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Fabio G. Mori
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

dal "Notiziario del Settore Tecnico"
 
Ridiamo importanza al palleggio
di
Gianni Leali


Quando esistevano i N.A.G.C., cioè i cosiddetti Nuclei di Addestramento per Giovani Calciatori che altro non erano che delle piccole scuole di calcio dappri­ma organizzate e condotte direttamente dal Settore Tecnico della FI.G.C. e successivamente dalle socie­tà calcistiche con la supervisione del Settore Tecnico tramite i suoi istruttori regionali, al palleggio veniva attribuita grande importanza.

Sono ancora presenti nella mia mente le immagini veramente strabilianti dei tanti bambini, di età compresa tra i 10 e i 14 anni, che, a Coverciano, in occasione del Trofeo N.A.G.C., riuscivano a mantenere tranquillamente il pallone in volo, senza cioè farlo cadere per terra, per molti minuti. Qualcuno addirittura per oltre un'ora.

Ciò ovviamente era possibile in virtù di un addestramento specifico, cui sistematicamente venivano assoggettati quei bambini dai loro istruttori. Addestramento che, in verità, in molti casi era talmente esasperato da occupare la maggior parte del tempo di ogni seduta di allenamento e da risultare così finalizzato più al­la formazione del "giocoliere" che non del giocatore di calcio vero e proprio.

Fu questo il motivo che spinse il Settore Tecnico, dopo alcune edizioni del Trofeo N.A.G.C., a ridurre a 5 minuti la durata massima raggiungibile nell'apposita prova di palleggio.

Verso la fine degli anni '70 i N.A.G.C. furono aboliti e differenti procedure didattiche e una diversa impostazione programmatica furono introdotte nella formazione tecnica dei giovani calciatori. A prescindere dal problema - già da noi ampiamente trattato in precedenti articoli del Notiziario - di quale sia il metodo più razionale ed efficace dell'insegnamento della tecnica calcistica, se quello basato, sin dall'inizio del processo di addestramento dei giovani calciatori, soprattutto sulla ripetizione di situazioni di gioco simili a quelle che si verificano in gara o quello più tradizionale (dei N.A.G.C.) che considera come condizione prioritaria per l'addestramento della tecnica applicata la perfetta assimilazione ed esecuzione dei cosiddetti "fondamentali" in forma pres­soché stereotipata ed isolata dagli altri fattori del gioco (tattici e di condizione fisica), sta di fatto che oggigiorno, a differenza del passato, vediamo sempre meno in allenamento bambini impegnati per svariati minuti in esercitazioni di palleggio. Si ha l'impressione, in altri termini, di essere passati da un'epoca in cui all'abilità di palleggio veniva attribuita molta importanza ad un'altra di scarsa considerazione e quindi di scarsa attività addestrativa di questo gesto tecnico.

Forse, anzi sicuramente, non era giusto costringere in ogni seduta di allenamento i bambini ad estenuanti esercitazioni di palleggio con l'obiettivo primario di aumentare sempre più in termini di durata la loro capacità di mantenere il pallone in volo, ma trascurare o sottovalutare quasi del tutto tale abilità ci sembra altrettanto sbagliato.

È con il palleggio, infatti, che l'allievo può acquisire ed affinare quella "sensibilità del pallone" senza la quale ogni altro elemento tecnico come il tiro, lo stop, la guida del pallone, il colpo di testa, ecc. non può essere eseguito con la necessaria disinvoltura. Il palleggio non è fine a se stesso. Esso serve al perfezionamento di ogni altro movimento di gioco, migliora il controllo del proprio corpo, affina la capacità di equilibrio e di ritmizzazione. Palleggiare con i piedi, alternando l'uso del destro e del sinistro, abitua a contrarre e decontrarre i muscoli interessati in modo appropriato ed economico.

Inoltre l'accusa che la tendenza al palleggio prolungato rappresenti una condannabile forma di esibizionismo, dannosa al futuro inserimento in un gioco di squadra, non ha senso nei confronti del giovane, per sua natura individualista ed egocentrico.

