri giocatori che compongono una squadra di calcio, e pertanto necessita di una preparazione fisica e tecnica specifica.

In questa sezione del sito cercheremo di fornirvi alcune indicazioni in merito, derivanti dalla nostra esperienza nel calcio professionistico, pur sapendo che quello che scriviamo deve essere inteso come un consiglio, un’indicazione e niente di più.

Ogni preparatore dei portieri ha le proprie idee, spesso differenti, e talvolta addirittura contrastanti, con i metodi di altri colleghi, per cui non possiamo essere certo noi a mettere tutti d’accordo!

 

In linea di massima, la settimana tipo di un portiere professionista consiste in 6 sedute settimanali così composte:

  • Martedì:
    riscaldamento, lavoro di forza in palestra (o equivalente), trasformazione del lavoro effettuato con esercizi di rapidità eventuale lavoro con la squadra.
     

  • Mercoledì:
    mattina: riscaldamento, lavoro di forza abbinata al gesto tecnico (es. balzi con parata), esercizi tecnici in porta.
    pomeriggio: riscaldamento, lavoro con la squadra (solitamente partitelle a campo ridotto 4vs4, 5vs5).
     

  • Giovedì:
    partita amichevole o a ranghi misti. 
     

  • Venerdì:
    riscaldamento, esercizi specifici (tecnica con i piedi, cross, calci d’angolo, tiri in porta), esercizi conclusivi in rapidità.
     

  • Sabato:
    seduta di rifinitura. Esercizi di rapidità, velocità, reattività. Calci di punizione, rigori.

 

Quindi, come si può notare dallo schema qui sopra, la settimana inizia con carichi di lavoro pesanti, raggiunge il picco con la doppia seduta del mercoledì e, con l’avvicinarsi della partita, il lavoro di forza viene sostituito da esercizi rapidi che vanno svolti alla massima velocità.

E’ chiaro che un portiere dilettante non può seguire questa tabella di marcia, ma ipotizzando un ritmo di 3 sedute settimanali, il lavoro “pesante” andrebbe concentrato nella prima seduta, raggiungendo tranquillamente un limite lattacido (quindi con il muscolo in fatica), sfruttando poi il successivo giorno libero per riposare.

Nella seconda seduta si dovrebbe iniziare a trasformare i carichi dell’allenamento precedente in rapidità, anche mediante esercitazioni tecniche specifiche (quelle del Venerdì del professionista per intenderci).

Nell’ultima seduta pre - gara ci si può concentrare su esercizi di rapidità, sui calci di punizione, sui rigori.

Ovviamente da non trascurare un accurato lavoro di stretching, prima e dopo ogni seduta, e almeno 200 – 300 addominali ad allenamento.

 

 

 

 

 

 

Articoli tecnici sul ruolo del portiere in formato PDF
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  27.  Tecnica e Calcio - Abilità da Portiere
  28.  Test per ragazzi da 8 a 12 anni - 1a parte

 


 

 

Bibliografia

“Le uscite alte”

Di Claudio Filippi

Quaderni del calcio

Il Nuovo Calcio

“Capacità coordinative, approccio e impostazione per le palle alte”

Di Claudio Rapacioli

Allenatore.net 03-11-2003

http://www.noiportieridicalcio.it