Il fanciullo è sensibile a tutto ciò che è appariscente ed eccitante (ed il palleggio lo è) e vi si dedica volentieri, specialmente se si accorge che non è difficile diventare un buon palleggiatore. Progredendo nel palleggio egli acquista fiducia in se stesso e nei propri mezzi e comincia a considerare il pallone un amico sempre pronto ad obbedirgli e a fare tutto ciò che lui vuole. All'inizio era esattamente il contrario. Il pallone raramente gli obbediva e lo costringeva a rincorrerlo continuamente e a seguire i suoi capricci.

In ogni seduta di allenamento, qualunque sia l'elemento tecnico su cui l'istruttore vorrà maggiormente insistere in quel giorno, si dovranno perciò sempre dedicare alcuni minuti agli esercizi di palleggio, di cui esiste una serie molto vasta dai più semplici (come il palleggio con la coscia) a quelli più complessi di mantenere il pallone in volo colpendolo con il piede, con la coscia, con la testa secondo un ordine prestabilito. L'istruttore dovrà limitarsi a dare le principali indicazioni, quindi le inevitabili correzioni. Salvo casi particolari, è preferibile che il ragazzo impari da sé, per tentativi. Con gli atleti più piccoli si consiglia di iniziare l'addestramento al palleggio con una palla di gomma e con scarpe di tela. L'apprendimento della sensibilità di "tocco" e del controllo della palla è infatti agevolato dall'uso di una palla più leggera e di morbide scarpette di tela. Ogni forma di rigidità e di forza deve esse­re eliminata. Il pallone deve essere trattato con delicatezza, come se fosse un oggetto fragile e da adoperare con la massima cura. In conclusione, ridiano gli istruttori di giovani calciatori importanza e il giusto spazio alle esercitazioni di palleggio, considerino l'acquisizione dell'abilità in tale gesto un obiettivo didattico im­portante da perseguire fin dai primi passi calcistici e per tutto il periodo evolutivo in quanto il controllo del pallone non è fine a se stesso, ma serve ad una sempre migliore esecuzione di tutti i movimenti inerenti il contatto uomo-palla, cioè della tecnica "vera" del football che deve rappresentare l'obiettivo primario e fon­damentale di tutta la preparazione giovanile.

Ecco una serie di esercizi di palleggio.

Palleggi con la coscia.
a) con l'una e l'altra gamba, senza un ordine prestabilito
b) alternativamente con una gamba e con l'altra ad ogni colpo 
c) alternando due colpi consecutivi con una gamba e due con l'altra.

Palleggi con il dorso del piede.
a) solo piede destro o solo piede sinistro
b) con entrambi i piedi, senza un ordine prestabilito
c) alternando i piedi ad ogni colpo o dopo due o tre colpi
d) in modo che il pallone non voli più in alto dell'altezza delle gi-nocchia
e) in modo che il pallone voli oltre l'altezza delle ginocchia fino a quella della testa
f) da seduti, alternativamente con il piede destro e sinistro g) camminando in avanti, all'indietro, lateralmente, a slalom.

Palleggi di piede e di coscia.
a) alternativamente, a piacere
b) alternativamente secondo un ordine prestabilito. Esempio piede destro, piede sinistro, coscia destra, coscia sinistra, far rimbalzare il pallone sul terreno e riprendere a palleggiare con lo stesso ordine.

Palleggi di testa al muro.
Molto efficaci per acquisire sensibilità nella zona centrale della fronte che è la parte più usata nel gioco di testa. Possono essere eseguiti spostandosi lateralmente lungo la parete o il muro.

Palleggi di testa sul posto o in leggero avanzamento.

Palleggi di testa a due.  
Non appena la serie di palleggi diviene fluida gli allievi potranno, durante l'esercizio, avvicinarsi ed allontanarsi.

 

 

Palleggi di testa a tre in fila con colpo all'indietro 

 

Palleggi di testa a tre in triangolo.  

 

Palleggi di testa con colpo all'indietro a gruppi di quattro.  

 

Palleggi liberi di piede, di coscia e di testa.
Palleggi di piede, di coscia e di testa secondo un ordine prestabilito.
Palleggiare con i piedi, mandare il pallone sopra la testa all'indietro e girandosi velocemente, senza che il pallone tocchi terra, riprendere a palleggiare.